L’architetto e la prospettiva della casalinga

Il ponte della Costituzione è ancora per tutti il “ponte di Calatrava”. A quasi tre anni non dall’inaugurazione (che non c’è mai stata) ma dall’apertura, è ancora tarpato e infastidito dalle impalcature dell’ovovia, inutile monumento al politically correct che si rivelerà l’ennesima occasione che il comune di Venezia non si è lasciata sfuggire per buttar via dei soldi pubblici. Con tutto ciò il ponte è, nel mio modestissimo parere, un’opera non solo molto bella, ma anche estremamente utile ed intelligentemente posizionata.
Non per nulla, infatti, quando negli anni ’30 del Novecento si diede mano in simultanea alla ricostruzione della stazione ferroviaria e alla realizzazione di piazzale Roma, si pensò di spostare qui dagli Scalzi il ponte sul Canal Grande, che sarebbe stato molto più utile a far da collegamento fra terminal automobilistico e terminal ferroviario. Invece l’affare stazione andò molto per le lunghe (quella che vediamo è stata completata nel ’55 o giù di lì) e nel momento in cui si rese indifferibile la sostituzione del ponte ottocentesco di ferro, visto che la riva era completamente intasata dal cantiere si decise di ricostruirlo dove stava, ma in pietra. Checché molti veneziani autonominatisi Proto di San Marco dicessero quando la struttura di ferro di Calatrava fu messa in opera, il ponte qui è molto più sensato che davanti agli Scalzi: offre un collegamento diretto fra le aree est e ovest della città e risparmia l’inutile e involuto giro attorno ai giardini Papadopoli.
Con la sua curva estremamente elegante, le testate in pietra bianca e la struttura in ferro verniciato di rosso, il ponte è indubbiamente l’oggetto architettonico più significativo dell’intera area. Nei primi mesi di apertura il comune si comportò con lui come facevano le mamme una volta, quando davano la cera in salotto: vigili urbani a fare la guardia, cartelli minatori che vietavano il passaggio a carretti e trolley e una infinità di altri divieti tanto inutili quanto ridicoli. Naturalmente tutto questo è finito abbastanza presto e oggi, come si sa, persino i cretini in automobile sono riusciti a salirci sopra.
Invece che con questi provvedimenti, architetto e amministratori avrebbero dovuto in altra maniera adottare un punto di vista da giudiziosa casalinga. Osservando il ponte da vicino, infatti, si vede abbastanza chiaramente come sia l’uno che gli altri non si siano mai posti il problema di come alcune soluzioni progettuali a loro tempo sventagliate come innovative ed esteticamente all’avanguardia avrebbero comportato alti costi di manutenzione e un precoce degrado del ponte. Cominciamo da sotto: la struttura a dorso di dinosauro in ferro dipinto di rosso fa un bellissimo effetto quando si passa sulla fondamenta, peccato che il colore brillante faccia risaltare impietosamente lo sporco che in questi due anni si è depositato e le colature che arrivano dai gradini e dai parapetti. Se è così dopo due anni, come sarà fra dieci? Naturalmente, le testate in pietra sono una irresistibile calamita per i cretini muniti di pennarello, ai quali suggerirei volentieri una collocazione alternativa per questi oggetti.
Altra notazione da casalinga: i parapetti in vetro sono bellissimi ed è una sensazione incredibile salire e scendere la lunga curva del ponte potendo vedere di qua e di là il Canal Grande e il traffico di barche e vaporetti. Però le mamme le finestre periodicamente le puliscono e mi viene da dire che l’amministratore che a suo tempo ha dato l’ok a questa idea avrebbe dovuto pensare che anche questi vetri avrebbero dovuto essere lavati. Dalle foto non si capisce molto bene, ma a passarci oggi è abbastanza deprimente vedere le lastre di vetro impolverate e insozzate di schizzi, colature e adesivi appiccicati dalla solita inesorabile manica di imbecilli.
Il più dolente dei punti dolenti è però quello dei gradini. Nelle prime settimane, i giornali sembravano bollettini di guerra e riportavano quotidianamente la lista dei contusi e dei fratturati. Molti ridevano ma il problema non è da poco: le alzate bassissime, le pedate a dimensione variabile e la sommità leggermente arcuata consentono al ponte di avere la linea snella che ha, ma sono tutto fuorché ergonomiche. Nella sostanza, se non tieni gli occhi piantati a terra stai pur certo che a terra ci sbatti il muso. Nei primi giorni, poi, la carneficina era totale perché una delle principali idee di Calatrava si è rivelata un fallimento: i gradini di vetro con l’illuminazione da sotto avranno anche creato un’atmosfera magica ma chi passava sul ponte era non solo abbagliato dalla luce, ma perdeva completamente la percezione dei gradini. Col buio e i fari accesi sotto i piedi sembravamo tutti zombie e non è stato un caso che dopo tre giorni le luci sono state definitivamente spente, rinunciando così a uno degli effetti più pubblicizzati da stampa e amministrazione. Ma c’è un altro problema: gli inevitabili assestamenti della struttura portano alla periodica rottura delle lastre di vetro dei gradini. Le prime sono state sostituite ma poi il loro costo altissimo ha portato al ripiego di orribili toppe metalliche, che assieme alle macchie nere dei chewing-gum buttati a terra dai soliti eterni imbecilli (e anche qui potrei suggerire un posto più consono dove metterli) danno una generale impressione di trasandatezza.
Insomma, ci sono ancora grandi architetti ma forse ogni tanto un punto di vista più terra-terra, proprio da casalinga che deve tenere in ordine il proprio salotto, non farebbe male.

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5 risposte a L’architetto e la prospettiva della casalinga

  1. marcoboh ha detto:

    a parte calatrava, pure quei geni che, qui a roma, hanno fatto la parete delle fermate del tram sulla casilina coi cristalli (antisfondamento, però) ora se le ritrovano coperte di manifesti. così lo scopo, che era quello di smaterializzare l’impatto dato che davanti c’è il mausoleo di sant’elena, è stato completamente vanificato. ma magari sarà stata un’imposizione di qualche solerte funzionario della sovrintendenza: che sicuramente mai è tornato a vedere il risultato a distanza di tempo.

    • winckelmann ha detto:

      dott. marcoboh, constato che questo suo è il 1000mo commento su questo blog. la insignisco quindi dell’onorificenza del winckelmannino d’oro; quando può passi pure a ritirare l’elmo da cerimonia.

      • marcoboh ha detto:

        mammamia… altro che la stasi! qua ci contano pure i respiri 🙂
        in ogni caso, vincere un elmo da cerimonia (sia pure della ddr buonanima) è stato il sogno di tutta una vita. passo a ritirarlo immantinente!

  2. PaoloVE ha detto:

    … e adesso, ispirata dal molto onorevole winkelmann una grandinata di novità sul ponte:

    http://tinyurl.com/calatrava-1

    http://tinyurl.com/calatrava-2 (che palle il ponte di calatrava!)

    Circola anche voce che il recente terremoto in veneto sia stato originato dal movimento (di cui nel primo link) delle placche tettoniche causato dal ponte, ma non è ancora sicuro…

    🙂

    Ciao

    Paolo

  3. Pingback: Auguri da panda a panda | winckelmann in venedig

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