Se la gallina muore

La signora arriva mentre sto dando indicazioni a un americano che non sa quale vaporetto deve prendere. Mi lascia finire e poi mi chiede qualcosa a sua volta; rotto il ghiaccio, passa dall’inglese a un buon italiano: lei è veneziano? Dico di si per farla semplice e la signora pare non aspettasse altro: è olandese, col marito è una fedelissima affezionata della città e da molto tempo tornano qua regolarmente, al più tardi ogni due anni.
Però, mi dice, ogni volta la delusione è un po’ più forte: la città soffoca, i prezzi sono spaventosi, la qualità di alberghi e ristoranti sempre più bassa. Questa volta alloggiamo a San Marcuola, mi dice, con quel che paghiamo nemmeno un po’ di frutta a colazione, nemmeno un tè è stato possibile avere. E’ un peccato, era così bella questa città ma adesso non la riconosco più.
Non lo dica a me, cara signora. Sapesse cosa vuol dire viverci in questa ressa perenne, in questa palude di souvenir, gelati, pizze al taglio e pessimi ristoranti potendosi ricordare di quando ancora era una città, con negozi normali per gente normale, con un inverno senza turisti, con le trattorie vere, con un giorno pieno di gente e una notte vuota, che potevi passeggiare per ore e arrivare fino a San Marco e avere la piazza a tua disposizione.
Quanto potrà ancora essere tirata questa corda? Nessuno pare chiederselo: il mercante sa guardare avanti, il bottegaio no. Ha l’occhio fisso sul borsellino, sugli euro che arrivano adesso e subito e non gli frega del domani. Ammazza la gallina dalle uova d’oro per cavarle la pepita dalla pancia, ma è talmente stupido da non accorgersi che se la gallina è morta domani non ci saranno altre uova.

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3 risposte a Se la gallina muore

  1. alberto ha detto:

    Purtroppo l’ottusità miope mi sembra molto diffusa di questi tempi.

  2. marcoboh ha detto:

    da mercanti a bottegai… l’involuzione di un popolo che fu grande.

  3. Leggendo questo email, mi rendo sempre piùù conto che apparteniamo ad una categoria minoritaria, forse in estinzione. I commenti più diffusi che ho sentito al Tg dopo la notte bianca della cultura a Venezia sottolineavano che è una città che di notte non vive, che ci vogliono più iniziative per animare la notte.

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