Il drago come metafora

Mentre là fuori infuriano ancora polemiche e discussioni attorno alle quasi quotidiane trovatine del sindaco (niente più che cortine fumogene pompate con furbizia per nascondere al colto e all’inclita che sotto il vestito non c’è proprio niente), io ho iniziato una possente operazione di riordino di sportelli e cassetti di casa mia, che all’apparenza è così ordinata ma che in ogni anfratto cela pacchi e pacchi di carte di ogni tipo. Perché io, d’istinto, sarei purtroppo uno di quelli che non butta mai niente.
E così, assieme alle imponenti quantità di cose inutili che prendono la strada della raccolta differenziata, spunta ogni tanto qualcosa che magari a suo tempo avevo cercato a lungo, come questa fotografia, da me scattata sicuramente nel 1980:

RM027006

Immagino che molti che hanno consuetudine con Venezia riconosceranno il drago murato alla base del campanile mozzato della chiesa di Santa Margherita, allora ridotta a magazzino e oggi auditorium di Ca’ Foscari. Il drago è il principale degli attributi di Santa Margherita di Antiochia, che incarcerata come cristiana dopo aver respinto le avances  di un prefetto, fu visitata in cella dal Demonio nelle sembianze di un drago, che la inghiottì. Ma armata della croce, Santa Margherita gli squarciò il ventre e se ne uscì di nuovo all’aperto, vittoriosa. Povero drago.
Ho già fatto un post mesi fa su questo rilievo, e fu proprio allora la volta che cercai questa fotografia senza trovarla. E così possiamo adesso fare il confronto con lo stato di questa scultura trentacinque anni dopo:

20150209_160348

Bianca e splendente, ma anche spaventosamente mutilata, probabilmente dal passaggio di qualche vandalo con un pitale al posto del cervello. Non è cosa nuova, è così da anni, però il confronto fra le due fotografie mi fa una certa impressione. Anche perché è un po’ una metafora di quello che sta succedendo a questa città, splendido tesoro nelle mani delle orde di Attila.

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3 risposte a Il drago come metafora

  1. Lilo ha detto:

    Anche se oggi, dovendomi recare in Querini Stampalia attraversando sotto la pioggia l’ingorgo di comitive e ombrelli dietro a San Marco, ho sentito anch’io un rigurgito antituristico, mi sento in dovere di precisare che non è detto che la scultura sia danneggiata per un diretto intervento umano. Purtroppo le condizioni ambientali di Venezia, tra umidità, sali e inquinamento atmosferico sono da sole deleterie per i materiali lapidei, che arrivano a cambiare composizione chimica e a sgretolarsi dall’interno anche senza eccessivi stimoli meccanici, che comunque non aiutano. Insomma, non è detto – anche se ovviamente è possibile – che il degrado del drago a Santa Margherita sia opera di un genio come quello che si era attaccato alla mano del Nettuno a Firenze, per quanto ne so dalla mia infarinatura di chimica del restauro potrebbe essere bastato molto molto meno…

    • Winckelmann ha detto:

      Certamente, e in giro si vedono moltissimi esempi di sculture e bassorilievi letteralmente consumati da inquinamento e salsedine. In questo caso però l’impressione è che la pietra sia stata proprio spaccata, e per questo ho ipotizzato l’intervento di un vandalo come quello che tempo fa ha preso a martellate il bassorilievo vicino a San Pietro di Castello. Lì si trattava di uno squilibrato, qui chissà. In passato non ho vissuto a Venezia per alcuni anni e ho visto questo disastro al mio ritorno: non so se quando è successo se ne è parlato e se ne sono scoperte le cause. In ogni caso, si tratta comunque di una piccola tessera nel grande mosaico del generale sfacelo di questa città.

  2. Isidoro ha detto:

    Ma le cose nel resto d’Italia non vanno molto meglio: a Pisa ben tre chiese medioevali importanti o addirittura importantissime ( la chiesa dei cavalieri! ) sono chiuse perché pericolanti o in parte già crollate. Anche la sede storica dell’Università è chiusa da anni, in seguito ad una piccola scossa di terremoto.

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