Il clarinetto

Questo clarinetto ha una storia, una lunga storia di cui solo io ormai conosco qualche disarticolato passaggio. Ma siccome è una storia della mia famiglia e siccome tutti quelli che potevano raccontarla se ne sono andati e io resto, ho paura, l’unico che ancora ne sa qualcosa, penso che sia necessario che in qualche modo, anche se non c’è niente di meno eterno di un blog, io la fissi da qualche parte, almeno per un po’.
Il protagonista è il fratello maggiore di mio nonno paterno. Nati entrambi prima della fine dell’Ottocento, nonno e zio vivevano in una famiglia poverissima e trascorsero l’infanzia e l’adolescenza lavorando in una fornace di mattoni, che anche io da bambino feci in tempo a vedere.
A un certo momento, in un anno imprecisato non so neppure se prima o dopo la prima guerra mondiale, il fratello di mio nonno parte e se ne va in Svizzera, a Zurigo. Sa fare il falegname e quello fa. Sa anche fare un’altra cosa: suona il clarinetto in una banda musicale. Non so come abbia imparato, probabilmente da qualche altro suonatore di banda che ha tirato su il ragazzino più con l’esempio che con qualsiasi tipo di metodo didattico. Immagino anche che a Zurigo il giovane falegname non pensi a riprendere l’attività musicale, salvo che un giorno, non so in che circostanza, conosce un altro italiano che vive là. Non è proprio un poveretto come lui: si chiama Edmondo Allegra, un vercellese più o meno suo coetaneo (è nato nel 1889) dal 1916 primo clarinetto dell’orchestra della Tonhalle di Zurigo. Al di là dell’incarico prestigioso che ricopre, Allegra è una figura importante: è amico di Ferruccio Busoni, che scrive per lui il Concertino op. 48 e l’Elegia per clarinetto e orchestra, e di Igor Stravinski, di cui esegue in prima assoluta i Tre pezzi per clarinetto solo e l’Histoire du soldat.
Bene, i due si conoscono e (ve la vendo come io l’ho sempre sentita raccontare) lo zio si lascia scappare la confidenza che anche lui suona il clarinetto. Allegra si offre di dargli qualche lezione e lo invita a casa sua. Il giorno stabilito lo zio si presenta, una cameriera apre la porta e lo accompagna in un salotto dove Allegra sta studiando. Lo zio, posso immaginare, per la prima volta nella sua vita sente come veramente si suona: si ferma sulla porta pochi secondi, poi si gira e se ne va. Allegra interrompe lo studio, lo richiama e lo zio, da buon romagnolo, gli risponde: “a’ vagh’ a’ ca’ c’al brus!”, vado a casa a bruciarlo. Il clarinetto, naturalmente. Insomma, per farla breve Allegra lo ferma, lo fa suonare e si offre di fargli da insegnante. Lo zio di stoffa doveva averne, se non solo diventò un clarinettista professionista, ma quando nel 1925 Allegra lasciò la Tonhalle per passare come primo clarinetto alla Boston Symphony Orchestra, indovinate chi prese il suo posto? Lui.
Rimase alla Tonhalle per una trentina d’anni, fino al pensionamento negli anni Cinquanta quando tornò in Italia. Conobbe anche lui Busoni, suonò sotto la direzione di Richard Strauss e fece tournée. Purtroppo, di tutti questi anni resta soltanto il clarinetto e una pila di spartiti, su alcuni dei quali sta la dedica affettuosa del maestro Allegra. Di una scatola di fotografie che ricordo benissimo di aver guardato da ragazzino e nella quale lo zio appariva in orchestra, in formazioni da camera e sulla nave che lo portava chissà dove, di quella scatola si sono completamente perse le tracce. Io lo ricordo vecchio e un po’ maniaco: si era riallestito un laboratorio da falegname dove faceva un po’ di tutto, riempiva un armadio in casa con le veline delle arance meticolosamente stirate, costruiva aquiloni a noi bambini usando canne e carta incollata con acqua e farina. Morì che io avevo sette anni.
Al ritorno in Italia ebbe alcuni allievi, ma purtroppo nella Romagna degli anni Cinquanta clarinetto voleva dire ballo liscio e così, appena si accorgeva dove miravano gli interessi dei pupilli, trovava il modo di mandarli via. Uno solo ne tirò su fino alla fine degli studi, e come Allegra non aveva mai voluto un centesimo da lui, così lui non volle mai un centesimo da questo ragazzo, che poi si diplomò e divenne primo clarinetto in una importante orchestra italiana e professore in Conservatorio. E che per sdebitarsi a sua volta, insegnò a suonare il clarinetto a mio padre.
Questa è la storia del clarinetto che ho tirato fuori e rimontato per scattare la foto qui sopra, e che è già tornato a dormire nella sua coperta di carta bianca, nel mobile del mio soggiorno, sulla pila di spartiti su alcuni dei quali si legge l’elegante calligrafia del maestro Allegra.

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13 risposte a Il clarinetto

  1. pani ha detto:

    bella storia. Ma adesso dovresti provare a suonarlo tu.

  2. sid ha detto:

    bè. questa è proprio una storia che meritava di essere letta e scritta. grazie 🙂

  3. marcoboh ha detto:

    bellissima questa storia. chissà, povero clarinetto, se non lo suoni tu che fine farà..

  4. Naaaa, lui suona solo quel piffero barocco che fu tanto ambito da un coniglio.

  5. Rosa ha detto:

    Che bella storia…

  6. LUCA ha detto:

    ma che bellissima storia! Grazie!!!!

  7. Fanny ha detto:

    Sono molto interessata de vostro articolo e mi piacerebbe prendere contatto con voi perché Edmondo ALLEGRA é il mio bisnonno e sono in ricerca di informazioni per quanto lo riguarda. Non parlo bene Italiano, ma spero que comprenderete cio que scrivo…
    Con molti ringraziamenti.

  8. Bernabé Alonso-Fariñas ha detto:

    Dear Sir,
    I was looking for information about of Edmond Allegra, the clarinetist, and I have found your story. Could I ask you about the content of the scores that you cite? Do you have another kind of papers relative to him?
    Thank you very much.
    Waiting for your news,
    Bernabé Alonso-Fariñas, Ph.D.

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