Un rifugio sicuro

Sabato mattina, tutto all’improvviso il sole picchia e il caldo si fa sentire mentre la folla del fine settimana (vale a dire quella già asfissiante degli altri giorni aumentata di un buon terzo) già intasa ogni calle, ogni riva, ogni ponte, alla faccia di quelli che ancora credono al refrain che la soluzione del problema sta semplicemente nello “spalmare” i ciabattanti anche nelle zone “meno frequentate” della città. Ce ne fossero.
Mi faccio largo nella casbah, rompo le uova nel paniere a decine di fotografi che hanno scelto di mettere in posa le morose proprio nei punti di più scomodo passaggio, mi lascio trasportare (non c’è altra soluzione) dalla transumanza di incanottierati in infradito, faccio la gimkana fra i plateatici, supero banchi di verdurai convertiti al limoncello e alla pasta multicolore, edicole coperte di souvenir “tutto a un euro”, installazioni pseudobiennaliche di pelletteria cinese, spacci di “real Murano glass made in Italy”. I punti nei quali le calli si fanno più strette sono gli stessi dove il transumante sente più irresistibile l’impulso di camminare a quattro per quattro, o di fermarsi davanti a qualche imperdibile vetrina di carabattole.
Intrepido proseguo, urto qualche spalla e forse pesto qualche alluce ma metro dopo metro mi avvicino alla meta.

Se esiste un rifugio sicuro dall’invasione degli ultracorpi del turismo di oggi, questo è sicuramente un museo. Palazzo Grimani è uno dei posti più belli del mondo ma questa era la situazione sabato in tarda mattinata, quando fuori, anche in cortile e persino al piano di sotto, che ospita l’ennesima biennalata, ci si scannava per un decimetro quadrato di spazio.

Tolto il personale, non ricordo di aver incontrato più di quattro visitatori nell’ora e mezza della mia permanenza. Se anche fa bene alla salute godere di un po’ di tranquillità in mezzo a questa perenne bolgia, è triste vedere nella più totale solitudine la Nuda di Giorgione, misero resto di ciò che furono gli affreschi che decoravano il Fontego dei Tedeschi oggi trasformato in superbottega di lusso con terrazza panoramica.
Un po’ meglio andavano le cose la domenica precedente a Ca’ Pesaro, dove peraltro il personale del piano nobile aveva il suo daffare a tenere a bada manipoli di studenti in gita, totalmente incustoditi da chi avrebbe dovuto occuparsi di loro e convinti che non ci sia alcun male ad avvinghiarsi a un Rodin per farsi un selfie un po’ fuori del comune.
Sono questi i nostri tempi tristanzuoli, meglio vederne il lato positivo e godere del fatto che è ancora possibile trovare un angolo al riparo dalla pazza folla. Almeno fino a quando non decideranno di chiuderlo (già ci hanno provato) o di trasformarlo in supermercato o in albergo. Il Laocoonte non sarebbe forse una perfetta testata per un letto molto chic?

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5 risposte a Un rifugio sicuro

  1. ausdemspielberg ha detto:

    E’ bello venire a spasso per Venezia con Lei, Cavaliere. Giuro che quando ha finalmente varcato la porta del museo ho tirato un fiato.

  2. Paola C. ha detto:

    Io ci lavoro in un museo a Londra, faccio la gallery assistant. Qui la gente abbonda, ma non sempre per le giuste ragioni. La gente (non parlo di turisti) qui viene al museo perche’ in UK i musei sono (ancora) gratuiti – un luogo coperto d’inverno, aria condizionata d’estate e nel caso del museo in cui lavoro, un bel giardino interno con fontana decorativa divenuta presto una sorta di piscina in cui i bambini sguazzano in costume da bagno. La gente viene, usa il bagno e il bar, vede le mostre temporanee (per cui si deve pagare il biglietto) e occasionalmente lancia uno sguardo semi-distratto alle magnifiche collezioni in display. Chi vuole ammirare le collezioni cerca di veniere la mattina presto, per rubare un paio d’ore di pace quando il museo e’ quieto e la moltitudine sta ancora facendo colazione o le scolaresche . Spesso mi e’ capitato di lavorare in sale semivuote perche’ era una bella giornata e tutti erano fuori in giardino e quelli che erano dentro si avvinghiavano alle statue (anche da noi ci sono molti Rodin) per soddisfare lo sport nazionale dei selfies… A volte rimpiango i tempi in cui al museo ci sia andava per ammirare l’arte… 😉

    • Winckelmann ha detto:

      In teoria i musei con ingresso gratuito sarebbero (sono) una gran cosa, ma solo a patto che gli utenti abbiano consapevolezza e rispetto per il luogo. Con questi, è bellissimo anche usare il museo come punto di ritrovo per un appuntamento o come sosta per ripararsi dalla pioggia o godere di mezzora di aria condizionata. Molto meglio farlo qui che non in un centro commerciale. Purtroppo sappiamo che consapevolezza e rispetto sono stati progressivamente cancellati da un abbrutimento culturale ormai evidente e universalmente diffuso, grazie al quale, ad esempio, otto persone su dieci considerano “normale” sedersi per terra a Venezia trasformando la strada in luogo per picnic o, appunto, fare di un museo un contenitore di supporti per graziosi autoscatti da postare su facebook.

  3. ReAnto ha detto:

    Grazie del post ….bello …Vanno tutti negli stessi posti , musei , località etc etc per poi postare il selfie con il David di Michelangelo che fa fichi , poi nessuno va a Orsanmichele ..per fare un parallelo 😉 Ciao , Antonio

  4. Pingback: Virgawards n° 15 : per pensare. (Letture interessanti) – Virginiamanda

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