Penne fucsia e caramelle

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Dei molti candidati alla poltrona di sindaco, Luigi Brugnaro era evidentemente l’unico in grado di avvicinarsi col proprio investimento in campagna elettorale al massimale di spesa fissato dalla legge in 336.839 euro, pari a 125.000 più 211.839, corrispondenti questi ultimi a un euro per ogni avente diritto al voto.
Alla fine al limite ci è quasi arrivato perché il totale del rendiconto presentato, come la legge prescrive, alla Corte d’Appello è di 315.590 euro e settantacinque centesimi.
Una significativa botta di sghei, se vogliamo paragonarla ai settemila euro che sono stati l’elemosina del PD a Casson, probabilmente il misero fondo cassa rimasto dopo che il PD medesimo ne ha buttati nel cesso quattrocentomila per finanziare Alessandra Moretti alle regionali: un affarone vista la bella figura che la suddetta ha poi fatto.
Brugnaro, né di destra né di sinistra,  di finanziamenti dichiara di non averne presi e sicuramente ci ha messo molto del suo. Quello che lascia un po’ così, nel suo rendiconto, è il dettaglio delle spese, che fa nascere il sospetto che la vittoria elettorale abbia provocato ai suoi ragionieri qualche fastidiosa amnesia.
La spesa dei 315.590 euro e settantacinque centesimi è attentamente rendicontata, dai quasi trentottomila pagati alla concessionaria della pubblicità del Gazzettino fino ai 753 e quattordici centesimi spesi in caramelle e ai 644 investiti in una partita di penne fucsia, non una delle quali, ahimè, è transitata fra le mie mani. Ne avrei fatto un prezioso cimelio.
Il problema è che tu leggi questa lista, ci trovi Facebook, le tv e le radio locali e cose così, le penne e le caramelle e ti chiedi: va bene, ma a parte il fatto che non trovo i milioni di palloncini fucsia che in ogni dove han fatto corona al candidato, degno companatico di penne e caramelle, dove stanno le sedi elettorali aperte a destra e a manca dal Lido a Zelarino? L’affitto per un mese di un grande negozio nel centralissimo Campo San Tomà e quelli di una palazzina di tre piani a due passi da piazza Ferretto a Mestre e di tutte le altre location dove stanno? Evidentemente, non può essere altrimenti, nei quasi 73.000 euro di spese forfettarie non dettagliate, anche se mi pare che si tratti di una voce di spesa un po’ importante per essere esclusa dal rendiconto, di sicuro più importante di penne e caramelle. Però non può stare che lì, assieme agli spritz e alle grigliate offerti in pantagrueliche quantità al colto pubblico e all’inclita plebe, assieme ai rimorchiatori addobbati di fucsia per la processione sul canale Vittorio Emanuele, assieme ai cantanti scritturati per serate, ai figuranti in tenuta da gondoliere sul palco a San Tomà, al personale in divisa che presidiava le manifestazioni, tutte cose che nel rendiconto non appaiono.
Tutto starebbe, quindi, nel cono d’ombra dei 73.000 euro forfettari anche se, naturalmente, nel mondo reale costerebbe assai di più. Un di più che, poiché la matematica non è un’opinione, farebbe di sicuro sforare il massimale di legge cui il totale dichiarato si è pericolosamente avvicinato. Ma a Venezia, si sa, i proprietari di immobili in zone prestigiose sono particolarmente votati alla causa del bene comune e immagino che come un solo uomo avranno risposto entusiasti alla richiesta di praticare affitti al limite del simbolico. Così come figuranti, hostess e crew-men avranno fuor di ogni dubbio rinunciato ad ogni compenso pur di godere da protagonisti del trionfo del proprio candidato.
Il mondo è molto migliore di quanto ce lo figuriamo, così pieno di anime belle. Peccato che a rovinare la festa ci siano i venditori di penne fucsia e caramelle, venali e indifferenti alla causa.
Probabilmente comunisti, avidi sabotatori.

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2 risposte a Penne fucsia e caramelle

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Honi soit qui mal y pense.

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