Perché Winckelmann non voterà Brugnaro

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A quest’ora della sera è difficile fare discorsi organici, quindi accontentiamoci di poche rime, e sparse.
Luigi Brugnaro è quello che un anno fa tentò il colpo di acquistare dal Demanio l’isola di Poveglia, offrendo una cifra con la quale a Venezia si compra un appartamento, e nemmeno di gran lusso. A suo dire, avrebbe voluto farci un centro di ricerca sui disturbi alimentari; a dire di altri, una beauty farm. Respinta l’offerta come incongrua, ha presentato ricorso al TAR, pronto a ritirarlo (dice) quando sarà sindaco.
Luigi Brugnaro ha ricevuto in concessione dal Comune di Venezia, con un contratto stipulato il 16 novembre 2009, la Scuola Grande della Misericordia, un imponente edificio cinquecentesco attribuito a Jacopo Sansovino. La concessione è gratuita e ha una durata di 42 anni e 20 giorni: 2 anni e 20 giorni la durata ipotizzata dei lavori di restauro che il concessionario si impegnava a realizzare, i restanti 40 di utilizzo. Dalla firma del contratto alla primavera 2015 sono passati circa 5 anni e mezzo, nel corso dei quali nessun lavoro è stato intrapreso mentre l’edificio è stato ampiamente utilizzato per eventi quali matrimoni, feste private, eventi aziendali e altre amenità dalle quali il concessionario, senza spendere una lira, ha tratto certamente consistenti profitti. Per purissima coincidenza, i lavori di restauro sono iniziati proprio con la campagna elettorale di Brugnaro e per ancor più purissima coincidenza la Scuola restaurata verrà inaugurata venerdì prossimo, due giorni prima del ballottaggio. Un mago questo imprenditore, che realizza in tre o quattro mesi lavori per i quali lui stesso aveva previsto due anni.
Luigi Brugnaro ha acquistato una vasta area sulla gronda lagunare, proprio a fianco dell’imbocco del ponte della Libertà che collega Venezia alla terraferma, vincolata dall’attuale piano regolatore alla trasformazione in verde pubblico attrezzato. Un mese prima di scendere in campo come candidato alla poltrona, Brugnaro ha presentato una richiesta di cambio di destinazione d’uso per la realizzazione nell’area dei Pili di un terminal automobilistico con servizi e negozi, più un palazzetto dello sport. Di qua del ponte Venezia, di là Brugnaropoli.
Vent’anni di Berlusconianesimo mi hanno irrimediabilmente segnato, ma io non sono disposto a dare fiducia a nessuno che si muove con questa grazia. Supponiamo che vinca, come gestirà il suo ruolo di concessionario della Misericordia (non sono bruscolini, si parla di un affare da 8 milioni di euro) e contemporaneamente quello di sindaco, ovvero come potrà essere allo stesso tempo il controllato e il controllore?
Supponiamo che vinca: potrà contare su un consiglio comunale dalla maggioranza bulgara avendo rifiutato ogni apparentamento e gestito le alleanze del dopo-primo turno con una desolante spartizione di poltrone fra i suoi, la Zaccariotto e i leghisti di Bellati. Chi mi garantisce che davvero ritirerà il progetto dei Pili e non approfitterà invece della sua posizione di forza per impormi il suo centro commerciale sulle barene?
Luigi Brugnaro cavalca l’onda dei delusi e parla all’intestino crasso della gente: non è né di destra né di sinistra, è contro il Contorta ma a favore delle navi, si bacia con Zaia ma il suo idolo è Renzi, ghe piase el pan ma anca ea poenta, el spriss col bitter ma anca queo co l’aperol.
No grazie, non mi fido di chi mi dà tutti i segnali di voler governare la cosa pubblica pensando in primis al proprio portafoglio, di chi si sbandiera come il nuovo che avanza mettendo in campo allo stesso tempo le più desolanti strategie di quella politica di cui finge di essere l’antitesi.
E soprattutto non voto chi usa la campagna elettorale per dirmi che vuole le navi e il ritorno di Pierre Cardin con la sua torre e allo stesso tempo non mi dà risposte su questioni che uno che vuol fare il sindaco di Venezia dovrebbe ritenere primarie, spopolamento, turismo e casa prima di tutte. Mi dispiace, architetto Brugnaro: non ho dubbi sul fatto che lei sia un grande imprenditore ma cosa pubblica e impresa privata sono pianeti diversi che tali devono restare. Così come resteranno distinti, oso sperare, il suo mondo fucsia e il mio, di qualunque colore esso sia.

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8 risposte a Perché Winckelmann non voterà Brugnaro

  1. Yvonne ha detto:

    Good luck, Venice!

  2. Renza ha detto:

    Non voto a Venezia. Nel caso, se avessi avuto qualche dubbio, la tua sintesi dettagliata e illuminante, mi avrebbe sciolto le incertezze. Spero che i dubbiosi e gli ingenui ( o interessati? ) “sicuri” ti leggano. En attendant i risultati…

  3. Gianni ha detto:

    Si può essere d’accordo sull’incipit ma dopo un ventennio disastroso sotto tutti i punti di vista non sarebbe ora di provare una alternativa? Non vedo altre possibilità al momento.

  4. Concordo con Gianni, e soprattutto vedo molto distintamente il pazzesco buco di bilancio, un’offesa da punire a frustate (virtuali, per carità, che con tutti i buonisti che circolano di questi tempi è meglio precisarlo).

  5. Alessandra ha detto:

    Tutte le sue ipotesi di perché non vota Brugnaro sono legittime ma al condizionale, mentre non spiega i motivi per votare o non votare Casson, e lì il condizionale non è possibile, ovvero non si può votare Casson supportato da un PD che ha governato amministrativamente e politicamente la nostra città portandola al fallimento e svuotandola di ogni contenuto culturale, morale e fisico.
    Se dovesse, malauguratamente per la nostra città, vincere Casson, tutti i gruppi di potere sarebbero salvi e finalmente liberi dalla paura concreta di perdere il loro scagno veneziano e si ricomincerebbe con la stessa visione ottusa di tornaconto, anche solo di potere personale, dimenticandosi totalmente dell’obiettivo del bene della res publica convinti di essere i depositari dell’unica verità è della cultura veneziana, patrimonio impedito a chi non la pensa come loro.
    I centri di potere veneziano amano talmente la città e il bene dei loro abitanti che sapendo il fallimento a cui hanno coscientemente portato la macchina amministrativa della città, e molti di loro sapendo di essere bruciati in città si sono candidati, per fortuna fallendo, in regione e gli altri, sotto ordine di partito si sono nascosti, non troppo bene, dietro l idea di nuovo del giudice Casson salvo poi da lunedì, se dovesse vincere, saltar fuori da dietro le quinte.
    Alessandra, una dipendente comunale della Direzione Attività culturali e Turismo, i cui uffici veneziani, svuotati di quasi ogni competenza, sono stati relegati al Tronchetto, sopra i magazzini scambiatori, deserte del Mercato ittico veneziano.

    Oggi io voterò Brugnaro perché rispetto a Casson rappresenta comunque l’ultima speranza di cambiamento.

    • Winckelmann ha detto:

      Alessandra, i motivi per cui voterò Casson li ho spiegati in un altro post immediatamente successivo a questo, che spero lei abbia visto.
      In ogni caso, che dirle? Dopo aver sentito la risposta sulla cultura data da Brugnaro giovedì scorso al Goldoni posso solo augurare a lei, a me e a tutti noi che i suoi uffici non finiscano a Zelarino assieme all’orchestra della Fenice, o peggio ancora (visto che l’unico concetto al proposito che il candidato è riuscito ad articolare in forma compiuta è stato “lo sport è cultura”) che lei e i suoi colleghi non veniate dirottati alle biglietterie del nuovo palasport ai Pili, a incassar ingressi per la Reyer.
      Ho perfettamente davanti agli occhi il disastro attuale di Venezia e non minimizzo (anzi) le responsabilità delle ultime amministrazioni, ma “l’obiettivo del bene della res publica” in Brugnaro e nei suoi proprio non ce lo vedo. Sarebbe uno scappar dalla padella per finire nella brace.

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