Non votare, e perché?

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Nel primo turno di queste ultime elezioni comunali, per ogni dieci aventi diritto quattro sono rimasti a casa. Io ho la testa parecchio dura e deve essere per questo che non riesco a trovarci un motivo che stia in piedi. Provo a spiegarmi: sono capricorno e quindi non tocco nemmeno i massimi sistemi, a me mi si confà il restare terra terra.
Ci sono quelli che la mettono come un gesto di protesta. Contro chi non si sa, visto che chi non vota non inficia nulla, semplicemente evapora e lascia la sua fettina di potere, per quanto minima, nelle mani di chi deciderà al posto suo con tutto il diritto di scegliere diversamente da quanto egli vorrebbe. La protesta è un diritto sacrosanto ma diventa produttiva se la si esercita in altro modo: se ho da recriminare contro l’ACTV e protesto smettendo di prendere il vaporetto, forse che a qualcuno gliene frega?
Ci sono quelli che la mettono come una espressione di sfiducia, tanto sono tutti uguali. E allora? Se è vero che sono tutti da buttare, non è forse esercitando la tua, seppur minima, fettina di potere che assieme ad altri che la pensano come te hai la possibilità di trovarne qualcuno di nuovo? Se veramente pensi che quelli che ci sono non vanno, non ritieni che standotene a casa non fai che premiarli e lasciarli in un posto che secondo te non meritano?
Ci sono quelli che dicono che la politica non gli interessa. Già, perché loro non vivono in una città, in una regione, in una nazione, non usufruiscono di servizi, non godono di diritti, non cercano casa, non cercano lavoro, non hanno mai bisogno della sanità, non si interessano dell’ambiente, non frequentano musei né biblioteche, non hanno rapporti col commercio, non parcheggiano la macchina, non gli scappa la pipì quando sono per strada. Sono tanti Piccoli Imperatori chiusi ciascuno nella propria Città Proibita, nell’eterna e immobile contemplazione dell’assoluto. Beati loro, anche se io personalmente mi farei due palle così.
Insomma, se mi siedo al ristorante il cameriere mi chiede se voglio pollo o lasagne e io gli rispondo. Sono lì, pago e decido cosa voglio mangiare. Adesso invece sono qui, ci vivo e pago le tasse e ho un ruolo nel decidere chi mi dovrà amministrare. Devo scegliere fra pollo e lasagne. Vincerò, perderò, non lo so ma la mia tessera nel mosaico finale l’avrò messa. E questa sola mi darà il diritto, comunque vada, di lamentarmi e piantar grane e fare massa alla prossima occasione perché chi ha mal servito se ne vada. Chiamarmi fuori nel momento in cui devo dire la mia comporta una cosa sola: che poi, comunque vada, sto muto e me la prendo in saccoccia.

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4 risposte a Non votare, e perché?

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Gentile Signore,
    uno dei nonni della mia famiglia, socialista e analfabeta, il giorno delle elezioni mise la croce sul simbolo del suo partito. All’uscita dalla cabina, i fascisti gli aprirono la scheda e lo scortarono a casa a furia di pugni e calci. Era il 6 aprile 1924. Emilio, così si chiamava, rimase quindici giorni fra la vita e la morte. Era la persona più umile e mite del mondo.
    In sua memoria, a qualsiasi elezione o referendum io sia chiamato, partecipo convintamente.
    E se proprio non trovo nessuno da votare, annullo la scheda.
    Ma il diritto al voto, quello no, non lo schifo e non me lo faccio scippare.
    La prego di aggiungere anche questa alle sue razionali, convincenti e piene di passione ragioni per non rinunciare a quel sacrosanto diritto.

  2. Anifares ha detto:

    Io voto eccome!!!

  3. gabrilu ha detto:

    Il non andare a votare è cosa che proprio non sono mai riuscita a concepire. Ci sono andata sempre, anche quando mi sono trovata di fronte a scelte allucinanti, a dilemmi tipo il dilemma del prigoniero…

    Perchè votare? Per quanto mi riguarda, i miei granitici motivi sono i seguenti tutti egualmente importanti (cambiando l’ordine il prodotto non mi cambia):

    – perchè, come giustamente ha ricordato il Signore Dello Spielberg, c’è stata gente che s’è fatta ammazzare, per consentire a noi di esercitare questo diritto-dovere. Sputarci sopra è come sputare su quei morti.
    – perchè non andare a votare rende solo più facile a chi invece a votare ci va, decidere al posto mio. Perchè qualcuno verrà comunque eletto, e non mi fa piacere sapere che poi sarò governata da un tipo/una tipa che magari ha ottenuto dieci voti in tutto.
    Invece voto e mi assumo la responsabilità anche di accorgermi, in seguito, di avere magari fatto la scelta sbagliata. Ma almeno mi sono fatta male da sola.
    – perchè non dimentico mai la foto di Anna Banti (che com’è noto era un cerbero e non certo una mammoletta ) mentre esce dal seggio elettorale in lacrime, commossa perchè non solo si votava, ma anche perchè per la prima volta potevano votare anche le donne.

  4. Marco Boccaccio ha detto:

    anche io ho sempre votato, e voterò ancora, e anche se in quel dato momento non esiste un partito che mi rappresenta, voto, e magari annullerò la scheda.
    a votare si va.

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