Come frenare l’invasione?

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L’ennesimo tilt da invasione turistica che Venezia ha subìto col ponte del primo maggio ha riportato a galla i soliti discorsi e fra questi ancora una volta la proposta di “regolare” l’accesso a Piazza San Marco con un biglietto d’entrata. Fautore, questa volta, il sottosegretario all’Economia Baretta, che con questa uscita si aggrega d’autorità al gruppo sempre più nutrito di coloro che farebbero bene a riflettere prima di dare aria alle tonsille. Perché? Per almeno due motivi.
Il primo è che chiudere la piazza sarebbe un inutile palliativo, un po’ di scena per dare a credere di aver trovato una soluzione e preso un provvedimento. La qualità del turismo veneziano, non lo scopro certo io, è negli anni precipitata e alla maggior parte dei componenti le mandrie che assaltano la città, che San Marco ci sia o non ci sia non frega proprio nulla. Verrebbero lo stesso, tutti, a guardare le vetrine, a mangiare kebab, a comprare maschere e vetri cinesi e a stendersi per terra in qualunque altro punto della città. Tutte cose che peraltro già fanno.
Il secondo è che trovo eticamente abominevole l’idea di chiudere e rendere accessibile a pagamento un pezzo di città. Non mi importa che io, in quanto residente, avrei libero accesso ovunque: è il principio che mi fa inorridire perché significherebbe decretare definitivamente che Venezia è l’appendice lagunare di Gardaland.
Ci sono cose che potrebbero e dovrebbero essere fatte per affrontare alla radice il problema di questo turismo. Provo a elencarne tre che secondo me dovrebbero essere i primi provvedimenti da mettere in atto per dare uno stop all’aspetto più incontrollato delle invasioni, mettendo però in testa a tutto un concetto che ritengo debba essere ben chiaro: quello del sovraffollamento turistico è un problema che riguarda tutta la città e non solo San Marco, ed è un problema che esiste perché per anni, accecati dalla miope prospettiva di fare soldi e farli subito, gli amministratori e buona parte dei veneziani hanno lavorato sodo per richiamare in città quanta più gente potevano, senza alcuna considerazione né dei limiti naturali di ricezione posti dalla città stessa e dalla sua morfologia, né del fatto che questo stravolgimento in senso turistico avrebbe modificato nella sostanza il suo volto e la vita di chi ci vive. Adesso che la frittata è fatta, cosa si può fare? Io comincerei da qui:
Regolare l’accesso via mare di comitive. Per molta parte dell’anno, Venezia è presa quotidianamente d’assalto da trasporti organizzati di turisti giornalieri, che arrivano dalla terraferma in pullman e via acqua in motonave o lancione da Fusina, dalle località marine vicine (Jesolo, Cavallino) e lontane, persino dalla riviera romagnola. Basta passare in certe ore sulla Riva dregli Schiavoni per rendersi conto della quantità di gente che scende dalle varie motonavi Patrizia, Pirata o Giuditta. Oltre a questi ci sono gli abusivi, che scaricano le loro comitive in posti appartati come San Giobbe (quanti ne ho visti passando col vaporetto) e ben lontani da San Marco. Ora, se e come questo traffico sia regolamentato io non lo so, ma di sicuro così non va. Se c’è un regolamento questo va completamente rivisto e reso molto più restrittivo, se una normativa non c’è allora va fatta, imponendo un numero massimo di arrivi giornalieri e la programmazione mediante un sistema di prenotazioni.
Regolare l’accesso via pullman di comitive. Nessuno sembra essersene accorto, ma oltre alle gite scolastiche, che da sempre hanno Venezia come meta privilegiata, esiste un business floridissimo di organizzazione di gite in giornata a Venezia, gestito da una quantità imprecisata di agenzie turistiche, non solo italiane. Fino nei luoghi di vacanza della Baviera meridionale trovate manifesti che pubblicizzano regolari pulmanate in partenza per Venezia, andata e ritorno in giornata. Per questi trasporti vale il discorso fatto sopra: devono essere regolamentati e limitati, le gite arrivano a Venezia se prenotate, altrimenti si distribuiscano tra Padova, Verona, Vicenza o Treviso, che sono tanto belle comunque.
Regolare l’accesso automobilistico privato. Per quanto ne so, la chiusura del ponte automobilistico è oggi un provvedimento di ultimissima ratio, riservato a quei momenti nei quali la situazione si rivela vicina al collasso totale. Non dovrebbe essere così: Venezia dovrebbe essere raggiungibile sempre da autobus di linea e tram, e da quel traffico automobilistico privato di veneziani e di gente che per motivi familiari o di lavoro ha necessità di raggiungere la città. E allora si predisponga e si pubblicizzi col dovuto anticipo un calendario di chiusure preventive e precauzionali (nei ponti, nei fine settimana estivi), in occasione delle quali avranno accesso a Piazzale Roma solo le auto che hanno a disposizione un posto macchina (già da anni sono attivi nei garage sistemi di prenotazione via internet). E si mettano sulle strade di accesso a Venezia – Romea, autostrade, Triestina – display che avvisano a debita distanza che quel giorno Venezia è out e che è meglio tornare indietro o cambiare meta. Forse la mia fiducia nell’umano raziocinio è eccessiva, ma credo che un provvedimento di questo tipo dovrebbe costituire un deterrente abbastanza serio almeno per quanti decidono di unirsi alle greggi turistiche per la gita fuori porta del primo maggio o di quel giorno di luglio col cielo coperto che non si può andare in spiaggia.
Chiaramente questa non è la panacea per risolvere il problema dell’insostenibilità del turismo veneziano, però credo che sarebbe un buon inizio. Al quale andrebbero collegati altri interventi a più ampio raggio, a cominciare da quello, importantissimo, del blocco della capacità ricettiva della città. Che non può più reggere l’apertura di nuovi alberghi e la conversione in B&B e case d’affitto turistico di sempre nuove fette del patrimonio immobiliare e abitativo.
Chiudo riportando una conversazione da me udita pochi giorni fa, fra un turista (T) e un veneziano (V), giusto per dare a chi non ce l’ha un’idea di quali profonde motivazioni muovono moltissimi di questi moderni pellegrini.
Luogo: Piazzale Roma
[T] – scusi, per San Marco?
[V] – (lo mette sulla strada e gli dà le indicazioni che chiunque di noi gli avrebbe dato)
[T] – grazie… è San Marco il posto bello, quello che bisogna vedere, vero?
[V] – (perplesso) beh, si…
[T] – ah bene. E dopo c’è qualcos’altro che vale la pena?

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3 risposte a Come frenare l’invasione?

  1. Isidoro ha detto:

    Be, nel dialogo col tusita c vedo un embrione di soluzione: basta creare una specie di tonnara, un percorso obbligato che li porti da piazzale Roma fino a piazza san Marco e ritorno….

  2. ausdemspielberg ha detto:

    Signore, sono entusiasticamente d’accordo con lei e, per quanto mi riguarda, non disdegnerei di averla come assessore al turismo. In quel caso potrei persino…

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