I teatri perduti di Venezia: il San Cassiano

Quando Venezia era una città, era una città di teatri. Erano ovunque, quelli per l’opera e quelli per la commedia, per la farsa e persino per i burattini, alcuni costosissimi, accessibili solo a un pubblico molto selezionato, altri a buon mercato, per fare cassa.
Quasi nessuno di loro sopravvive oggi, e se anche ogni tanto succede che lo sguardo corre su un nisio’eto che ricorda un’antica presenza, pochi sanno di cosa si tratta e tirano dritto.
Prendiamo campo San Cassian, non lontano dalla Pescheria e dal mercato di Rialto:

20150401_182836Ecco, questo è il campo e sulla destra c’è la chiesa che gli dà il nome. Una chiesa senza facciata, che mostra il fianco e il retro con il campanile, lungo il quale corre una calle, questa:20150401_182829Imboccando questa calle e percorrendola verso il Canal Grande, laggiù in fondo, si trova sulla sinistra una Calle de ca’ Michiel. Imboccando questa, si troverà poi sulla destra una nuova calle uguale a un milione di altre, con un nisio’eto anche un po’ in frantumi ma di storica importanza:
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Calle del teatro vechio c’è scritto, fidatevi. Bene, forse non tutti sanno che in questo posto è successa una cosa che ha fatto la storia del teatro. Qui sorgeva infatti il teatro Tron (dal nome della nobile famiglia che ne era proprietaria) di San Cassiano, eretto nel Cinquecento e poi ricostruito nel secolo successivo. Qui, una sera del 1637 si rappresentò L’Andromeda di Francesco Manelli o Mannelli, musico e cantante di origine laziale che si era da poco trasferito a Venezia. Non era la prima opera che scriveva e rappresentava, ma quella volta ebbe un’idea: invece di cercare le grazie di qualche principe o cardinale che rappresentasse il lavoro nel proprio palazzo, prese in concessione un teatro e lo aprì al pubblico in cambio dell’acquisto di un biglietto d’ingresso. Quella sera del 1637, a Venezia, nacque il teatro d’opera moderno, gestito da un impresario e pensato per un pubblico pagante, dai gusti certamente meno raffinati di quelli di dame e cavalieri di una corte, ma anche un enorme stimolo per compositori, librettisti e scenografi a creare spettacoli sempre più avvincenti e coinvolgenti, con trame sempre più complesse, decine di personaggi e un apparato scenico che doveva soprattutto incutere meraviglia. In questa piccola calle, insomma, è nato il teatro moderno e se dell’Andromeda di Mannelli non resta credo che il libretto, chi ha bisogno di un piccolo brivido in più può pensare che sempre qui, appena quattro anni dopo, fu rappresentato per la prima volta un capolavoro che ancora oggi vediamo sulle nostre scene, Il ritorno di Ulisse in patria del divino Claudio Monteverdi. Pensiamoci quando l’occhio cade su quello scrostato nisio’eto.

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2 risposte a I teatri perduti di Venezia: il San Cassiano

  1. Marco Perini ha detto:

    Consiglio ti tener presente che altre fonti segnalano che il teatro sorto in questa corte è in realtà il “teatro vecchio” fondato da Alvise Michiel (v. calle di ca’ Michiel) e chiuso alla fine dello stesso secolo. Il “teatro nuovo” di San Cassian fu fondato dalla famiglia Tron poco distante ove ora si trova il giardino di palazzo Albrizzi, collegati fra loro da un ponticello che scavalca il rio di S.Cassian.

    • Winckelmann ha detto:

      Non lo sapevo, grazie dell’indicazione. Questa calle mi fu fatta conoscere moltissimi anni fa da un amico appassionato d’opera e di storia veneziana e non ho mai messo in dubbio la versione che mi aveva dato della storia. Ma naturalmente le ricerche vanno avanti e la conoscenza progredisce.

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