Sotto gli affreschi, le mozzarelle

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Era chiuso da un po’ d’anni dopo essere stato utilizzato per un periodo abbastanza lungo come spazio per la didattica dall’Università di Ca’ Foscari. Ma io lo ricordo ancora prima, nella triste fase finale della sua carriera come luogo destinato agli spettacoli, quando era uno dei due o tre cinema a luci rosse di Venezia.
Eppure l’edificio, ignorato da tutte le guide turistiche e, per quanto io sappia, da tutta o quasi la bibliografia sulla Venezia novecentesca, è pregevole e ha una sua storia che ho conosciuto solo n questi giorni. Fu fatto costruire nel 1916 dall’allora giovane imprenditore Giovanni Scarabellin con l’intento di dare un luogo di divertimento e svago ai giovani di Cannaregio, senza costringerli a doversi spostare fino al centro, cioè a San Marco.
Questa scatoletta neogotica tutta trafori e ferri battuti fu cinema e teatro e, ho letto, ci si fece anche l’opera.
E fra poco sarà un supermercato, un altro, almeno il quarto in un asse di poche centinaia di metri che parte da Piazzale Roma, a cinque minuti da qui. L’edificio è di proprietà di una società in qualche modo legata alla famiglia Coin e in questo momento è sottoposto a lavori preliminari a questo suo cambio di destinazione così volgare e improprio. Non so, come nessuno credo, quale sia la situazione di autorizzazioni comunali e nulla osta della soprintendenza. Seguendo il gruppo Facebook che si è costituito a salvezza dell’edificio mi pare di aver capito che la cosa è stata preparata in comune con la consueta attenta cura a dire le cose a metà e a far sì che non se ne sapesse troppo in giro.
Gli abitanti di Venezia sono sempre meno (qui gli ultimi dati pubblicati: sia Murano sia la Giudecca sono ormai più popolosi del sestiere di San Marco) ma questa non è certo cosa che preoccupa gli imprenditori del supermercato ad ogni angolo. Naturalmente anche questi sono pensati per i turisti, che spaventati dai ristoranti mediamente mediocri e sempre carissimi e dai bar mediamente indecorosi e pure cari, hanno imparato che una busta di mortadella e un pacchetto di pane da toast ti danno quell’aria di casa e quella convenienza che anche in viaggio non guasta mai.
Prima ancora di farci il grande regalo di nominare la soprintendente Codello a Roma e togliercela quindi da Palazzo Ducale, il Ministro Franceschini aveva emanato una direttiva per la salvaguardia delle antiche sale cinematografiche. C’è una petizione on line che si appella a questo documento per chiedere al ministro un intervento diretto per bloccare questa ennesima marchetta. Dovrebbe essere superfluo dire che è per primo il Codice dei Beni Culturali che stabilisce che un bene tutelato (e questo lo è) non può essere sottoposto a usi impropri. Ma non è veramente impossibile che qualche fantasioso amalgama di politici e funzionari riesca a dimostrare che non c’è nulla di incompatibile fra l’essere una bomboniera neogotica e l’ospitare carrelli e frigoriferi pieni di yoghurt e mozzarelle. Dove sta il problema?

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2 risposte a Sotto gli affreschi, le mozzarelle

  1. marcoboh ha detto:

    Domanda retorica, ovviamente.
    Si aggiunga che dare del mediocre all’attuale ministro è sopravvalutarne di molto le qualità e la competenza.

  2. maria ha detto:

    Un amico che lo ha frequentato spesso quando studiava a Ca’ Foscari mi ha riferito che la situazione degli interni già all’epoca era stata molto snaturata, per adattarlo alle esigenze della funzione ospitata. Il punto principale però mi sembra un altro, e cioè che l’ennesimo supermercato in quella posizione (a pensarci bene, solo dieci metri dall’ingresso di un altro) significa continuare a togliere spazi alla città per regalarli al peggior turismo. Un edificio storico chiuso da anni che viene trasformato in un supermercato a Sant’Elena o a Sant’Alvise a mio avviso sarebbe una questione totalmente diversa.

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