Il burnout del contribuente

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Questa è veramente la repubblica delle banane. Sette, o forse otto, appuntamenti al caaf mi ci sono voluti l’anno scorso per riuscire a capire cosa dovevo pagare di tasse (Irpef, Imu, Tasi e tutte le loro stramaledettissime sorelle), la maggior parte dei quali dovuti al fatto che i comuni che mi richiedevano il pagamento erano più criptici di un papiro del Mar Morto nel comunicare che c***o volevano da me. Credevo alla fine di avercela fatta, ma a quanto pare, vedi lettera qui sopra, appartengo comunque alla schiera degli evasori.
Riassumo telegraficamente per chi non ha balle di leggersi le due pagine in burocratese. Assieme all’IMU, non ho versato al comune di cui sopra una tassa di scopo che – apprendo ora – era stata istituita per costruire una scuola. Ciò era stato, mi dicono, ampiamente pubblicizzato a mezzo stampa locale: già, peccato che in un comune che è sostanzialmente una località turistica per la quasi totalità dei proprietari di abitazioni la stampa locale non è quella del comune stesso. Si rendono conto che l’informazione dei residenti fuori comune è risultata manchevole, ma è evidente che comunque la colpa è mia perché è noto che oltre a servirsi di un professionista per determinare l’importo delle tasse da pagare quel sorcio malefico che è il cittadino deve premurarsi prima di pagare di contattare l’ufficio competente per essere completamente sicuro di pagare tutto il dovuto.
Cosa che naturalmente il mio CAAF ha fatto, così come il commercialista di mia sorella (residente in Lombardia e anche lei nota evasoressa fiscale), senza ricevere alcuna informazione in merito a questo balzello. Sarà che forse il comune è stato a questo proposito un tantino opaco?
O non sarà anche che con questi chiari di luna il comune di Cesenatico ha messo a bilancio preventivo non solo le entrate da tassa di scopo ma anche quelle delle more che adesso ci toccherà pagare a tutti?

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4 risposte a Il burnout del contribuente

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Il comune nel quale risiedo, unico fra i tanti limitrofi, continua a farmi pagare la COSAP, vulgo la tassa per il passo carraio.
    Come contropartita, se qualche maleducato dovesse parcheggiare davanti alla mia rimessa, potrei chiamare i vigili urbani e fargli comminare una salata sanzione oltre a fargli rimuovere l’auto con il carro attrezzi.
    Uso il condizionale perche’ l’unico screanzato che ci ha provato alle 21,00 toppando contemporaneamente la mia e l’autorimessa del mio vicino se ne e’ andato indenne alle 24,00 mentre noi s’aspettava ancora i vigili.
    In compenso io ho preso due multe per aver sostato, il tempo di scaricare la spesa, davanti al mio portone e la tassa aumenta un pochino tutti gli anni, con l’unico scopo, ritengo, di sostentare il concessionario addetto alla sua riscossione.
    Almeno lei potra’ passare davanti a quella scuola e sospirare: c’ero anch’io.

  2. gabrilu ha detto:

    Ossignur, Herr Winckelmann, non me ne parli. Non tocchi questo tasto. Io ormai vivo in perenni ansie ed incubi kafkiani della serie: “c’è qualche tassa che esiste e di cui io me tapina ignoro l’esistenza?”

  3. Yvonne ha detto:

    I feel your frustrated pain!

  4. Isidoro ha detto:

    Io sarei ricco, ho case in tre comuni diversi, ed ognuno di questi ha deciso di applicare la tasi a modo proprio. La mia commercialista s’è arresa.

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