Nicola Pellicani e lo storytelling metropolitano

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Già il fatto che Massimo Cacciari (cui quella volta fummo debitori della scesa in campo di Giorgio Orsoni) si sia detto estremamente contento della candidatura di Nicola Pellicani alle primarie PD per il sindaco di Venezia, ci dovrebbe fare preoccupare.
Calato dalla direzione nazionale, e diciamocelo, a rompere le balle allo scomodo Felice Casson, il signor Pellicani ha presentato il proprio programma e vien da dire che  non c’è da credere ai propri occhi a leggere queste quattro carabattole infiocchettate con grafica trendy e uso sagace di parole chiave e di cortine fumogene verbali.
Ma signor Pellicani, lei ci fa o veramente crede che questa sia una città popolata di imbecilli? Si presenta col beneplacito del Politburo come potenziale candidato della sinistra alla carica di sindaco di Venezia (VENEZIA, ha presente quella città coi canali e le gondole? quella) e non spende una parola sulla questione delle navi e del Contorta, sulla specificità di Venezia, sulla gestione di un’industria turistica che sta massacrando la città, sulle attuali condizioni della sua amministrazione e su cosa lei immagina per la sua futura gestione. Ritiene che siano argomenti di poco conto?
Ci viene a raccontare un suo modello urbano che chiama “una metropoli di quartieri”, sbrodola di hub e di fondo venture-capital metropolitano. Ma Venezia non è un quartiere signor Pellicani, non è un accidente che lei si troverà a dover in qualche modo gestire facendo il sindaco di Mestre. Città nobilissima peraltro, ma certo con caratteristiche ed esigenze altre rispetto a quelle che lei non pare neppure prendere in considerazione.
In tutta onestà credo che le paginette di quello che con un certo coraggio chiama progetto per Venezia e per Mestre, che chiunque voglia farsi quattro risate può scaricarsi qui, le facciano un pessimo servizio.
Guardi, le dirò una cosa: posso persino sorvolare sui contenuti ma quello che non le perdono sono frasi come questa, che deve piacerle proprio tanto visto che nel documento se l’è rivenduta almeno due volte: attuare una politica aggressiva di storytelling metropolitano abbinato a politiche di marketing urbano. Avrà anche un senso, magari se ci rifletto ci arrivo persino io, però di uno che si rivolge ai cittadini e potenziali elettori con ritornelli del genere veramente non so che farmene. Questa, signor Pellicani, si chiama fuffa. Venezia non ne ha bisogno.

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9 risposte a Nicola Pellicani e lo storytelling metropolitano

  1. “poltica aggressiva di storytelling”? che ne direbbe il Sommo Poeta, se applicassimo la legge del contrappasso? 🙂

  2. L’ha ribloggato su Gruppo 25 aprilee ha commentato:
    “politica aggressiva di storytelling metropolitano abbinato a politiche di marketing urbano”? legge del contrappasso, subito: in che girone lo mandiamo?

  3. marcoboh ha detto:

    È che lo storytelling va di moda. Raccontare storie, che una volta invece era sinonimo di raccontare balle. Magari; ora non riescono a raccontare nemmeno quelle: per il semplice motivo che non sanno di cosa stanno parlando.

  4. hub…venture-capital…storytelling..marketing….ahhhh mi sono bagnato

  5. Lorenzo Dorigo ha detto:

    Qualche sabato mattina mia madre va al mercato a Marghera. Una volta l’anno vado a predermi tre paia di scarpe in un centro commerciale alle porte di Mestre (città con troppe porte e molto poche stanze). Qualche volta mi ritrovo con amici di infanzia ed ex compagni di classe, muranesi e veneziani, che abitano ormai da anni sparsi qua e la per la terraferma veneziana, ed ogni sacrosanta volta, da anni a questa parte, si finisce la serata sempre con gli stessi discorsi:”quanto me piasaria tornar ad abitar a Venexia… se gavasse un lavoro più vissin, tornaria a viver a muran, anca parche’ a me mugier che piase l’isola … e ti, che culo a viver ancora qua, però ea ga da esser dura anca par ti… eh ma ti vedara’ che tra un fia’ de anni ghe torno…”. Questo è il mio tristissimo storytelling metropolitano. Gradisce sig. Pellicani?

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