Aspettando il Redentore

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E’ il giorno che precede la notte famosissima e anche se non mi sono ancora affacciato sulla riva che guarda il Bacino di San Marco sono sicuro che la rumba è già iniziata. Il mio rapporto con questa festa ancora, nonostante tutto, così veneziana e quindi da proteggere e difendere come il panda pervinca del Perù, è caratterizzato da aspetti contrastanti fra loro. Da un lato mi piace che ci sia, mi piace che ci siano – quante saranno? sicuramente tante da trasformare l’enorme specchio d’acqua in un tappeto di scafi – le barche decorate e chiassose che dal pomeriggio convergono verso il Bacino coi loro equipaggi in festa, mi piace che ci siano le tavolate lunghe chilometri che si distendono sulla riva degli Schiavoni, alle Zattere e in Giudecca, mi piace che decine di migliaia di persone si aggiungano ai naviganti e ai banchettanti per aspettare tutti assieme il fantastico spettacolo di fuochi artificiali che un po’ prima di mezzanotte sconquasserà il cielo.
Benedetta sia questa festa, quindi, e speriamo che non venga mai il giorno in cui qualcuno possa appropriarsene per trasformarla in un evento puramente turistico.

Processione Redentore

Però, già lo dicevo qualche anno fa, non mi si chieda di unirmi alla calca. Non ce la faccio, non solo non sopporto neppure l’idea di stare ore sotto il sole a picco immobilizzato in barca ad aspettare il tramonto (e se mi scappa la pipì?), ma non ho più voglia nemmeno di farmi sballottare in una calca paragonabile a quella del carnevale, per vedere uno spettacolo di fuochi che, ne sono sicuro, dopo cinque minuti mi parrebbe più lungo degli interi Maestri cantori. Niente da fare, non sono un animale sociale e a questa età non mi si cambia più.
E allora, lasciando per una volta un po’ da parte la notte e i suoi foghi, perché non rendere omaggio a quello che sarebbe il fulcro di questa festa, ovvero la splendida chiesa votiva eretta da Palladio sull’isola della Giudecca nel 1575? Chiesa votiva per la fine di una pestilenza, naturalmente, ma anche, suppongono alcuni, con un ricordo all’ancora vicina (1571) battaglia di Lepanto, che aveva segnato la schiacciante vittoria delle potenze cristiane contro il pericolo ottomano. Per questo, forse, i due piccoli campanili rotondi che si nascondono rispettosamente all’ombra della cupola ricordano i minareti delle moschee.
Nata già pensando al ponte votivo di barche che ogni anno in occasione della festa di ringraziamento sarebbe stato eretto sul canale della Giudecca, la basilica sembra esser fatta principalmente per accogliere la solenne processione e per ospitare la corte dogale nella tribuna sotto la cupola.
Che ci si creda o no, è bene ricordare che la Festa del Redentore è domani, terza domenica di luglio. La notte dei foghi è solo il suo pirotecnico e un po’ esagitato preludio.

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ADDENDA DI QUALCHE ORA DOPO:
vabbé, alla fine ci sono andato. A vedere i foghi, dico: ho tentato una posizione che speravo defilata e si è rivelata invece un carnaio di ventenni urlanti e discotecari. Mentre i fuochi facevano il loro dovere ho elaborato una mia teoria su come andrebbero civilizzati i giovani virgulti fra i 15 e i 30 anni. Ma temo sia meglio che non la esprima in pubblico.

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11 risposte a Aspettando il Redentore

  1. ReAnto ha detto:

    Belli i fo’i ! 🙂

  2. Marco Boccaccio ha detto:

    che tu esprima o no (la teoria sui virgulti), mi sa che la pensiamo allo stesso modo.

  3. Gabriele ha detto:

    anche io confesso che, nonostante senta il dovere civico di partecipare alla festa del Redentore, ogni anno – chissà perché… – mi trovo fuori Venezia proprio per quella data. Me ne dispiaccio e me rallegro allo stesso tempo, da veneziano non-DOC quale sono.
    E grazie per le foto!

    • Winckelmann ha detto:

      Mi pare che fosse la Nuova Venezia ieri a scrivere che quest’anno la fuga dei veneziani è stata più marcata del solito. D’altra parte credo che anch’io farei lo stesso se abitassi in una zona meno tranquilla della mia. Ho amici che stanno in Giudecca, per esempio, che ogni anno spariscono per l’intero fine settimana. Pare che quest’anno al termine dei fuochi ci siano volute ore per smaltire la folla sulla riva della Giudecca, che poteva defluire solo attraverso il ponte votivo.

  4. Maragià del Bangalore ha detto:

    bella la greca a svastiche, ma tra quelle preferisco l’incontro tra base attica e base ionica – femminea, diceva il Taf … Chi guarda più ‘ste cose?

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