L’invasione barbarica

La visione notturna del bacino di San Marco dal punto un po’ decentrato della fermata dei vaporetti dei Giardini è di quelle che colpiscono. Verso mezzanotte la gente in giro è poca; a sinistra la lunga fila dei lampioni si perde nel buio verso Sant’Elena e il Lido, dall’altra parte emergono sul davanti le masse appena illuminate di San Giorgio Maggiore e della Salute mentre a destra la riva che fu Riva dell’Impero fa un’amplissima curva che mostra, messo in controluce dal chiarore lontano della terraferma, uno dei più celebri skyline del mondo, con al centro le sagome inconfondibili dei monumenti dell’area marciana. Se ancora fumassi sarebbe il posto ideale per l’ultima sigaretta della sera; in ogni caso è bello, prima di rientrare, stare un po’ lì appoggiato alla balaustra a riempirsi gli occhi e le orecchie di tanta bellezza e di tanto silenzio, per nulla rovinato dalle voci dei pochi passanti e dallo s-ciaf s-ciaf delle onde contro la riva.

Solo che a un certo momento arrivano loro.

Senti prima un Tum! Tum! Tum! lontano, lo senti avvicinarsi e poco alla volta percepisci che sopra c’è altra musica: ogni sera diversa ma che sia samba o disco-music, salsa o merengue, sempre sparata a un volume da discoteca che squarcia brutalmente la magica atmosfera. Mano a mano che la distanza da questa disturbante fonte sonora diminuisce cominci anche a sentire i cori ritmati e le urla di selvaggio godimento di un pubblico entusiasta, chiassosa armata Brancaleone all’arrembaggio.
Quando arrivano non credi ai tuoi occhi: la tua silenziosa conversazione con uno dei posti più belli del mondo è stata interrotta da una discoteca galleggiante travestita da Nina, Pinta o Santa Maria oppure, che è lo stesso, da una caravella di Cristoforo Colombo allestita a discoteca galleggiante. Capisci presto che questo trabiccolo pieno di invasati non è altro che una di quelle motonavi che a a Jesolo come a Cesenatico portano a spasso per i dintorni i turisti delle spiagge. Intuisci che sotto a quello che vedi c’è la sorella delle varie Nettuno o Pirata o Patrizia, che però questa volta funge da supporto a un terrificante travestimento da galeone spagnolo in miniatura, un traballante accrocco di una bruttezza eguagliata solo da quella di certe tristissime pizzerie camuffate da ranch del Texas o da villaggio polinesiano.
Illuminata da spot multicolori e immersa in una nuvola sonora paragonabile a quella generata da un aereo al decollo, questa apoteosi del divertimento da spiaggia frantuma la magica armonia e l’irripetibile atmosfera che fino a un minuto fa parevano destinate all’eternità e punta diritta verso il cuore del Bacino, verso San Marco e quel Molo davanti a Palazzo Ducale dove in altri secoli veri galeoni solevano far corona al dogale Bucintoro. La rumorosa bagnarola se ne va di qua e di là sparando bordate sonore contro le case annichilite da tanta sfacciataggine; mentre a bordo fervono le danze e i cori, fa un inchino a San Marco, uno alla Salute e uno a San Giorgio, poi prende la via del ritorno e lentamente scompare nel buio. Per qualche minuto ancora restano i lontani Tum! Tum! Tum! poi nemmeno più quelli e tu sei lì, basito più che mai dal contrasto fra tanta fragile bellezza e una così plateale invadenza.

Venezia, casalingo surrogato di Fiabilandia, è avanti di un altro piccolo passo nel percorso della sua quotidiana umiliazione. Ma nessuno dei festanti danzatori ha sicuramente percepito la clamorosa inappropriatezza di questa deprimente irruzione. Anzi, qualcuno di loro ancora fra un po’ d’anni dirà: Venezia? si, ci sono stato.

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2 risposte a L’invasione barbarica

  1. Anifares ha detto:

    E speri in un improvvisa tromba marina

  2. Pingback: All’arrembaggio! | winckelmann in venedig

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