Scappare dalla scatola

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I miei ricordi sono vaghi, ma c’era un film con Michael Douglas imbottigliato nel traffico e a un certo momento va fuori di testa, sale sul tetto della macchina con un fucile e comincia a sparare alla do’ cojo, cojo. Ecco, ci penso spesso in questi giorni e ho paura che più la stagione progredisce più ci penserò.
ACTV (se qualcuno non lo ricorda lo ripeto: la peggiore azienda di trasporti di questo emisfero e presumibilmente anche dell’altro) ha avviato una riorganizzazione delle linee che, partendo dal presupposto che noi utenti siamo cerebrolesi quanto loro amministratori, ha cercato di venderci all’inizio come miglioramento, solo perché in quelle che loro individuavano come ore di punta aggiungevano una corsa, mentre in tutto il resto della giornata ne toglievano. Adesso hanno tolto anche le ore di punta, così noi ci troviamo con tutte le linee circolari ridotte a due corse l’ora.
Se perdi il vaporetto, quindi, i cabasisi girano all’impazzata perché devi star lì trenta minuti ad aspettare il successivo. Ma questo è il meno: la cosa peggiore è che, già strapieni prima, i mezzi sono adesso follemente intasati, a qualunque ora del giorno e su qualunque linea. Cercare di espletare le banali occupazioni di una vita che vorrebbe essere il più possibile normale dovendo lottare in ogni momento contro milioni di tuoi simili sudati e in ciabatte che occupano ogni spazio vitale, che ti premono davanti, dietro, sopra e sotto, che riescono misteriosamente a occupare per primi tutti i posti a sedere, che sgomitano perché devono fotografare, che pretendono di salire prima che gli altri scendano, che si siedono sulle scale o si piantano davanti al barcarizzo, che non si tolgono gli zaini dalle spalle, che stanno in vacanza e vedono quindi tutto rosa mentre non hanno la minima compassione per te che hai davanti agli occhi la prospettiva che questo delirio durerà fin quando non ti si schiuderanno le porte della casa di riposo, cercare di vivere in un mondo così sta diventando, ho paura, un esercizio al disopra delle mie attuali forze.
Sul Gazzettino di oggi Mario Rigo, già sindaco di Venezia, fa pubblico mea culpa per essere stato uno di coloro che hanno a suo tempo innescato il perverso meccanismo di sviluppo turistico incontrollato che ha portato al disastro totale della Venezia di oggi. Non capirò mai cosa vengono a cercare questi milioni di illusi: non dico la Venezia di Ruskin e di Proust, ma neppure quella di Gente Viaggi si ritrova in questa bolgia quotidiana che ti fa sembrare desiderabile la tranquillità di Disneyland. Cosa li porta a venirsi a infognare in un posto dove già stanno, appiccicati gli uni agli altri come le sardine in una scatola, centinaia di migliaia di altri loro simili? In un posto scomodo, carissimo, senza più alcuna magia, ridotto a squallida sfilata di botteghe e ristoranti da quattro soldi?
Rientrando poche ore fa da un allucinante, seppure breve, viaggio in vaporetto nel corso del quale ho dovuto usare tutta la mia razionalità per tenere a bada la testa che cominciava a trovare inquietanti giustificazioni all’invasione hitleriana della Polonia, ho trovato due gentili signorine del Sol Levante che dopo essersi intrufolate nel giardino condominiale stavano fotografando alcune rose ormai spampanate che stanno in una delle aiuole. Un respiro profondo e ho tirato dritto, quelle innocenti non sapranno mai quanto per un attimo le loro vite sono state appese a un filo.

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4 risposte a Scappare dalla scatola

  1. ReAnto ha detto:

    Un Giorno di Ordinaria Follia è il film Di Ordinaria Follia sono ormai tutti i giorni dell’anno 🙂 Ciao

  2. gabrilu ha detto:

    Questi tuoi post sulla Venezia di oggi mi mettono sempre una grande tristezza …

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