Il morbo infuria, il pan ci manca

Siege_of_Paris

La settimana che doveva passare alla storia della Serenissima come quella dell’entrata in servizio dell’uovo di Calatrava sarà invece ricordata come la settimana della fame. Ma andiamo con ordine.
L’uovo è entrato in funzione qualche giorno fa e gli storici che fra qualche secolo si occuperanno della vicenda troveranno che le fonti documentarie divergono su un dettaglio fondamentale: uno dei due quotidiani locali sostiene che nelle prime 24 ore l’aggeggio ha trasportato di qua e di là del Canal Grande cinque persone, l’altro dice tre. La spiegazione è semplice: in due casi si trattava di mamme col passeggino e quindi c’è chi ha contato il pupo e chi no. In ogni caso, gli anni di attesa e la barca di soldi investiti per questo giocattolo mi paiono un po’ troppi e sicuramente sarebbe stata una soluzione più celere e meno costosa quella di consentire agli aventi diritto di usufruire gratuitamente del vaporetto che in tempi analoghi a quelli dell’ovo calatravico collega Piazzale Roma alla stazione.
Ma si parlava di fame. Come Parigi assediata dai tedeschi nel 1870, Venezia è da due giorni priva di rifornimenti alimentari. Le nuove regole per la navigazione in Canal Grande, nate dallo sconcerto seguito alla morte di un turista tedesco la scorsa estate, vittima dell’allucinante traffico di barche, motoscafi, gondole, vaporetti, taxi, lancioni e tope da carico che quasi ad ogni ora del giorno invade la principale arteria di Venezia soprattutto nel tratto di Rialto, hanno dato luogo alla corale generale protesta di tutti coloro che vogliono continuare a fare quello che vogliono quando vogliono e a un compatto sciopero ad oltranza di trasportatori e tassisti. Ci prenderanno dunque per fame, gli scaffali di negozi e supermercati si vuoteranno come nella Praga degli anni Settanta, coltiveremo cavolfiori nelle aiuole pubbliche e gli alberghi laveranno in canale tovaglie e lenzuola.
Credo che ogni centro storico di questa terra ponga precise limitazioni al traffico commerciale, necessario naturalmente ma limitato a precise regole e fasce orarie. Ma Venezia, come si sa, è un’altra cosa e soprattutto la città delle caste che possono permettersi di fare quello che vogliono in nome del soldo. Sarà bassa invidia la mia, perché professionalmente parlando appartengo a una categoria che può anche scioperare per un lustro senza che la maggior parte dei cittadini se ne accorga, ma questi sistemi non mi piacciono. Potranno anche avere ragione su qualche singolo punto ma il ricorso a questi mezzi li fa passare automaticamente dalla parte del torto.
E in ogni caso, già da anni la spesa del venerdì io la faccio a Mestre dove la roba costa un terzo.

Ma guardatevi questo film:

Oggi invece:

VE

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Venezia e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Il morbo infuria, il pan ci manca

  1. Marco Boccaccio ha detto:

    dove calatrava mette mano, fa danni.

  2. gabrilu ha detto:

    Sapevo della morte del tedesco, delle nuove regole di navigazione e dello sciopero.
    Nulla sapevo invece della storia dell’uovo (si vede che è parecchio che non vengo a Venezia 😦 e perciò mi sono andata a leggere tutte le tue puntate precedenti.
    Ancora una volta… non ho parole.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...