La metafora diventa realtà

Disneyland

Non si può dire che la cosa non sia stata preparata con anni di paziente lavoro. In fondo, da quanto tempo ormai tutti noi diciamo che questa città è diventata un luna park? Snaturata, falsificata, trasformata in un patetico gingillo per mandrie di turisti indifferenti quotidianamente scaricati da navi, treni, pullman, lancioni gran turismo.
Prima della torre di Cardin, che ci avrebbe trasformato in una dependance di quell’orrendo agglomerato di megaloft per miliardari, era anche arrivato sui tavoli dell’amministrazione un progetto per una ruota panoramica a Marghera. Immaginate che panorama: ettari di rovine e terra più inquinata degli altoforni dell’Ilva di Taranto e laggiù laggiù, sullo sfondo, le nostre quattro catapecchie sorgenti dall’acque.
Adesso sono finiti i cauti giri attorno alle cose e si va dritti al nocciolo della questione: Zamperla, firma regina dei luna park, presenta il progetto per un parco di divertimenti nella sacca di San Biagio, l’ultima propaggine dell’isola della Giudecca che una volta ospitava l’inceneritore e oggi è un simpatico montarozzo tutto verde e praticamente disabitato. Demaniale e quindi cedibile in concessione, e quindi appetibilissimo.
Ecco così, accompagnato dai gridolini di godimento dei ragionieri di Ca’ Foscari e della Regione Veneto, il progetto di allestirlo a luna park, ma culturale, per carità. Per dirlo con le parole loro sarà un ampio progetto multimediale volto a creare un polo dedicato a cultura, recupero di storia e antiche tradizioni lagunari, svago e tempo libero nel cuore della laguna veneta. Ci sarà persino una parte allestita per riprodurre il paesaggio lagunare della Venezia delle origini, con figuranti adeguatamente abbigliati e atteggiati. Poi ci saranno giostre e attrezzature varie, e ci viene anche detto che l’entrata alla parte verde della struttura sarà gratuita. Bontà loro.
Ci sono i soliti numeri e le solite promesse: 80 milioni di euro di investimento, e posti di lavoro e bla bla bla come sempre. Ah, e si dice anche che si prevede un accesso di circa 800.000 persone l’anno che però (meglio mettere le mani avanti visto che il numero dei sensibili al tema comincia a salire in maniera preoccupante) non saranno in più, ma saranno turisti che affolleranno San Biagio sgravando il resto della città. Ti ga capio? Il luna park sarà la soluzione al problema del sovraffollamento turistico di Venezia: d’altra parte, con un programma del genere è chiaro che dopo aver fatto un giro lì saranno talmente inebriati che che je frega di vedersi San Marco quella vera?

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5 risposte a La metafora diventa realtà

  1. marcoboh ha detto:

    beh si potrebbe poi riattivare l’inceneritore e incenerirli tutti. navi da crociera comprese.

  2. gabrilu ha detto:

    Oggi a TGLa7 Cronache hanno trasmesso un lungo servizio su questo nuovo orrore annunciato.

  3. michele soldovieri ha detto:

    si trattava solo di trasformare in abitabile contrada un pantano vago, di piantare sopra errabondi canali tante case e tante chiese di fare insomma di una desolata palude una vera e propria città, è probabile che questi nuovi alfieri della modernità vogliano nel seguire il ragionamento di diego valeri trasformare la bellezza spoglia di una ex discarica (san biagio) in un baraccone fatto di lustrini e di paillettes di finzioni e di divertissement che faccia credere ai veneziani che è un investimento per il loro futuro il trasformare un pezzo estremo tagliato di giudecca in una cosa che sta a metà tra paese dei balocchi e il finto colosseum di las vegas; la pietra è sempre da preferire al flusso delle mandrie in pantaloncini che nitriscono in tedesco; come non esser d’accordo con brodskj, anche se a san biagio non c’è una pietra ma solo immondizia, per lui il sol fatto che un meraviglioso campo fosse sconciato da una banca dava ai nervi; e quanto questo progetto possa appesantire ulteriormente la capacità non infinita di venezia di contenere nuove mandrie di turisti in pantaloncini non è difficile da immaginare; chissà se da san michele il poeta non possa dir la sua per impedire questo nuovo sconcio; in fondo lui per evitare i nitriti soggiornava a venezia solo nella stagione astratta;cordialità michele s.

  4. Pingback: Se Venezia muore | winckelmann in venedig

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