Tocca arrendersi all’evidenza

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Moby Dick è stato, anni fa, uno dei miei fallimenti. L’avevo letto, come una volta tutti da ragazzi, in un adattamento e ricordo la scena del film con Gregory Peck nella quale si vede Achab sparire negli abissi legato alla sua balena come una delle più terrorizzanti esperienze televisive della mia infanzia. Da grande provai una volta a leggere quello vero, ma arrivato alla tremilionesima pagina dello sterminato catalogo delle balene che stronca il lettore ancora prima che nel romanzo sia successa qualunque cosa, decisi che la vita è già abbastanza dura, che non me l’avevano ordinato né il dottore né il parroco di farmi del male così e che se ho dei limiti devo anche saperli accettare con serenità. Il libro non lo vedo più in giro: l’avrò regalato oppure “dimenticato” sul vaporetto, cosa che faccio ogni tanto perché non si può mica conservare tutto.
Billy Budd il marinaio (Newton Compton, traduzione di Flaminio Di Biagi) costituisce per il lettore un’impresa molto più limitata: in questa edizione il racconto occupa nemmeno cento pagine. Ma in Melville, cento pagine o cinquemila quello che ti uccide (che mi uccide) è la lingua, col suo tripudio di ellissi, di perifrasi, di terminologia marinara, di riferimenti biblici. E’ il senso di una forma che non è una forma, nella quale capitoli di pagine e pagine si alternano ad altri di venti righe. Sono le infinite divagazioni, le puntualizzazioni, le spiegazioni che affollano ogni concetto e ti costringono a rileggere tre volte la stessa frase per trovare il bandolo della matassa.
Insomma, alla fine di Billy Budd ci sono arrivato, ma con la sensazione che Melville è un grande scrittore e io un pessimo lettore, assolutamente impari a tanto compito. Devo volare più basso.

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10 risposte a Tocca arrendersi all’evidenza

  1. cacioman ha detto:

    Melville è micidiale. Benito Cereno e Billy Budd, regalato al liceo da mio padre in versione originale “così apprezzi meglio l’inglese” e mai letti, mi hanno rovinato l’esistenza insieme a quello di Moby Dick (anche se in italiano ma con la traduzione di Pavese, perché “sai Pavese è Pavese”). Quando poi a trent’anni li ho letti veramente (con grandissima fatica e tormento) e ho chiesto a mio padre come avesse fatto a sorbirseli, lui mi ha candidamente risposto “e chi se l’è mai letti: sono pallosissimi !.. “

  2. gabrilu ha detto:

    Alla mia ormai non più tenera età ho scoperto l’acqua calda, e cioè che in certi romanzi … o ci entri o non ci entri (sono o non sono geniale? 😉

    Ho letto qualche anno fa Moby Dick nell’integrale malloppone adelphone e, dopo poche pagine di spaesamento dovuto soprattutto al fatto che nulla so di marineria e men che meno di cetacei di qualunque tipo poi… beh, che dire: proprio la scrittura di Melville, che a te ha dato tanto fastidio, mi ha incantata e mi sono letta il tomone tutto di fila, senza un momento di noia e con gran diletto.

    Certo, tra gli effetti collaterali c’è stato il fatto che poi per qualche mese vedevo il mondo come immensa baleniera e avrei dato non so cosa per vedere una balena vera e da vicino… Ma la lettura del libro è stata per me una bellissima esperienza.

    D’altra parte, non sono mai dico mai riuscita a terminare (dico per es.) uno che sia uno racconto o romanzo con Sherlock Holmes (sono sempre stramazzata per la noia) o — per dire— L'”Ulisse ” di Joyce di cui so a memoria il primo capitolo perché l’ho ricominciato innumerevoli volte in diverse età della vita senza mai riuscire ad andare oltre al primo capitolo, appunto.
    Eh, si, la lettura è una cosa misteriosa.
    Ciao!

    • Winckelmann ha detto:

      Eh si. Il libro che sto leggendo adesso mi era sembrato qualche anno fa non dico brutto ma insipido. Solo pochi anni e lo sto divorando.
      Con l’Ulisse non ci ho mai provato, però ho un amico che ogni tre o quattro anni se lo rilegge come niente fosse. Siamo tanto diversi.
      E poi… io una balena (vera, viva e libera) l’ho vista. Solo la coda a dire il vero, ma lo spettacolo era di quelli che ti restano.

  3. tiziana ha detto:

    Winckelmann io e te siamo anime gemelle!
    Hai detto le stesse cose che avrei detto io. Papale ,papale.
    : )

  4. michele s. ha detto:

    ogni lettura è una esperienza personale fisica e spirituale e quindi ci può stare (è umano) che lei abbia abbandonato moby dick e abbia faticato a terminare billy budd; un solo suggerimento: provi a leggere preferirei di no alias bartebly lo scrivano o viceversa (come crede) e vedrà che comincerà ad amare questo autore come nessun altro e riprovare a rileggere la balena anche saltando a piè pari la cetologia mettendo da parte le ellissi le perifrasi e si concentri sul tono e lo stile della scrittura e sui personaggi indimenticabili del romanzo,oltre al capitano akab, che sono il pequod (la nave) quiqueeg e naturalmente l’io narrante ismael; se poi vuole ritentare con possibilità di successo, si legga il moby dick di barbara spinelli scritto in forma di dialogo con la giornalista radiofonica caramore; cordialità michele s.
    P.S. a proposito del film, se lo ricorda il sermone recitato da orson welles. strepitoso non crede,da solo vale l’intero film

    welles, strepitoso, non crede, vale da solo l’intero film, peraltro a mio giudizio mediocre.

    • Winckelmann ha detto:

      Eh già, Bartleby senza volere l’avevo tenuto fuori. L’ho letto invece parecchi anni fa, pure in inglese. E mi era piaciuto davvero: mi viene a questo punto la curiosità di riprenderlo per vedere se ci ritrovo quello che ci vidi allora oppure se anche lui mi è diventato ostico come gli altri. Magari è tutta colpa del mio ormai tragico declino senile… 🙂

      • michele s. ha detto:

        da come scrive, scarterei il declino senile, che rimane pur sempre un ottimo rifugio per disimpegnarci dalla necessità di riempire il tempo; tralascerei anche il detto latino de gustibus…….e ammetterei con candore che quello del mattone indigeribile forse è il motivo vero dell’idiosincrasia provata verso la balena; in fondo non tutti i lettori anche i più voraci e i cannibali della letteratura, riescono a terminare la lettura chessò dei promessi sposi, dei fratelli karamazov, di autodafè, di finnegan wakes, dell’uomo senza qualità etc. etc. etc. cordialità michele s.
        P.S. concordo con lei che la rilettura è sempre il modo migliore per leggere per la prima volta un romanzo.

        • Winckelmann ha detto:

          Penso che abbia ragione lei. Mi consola un poco che i Promessi sposi li ho letti tre volte (e sarebbe forse ora di mettere in cantiere la quarta), e sono anche arrivato in fondo ai Karamazov, seppure in quell’età in cui si legge tutto e si trattiene pochissimo.

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