Alla Biennale nel 1951

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Mi fa una tenerezza la vecchia biglietteria all’ingresso dei giardini della Biennale. La disegnò Carlo Scarpa nel 1951, e da architetto gioielliere qual era la pensò tutta smontabile e rimontabile, così che alla fine dell’esposizione la si potesse mettere in magazzino senza farla rovinare dalle intemperie. Un po’ di anni fa è stata recuperata e restaurata e rimessa al suo posto: non la si smonta più a novembre ma, almeno negli ultimi anni, le si costruisce un casotto attorno per proteggerla. E lei sta lì, piccolo feticcio adorato (si sa che con Scarpa il feticismo è una costante), del tutto inutile perché negli anni la Biennale è diventata fenomeno di massa e questo piccolo padiglione, con i suoi due sportelli adeguati al pubblico d’élite di sessant’anni fa, non potrebbe sicuramente reggere l’assalto delle mandrie odierne.

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Oggi ci vuole ben altro per le decine di migliaia di persone che ogni anno (un anno arte, un anno architettura – ma sono una minoranza, temo, quelli che fanno caso alla differenza) si scoprono il sacro fuoco dell’arte contemporanea e accorrono a spaccarsi le gambe e la testa per non perdersi l’evento. E’ indubbiamente un’esperienza divertente, anche se di quelle sulle quali ciascuno misura spietatamente il tempo che passa. Una volta potevo fare un giorno Giardini e il giorno dopo Arsenale, oggi il farli – come quest’anno – a distanza di una settimana mi è sembrato pesantuccio. Fisicamente intendo.
Comunque, in tanti accorrono e mi pare di poter dire che la crisi che si misura palpabile in ogni momento e in ogni luogo anche di una città-divertimentificio come questa, qui alla Biennale o non è ancora arrivata oppure per il momento si fa sentire appena. Certo che a guardare le biglietterie di oggi, con le batterie di sportelli in attesa della loro folla di voraci acquirenti, viene da chiedersi come fosse venire alla Biennale nel 1951. E da titillarsi un po’ con quel fondo di nostalgico e di snob che – chi più, chi meno – latita nel cuore di tutti noi.

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3 risposte a Alla Biennale nel 1951

  1. marcoboh ha detto:

    bellissima la biglietteria di scarpa.
    una cosa sul tuo “un anno arte, un anno architettura – ma sono una minoranza, temo, quelli che fanno caso alla differenza”: c’è più davvero una differenza seria tra la biennale d’arte e la biennale di architettura? perché le ultime che ho visto (ormai, come ricorderai, diversi anni fa) mi sono sembrate tutte uguali… tutte un po’ desolatamente in cerca disperata di attenzione.

    • Winckelmann ha detto:

      Diciamo che il ritornello che sempre più spesso si sente (e che anch’io ho più volte recitato) è che la Biennale Arte sembra sempre di più una Biennale Architettura, e viceversa. La verità è probabilmente che tutte e due tendono ormai ad assomigliare a una sola cosa: un grande business per far cassa.

  2. Bella davvero. Guardando gli orrori delle biglietterie attuali, viene da preferire, come dici tu snobisticamente, quando il piacere dell’arte era per pochi. Ovviamente, se si era dalla parte dei pochi.

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