Corpo a corpo con le app

Non so se si nota il cambio di calligrafia. E’ che sabato mi si è rotta la macchina del pane e siccome le disgrazie non vengono mai sole, anche il mio fidato, inossidabile e ormai decenne portatile Dell ha deciso di far finta di morire. Nel senso che lui funziona, fa sicuramente tutto quello che deve fare ma lo fa in segreto per i fatti suoi e a me mostra un impenetrabile schermo nero.
E così, pur sapendo che probabilmente il danno è riparabile, vista l’età del pupo e visto che per tutto quel che mi serve non posso permettermi di trovarmi a piedi da un momento all’altro perché lui invece di far finta decide di morire sul serio, così dicevo lunedì pomeriggio ho raggiunto il più vicino centro commerciale e ho provveduto all’acquisto di un nuovo portatile.
Cosa che mi ha portato via, tolto il viaggio, più o meno un quarto d’ora.
Il fatto è che a me tutti quei portatili in fila parevano uno uguale all’altro e visto che il commesso che si degnava di assistermi non era in grado di darmi indicazioni oltre a “questo ga do giga de Ram e 500 giga de ardisc, questo ga quatro giga de Ram e 500 giga de ardisc” e così via, ho operato la mia scelta in questo modo: esclusi i Sony perché Isidoro mi ha detto che del suo non è tanto contento, esclusi quelli bianchi, esclusi quelli sotto i 15″ perché nel portatile ci guardo anche i dvd. Veramente anche i 15″ mi parevano un po’ piccoli rispetto al mio Dell (il cui schermo naturalmente non ricordavo assolutamente quanto era grande), così alla fine mi sono deciso per questa astronave Asus, nera fumo di Londra, 17″ di schermo e un fottio di giga assolutamente sovradimensionati, temo, rispetto alle mie necessità.
A casa, constatato che il vecchio Dell era assai più piccolo di questa portaerei, ho subìto il trauma del passaggio da XP a Windows 8. Cambiare computer è un po’ come traslocare dalla Svezia al Botswana: tutto è diverso, tutto diventa complicato, il tuo mondo di piccole certezze, di gesti abituali, di manovre fatte col pilota automatico crolla all’improvviso. Qua mi sono trovato le app e ancora adesso non riesco a individuare il modo di far capire all’unica che uso, quella del meteo, che non sto a Treviso ma a Venezia.
Mi pare che sia tutto blindato, che invece di avere nelle mani una docile macchina che aspetta i miei ordini mi trovo un aggeggio prepotente che mi dice cosa devo fare e come. Non sarà nemmeno così, spero, mi dicono che il modo di farlo funzionare come un pc normale c’è. Di sicuro ho imparato a far uscire il caro vecchio desktop di una volta, che di là arrivava come schermata d’ingresso mentre qui è in quarta posizione.
Un po’ alla volta cercherò di riportarlo all’abituale conformazione, però il salto è stato spiazzante. Almeno mi durasse altri dieci anni come l’altro ma ho paura che non sarà così.

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4 risposte a Corpo a corpo con le app

  1. marcoboh ha detto:

    anche perché nei prossimi dieci anni si vedranno cambiamenti cento volte maggiori che negli ultimi dieci.
    e dico maggiori, non migliori.

  2. Amfortas ha detto:

    La tua testimonianza è inquietante, mi ha terrorizzato. E io che cercavo conforto per i prossimi cambiamenti! Mah!
    Ciao 🙂

    • Winckelmann ha detto:

      Non terrorizzarti ma cerca di tenerti quello che hai il più a lungo possibile. Alla fine mi ci sono abbastanza abituato, non uso nulla delle app sia perché non me ne frega sia perché quasi tutte richiedono di accreditarsi con un account hotmail, cosa che rifiuto per questioni di principio.
      Lavoro come da tradizione sul vecchio caro desktop, le cui novità rispetto a quello tradizionale mi sembrano scemenzine di nessuna sostanza, ma alla fine dei conti la baracca mi pare che funzioni. Tranne il touchpad o come cavolo si chiama, che fa quasi tutto ma ignora completamente il comando “destro del mouse”, che pure il manuale riporta. Non funziona ma a me chemmefrega visto che ho attaccato il mio vecchio mouse e vado con quello. 😉

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