Deh vieni alla finestra

Una volta Venezia era una città buia. Non che non ci fossero fanali o lampioni, però dopo il tramonto e soprattutto d’inverno la città non ancora svenduta al tritacarne del turismo si chiudeva in una atmosfera ovattata, in una luce bassa e soffusa che oggi, martoriata dalle mille vetrine di strafanti sempre accese, non esiste più.
Stasera, tornando a piedi verso casa, mi pareva a tratti di ritrovare quell’atmosfera, complici le strade incredibilmente vuote – un po’ perché è lunedì, un po’ perché la crisi evidentemente c’è per tutti. Poi sono arrivato sul ponte della Canonica e ho visto questo faro idiota che non illumina il Ponte dei Sospiri (e perché poi dovremmo illuminarlo? di notte non è giusto che stia al buio anche lui?) ma spara un occhio di bue lì nel mezzo, inutile, costoso e brutto.
Vorrei esser Don Giovanni e cantare alla nostra sovrintendente Codello, che ha l’ufficio proprio lì in Palazzo Ducale, deh vieni alla finestra, o mio tesoro, e guarda che cesso di idea qualcuno ti ha partorito sotto il naso.

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