Nel mio paese straniero

Hans Fallada era già ben indirizzato nel percorso della propria autodistruzione quando, nel 1944, fu rinchiuso in un manicomio criminale per aver tentato di commettere atti di violenza contro quella che era ormai la sua ex moglie. In cella riuscì a procurarsi carta e penna e con quelle, mentre al di fuori la Germania precipitava nell’inferno, scrisse alcuni racconti e, di nascosto dai propri carcerieri, il diario della vita sua e dei propri familiari sotto il nazismo.
Per non essere scoperto e per sfruttare fino in fondo il poco materiale di cui disponeva, scrisse questo libro a caratteri piccolissimi, capovolgendo il foglio ogni volta che arrivava alla fine e ricominciando daccapo scrivendo negli spazi fra una riga e l’altra. A un certo punto, lo racconta lui stesso nell’ultimo capitolo, deve decidere di fermarsi e, approfittando di un permesso temporaneo di uscita, nasconde su di sé i fogli e riesce a portarli fuori del carcere. Difficilissimo da decifrare, il manoscritto rimarrà inedito fino al 2009.
Come già in Ognuno muore solo, il punto di vista di Fallada è quello dell’uomo comune, schiacciato dall’immane macchina del regime. Ma se nel romanzo le tante storie che si intrecciano sono quelle dei piccoli atti di resistenza nella tetra Berlino degli anni di guerra, qui Fallada racconta una storia di quotidiana normalità in una piccola cittadina di campagna e del suo resistere da persona comune contro la stolidità, l’arroganza, la perfidia dei nazisti:
Mi sembra che tutto ciò che ho vissuto siano soltanto beghe di poco conto, che non possono non annoiare chiunque […] E però mi dico: cos’altro avrei dovuto scrivere? Io non mi sono trovato nel bel mezzo dell’attualità, non ero l’amico fidato di ministri e generali, non ho grandi rivelazioni da fare. Ho vissuto la vita di tutti, la vita della gente qualunque, della massa.
Nonostante ne abbia più volte avuto l’occasione, Fallada si rifiutò sempre di lasciare la Germania. Fu questa la sua resistenza, il suo piccolo e privato atto di eroismo, il pegno d’amore pagato a un paese che non riconosceva più ma che nonostante tutto non cessò mai di amare.

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11 risposte a Nel mio paese straniero

  1. tiziana ha detto:

    Ho appena finito di leggere Kleiner Mann,was nun? sempre di Fallada e mi è piaciuto pure questo.
    E’ ambientato ai tempi della repubblica di Weimar.
    Ti dirò ,con Fallada vado sul sicuro,mi piace proprio.

    • winckelmann ha detto:

      Eh si, quello ce l’ho nello scaffale dei prossimi appuntamenti, adesso dopo aver finito una Nèmirowski eccezionale ho attaccato un nuovo Fontane.
      Ma l’hai letto in tedesco?

  2. tiziana ha detto:

    Ehhh magari………! Ho letto l’edizione di Sellerio. Chissà se ci sarei riuscita in tedesco….?! Credo di no, però. Un conto è la lettura dello Spiegel o di Stern,altra cosa è die Literatur.
    Avevo cercato di leggere in tedesco Musil ,ma ho desistito dopo 3 pagine dandomi della presuntuosa. In italiano,
    ho letto 2666 di Bolano e penso che ne è valsa veramente la pena,lascia decisamente il segno,avvincente.
    Adesso sto leggendo” La cultura dei vinti “di Schivelbusch, saggio interessantissimo, il prossimo che mi pappo : Oratorio di Natale di Goran Tunstrom.
    Hai comprato poi la grammatica di Scollo?
    E quest anno continui con il tedesco? C1? : )

    Ti leggo sempre con grandissimo piacere,peccato non poterti frequentare dal vivo,andremmo sicuramente d accordo!.

    • winckelmann ha detto:

      Avevi promesso che saresti apparsa in laguna ma io aspetto, aspetto…
      Col tedesco sono combattuto fra voglia di continuare e bisogno di prendermi una pausa: due lezioni serali alla settimana mi condizionano veramente tanto la vita. Vedremo.
      Quanto alla letteratura, io sto finendo un giallone lunghissimo in tedesco. Ci ho messo parecchio ma sono arrivato in fondo e devo dire che ho capito tutto quello che serve per seguire la storia. Certo che con cose più complesse credo che mi arenerei anch’io dopo tre pagine.

  3. tiziana ha detto:

    Per un motivo o per l’altro sono rimasta bloccata in Terronia e non sono potuta salire. Spero di poterlo fare a breve.
    Sono in forte crisi di astinenza da nebbioline valpadane che mi fanno sentire così tanto a casa mia….tu mi puoi capire.
    Per quanto riguarda il tedesco,ti consiglio di continuare.
    Assolutamente!Costi quel che costi. Rischi di buttar via tutta la fatica fatta per arrivare dove sei.Sarebbe insensato.
    Anche per me continuare è molto faticoso e comporta un sacco di rinunce,ma voglio assolutamente arrivare a leggermi quello che le case editrici italiane non vogliono tradurre, ma che io voglio leggere. (Il mio inglese è scolastico e non me lo permette e oltretutto lo aborro)
    e poi vorrei poter girare per l’ Austria e la Germania ,nel futuro,anche da pensionata,senza sentirmi una estranea per via della lingua e disporre di una offerta culturale,tra cinema ,teatro,tele, video ,giornali e internet letteralmente decuplicata.Al punto in cui siamo credo che ci bastino solo due o tre anni di “pauken” per arrivarci . Credo che sia veramente il caso di non mollare proprio adesso!
    : )

    • winckelmann ha detto:

      Ma non ho nessuna intenzione di mollare il tedesco, ci mancherebbe. Con tutta la fatica che ho fatto!
      Il dubbio è solo se fare il corso o no: per il resto leggo, ascolto e quando posso parlo e le occasioni per andare “di là” ci sono sempre, per cui non sarebbe assolutamente qualcosa messo da parte.

  4. tiziana ha detto:

    Per quel che mi riguarda, senza l’impegno di dover rendere conto a qualcuno dei miei progressi, senza lo stimolo costante di dover preparare elaborati scritti e orali, mi arenerei immediatamente come una balena spiaggiata.
    Troverei facilmente scuse per rimandare studiate serali e ascolti noiosi, me ne sono già accorta questa estate,senza il pungolo di Kathrin ( la mia insegnante).
    Forse e dico forse, riuscirei a mantenere il livello raggiunto perchè continuerei a leggere in tedesco,ma sicuramente non progredirei di un millimetro.
    La scuola mi batte i tempi per l’apprendimento, mi obbliga a sgobbare come una pazza e a memorizzare quantità pazzesche di modi di dire e parole nuove, mi mette in gara con me stessa e le mie capacità di memorizzazione.
    Lasciata a me stessa non riuscirei ad essere così masochista ed inflessibile e mi troverei mille giustificazioni per non fare. Se tu ci riesci da solo,tanto di cappello per la tua incorruttibilità! Io purtroppo mi lascio corrompere da quasi tutto! : ( Sob !!!

  5. tiziana ha detto:

    No, è che mi conosco bene. Sono pigerrima,incostante e ho troppi interessi,dal giardinaggio al disegno,dalla cucina alla letteratura giapponese. Se non trovo il modo di impormi una severa disciplina mi perdo in mille rivoli come una cascatella. E poi sento il peso della età. Prima mi dicevo sempre che c’era tempo. Adesso sento che il tempo stringe.
    A proposito oggi compio ben 52 anni! E credo che un bel regalo come quello di imparare a parlare perfettamente tedesco,me lo devo assolutamente concedere.Ho già rimandato troppe cose. : )

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