Del silenzio e della lentezza

Tempo fa ho cercato di raccontare cosa sia l’andare per le isole della laguna. In qualunque stagione ci si trova immersi in un paesaggio di una bellezza incredibile, sia che lo trovi perso nelle nebbie di gennaio sia invece che lo vedi inondato dal sole di luglio, soprattutto in un giorno ventoso come ieri, con un’aria limpida che faceva sembrare le Alpi lì a portata di mano. Sembra impossibile che una meraviglia del genere non debba indurre chiunque al silenzio stupefatto e al muoversi con lenta circospezione, quasi con la paura di disturbare gabbiani e trampolieri o, peggio ancora, di distruggere i fragilissimi margini delle barene.
Questo pensavo ieri, sul vaporetto che lentamente collega Venezia a Sant’Erasmo. Questo non pensavano evidentemente i miei compagni di viaggio, chiassosi e petulanti vacanzieri troppo impegnati a raccontarsi imprese delle ferie di anni passati per guardarsi attorno. Questo non pensavano neppure le decine e decine di motoscafi che correvano all’impazzata come su un’autostrada a quattro corsie sul canale che va verso Treporti e il mare aperto, provocando onde che si schiantavano sulle barene e facendo fra loro gimcane suicide. Non a caso succede più di qualche volta che barchini impazziti come questi si schiantino contro una briccola mandando al creatore gli incoscienti passeggeri.
Evidentemente la nostra Capitaneria di porto, già impegnata sulla questione sicurezza con le tope del Redentore, non ritiene questo un problema di cui doversi occupare. Peccato.

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2 risposte a Del silenzio e della lentezza

  1. tiziana ha detto:

    Per potersi fermare a contemplare occorre essere forniti di
    fantasia e di una indole sognatrice e un pò malinconica.
    Perchè la bellezza,che in soggetti comuni trasmette solo entusiasmo e ciarlera contentezza, in quest’altro tipo di persona infonde una sorta di nostalgia,chiamiamola pure Sehnsucht,difficile da tradurre e difficile da spiegare,se non la si è mai provata.
    Tale Sehnsucht procura una sorta di struggimento doloroso e piacevole al tempo stesso,che si manifesta in un grande turbamento dell’anima accompagnato da una grande calma esteriore. La contemplazione infatti esige poco movimento e soprattutto silenzio.
    Le urla e il chiasso circostanti a volte non vengono neppure percepiti, a volte procurano invece profonda irritazione ,come quando si assiste ad atteggiamenti e comportamenti altrui non rispettosi verso qualcosa di sacro. Proprio perchè è di qualcosa di sacro che si sta in quei momenti facendo esperienza.

  2. Pingback: La carciofera « winckelmann in venedig

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