Il talento di Mrs Highsmith

E’ venuto il momento di confessare urbi et orbi la mia segreta passione. Si si la Némirowsky, si si Simenon e Somerset Maugham, tutti bravi tutti li amo. Ma un giallo di Patricia Highsmith mi avvinghia a sé come nessun altro libro, è l’antidoto per quei momenti nei quali senti che il cervello è andato in pappa e ha bisogno di qualcosa che ne ricostituisca il tono e la sostanza.
E’ una scoperta relativamente recente: ho letto il primo romanzo del piccolo ciclo di Tom Ripley non più di due anni fa. Da allora, mi sono deliberatamente centellinato con grande parsimonia i cinque volumi, leggendone uno ogni qualche mese col pensiero sempre al momento in cui li avrei finiti tutti. Questo giorno è arrivato oggi con Ripley sott’acqua, non l’ultimo della serie ma l’ultimo che sono riuscito a trovare in libreria.
Prive praticamente di detective e poliziotti, le vicende di Ripley capovolgono i luoghi comuni del genere. Ripley è un delinquente e un pluriomicida ma è simpatico e maledettamente fortunato. Non è uno che mette a punto piani diabolici: nei casini pare finirci sempre controvoglia e l’unica cosa che riesce a fare quando a tutti i costi bisogna trovare una via d’uscita è cercare di prendere tempo. E’ incazzino e non sopporta di avere paura ma ogni tanto ce l’ha; vive fuori Parigi in una casa bellissima con una moglie adorabile mai sfiorata dal dubbio di come il suo Tome faccia affari. Ha iniziato la sua carriera di omicida in Italia, spaccando con un remo la testa del suo migliore amico e sostituendosi a lui per incassare gli assegni del padre miliardario. L’ha poi proseguita in Francia mettendo in piedi, tramite una galleria londinese, uno scalcinato ma molto redditizio commercio di quadri falsi per proteggere il quale ha dovuto eliminare parecchi ostacoli che quasi sempre gli hanno dato molte più rogne da morti che da vivi. Le occasioni, infatti, nelle quali Ripley deve affidarsi maggiormente al proprio talento, sono quelle nelle quali bisogna in qualche modo gestire i cadaveri degli ammazzati. Nemmeno la più immonda delle operazioni, però, lo tiene lontano dai suoi dilettanteschi esercizi di pittura e dai quotidiani allenamenti al clavicembalo, a meno che non bisogni saltare su un aereo e correre a Londra, a Tangeri o ad Amburgo.
Leggere un giallo conoscendo il colpevole fin dalla prima pagina e sapendo che tutte le funamboliche peripezie nelle quali lo si segue avranno per lui sempre il più lieto dei finali, potrebbe sembrare l’antitesi di qualunque racconto basato sulla suspence. Eppure non è così, provare per credere.

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5 risposte a Il talento di Mrs Highsmith

  1. tiziana ha detto:

    L’hai letto “l’amico americano?”
    Per me è uno dei più belli…… e ” Carol”?
    Ho un’intero scaffale pieno della Highsmith…….
    Accidenti abbiamo gli stessi gusti letterari ,quando scopri qualcosa che ti piace passamelo …..,anche perchè non ho soldi sufficienti per buttarli via in libri “sòle”…..
    Giovedì ho l’esame di tedesco , mi sembra di non sapere una sola parola ,sono in panico totale,mandami una benedizione da Venezia…..

  2. Anhe me piace molto la Highsmith, ma ti sconsiglio “Idilli d’estate”.

  3. E’ un’evasione che si è concessa in tarda età (uscito postumo): un romanzo gay ma bruttino parecchio… c’è un po’ di tutto, AIDS compreso, ma la maionese alla fine impazzisce.

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