Le forcine

Le vedo spesso sul vaporetto che va verso Sant’Elena e il Lido, un po’ ingessate nella divisa, con l’attenzione equamente ripartita fra l’equilibrio del cappello e l’ondeggiare dello spadino, con le gambe fasciate da calze-cilicio pensate più per austere sessantenni che non per ragazze di sedici anni, con scarpe punitive dal tacco tozzo e quadrato.
Sono le allieve del collegio Morosini, la scuola che prepara i cadetti dell’accademia militare della Marina. Sono una relativa novità, perché fino a un po’ di anni fa il Morosini era, come tutto l’apparato militare italiano, regno esclusivamente maschile. Oggi le vedi sul vaporetto tornare dalla libera uscita, del tutto a loro agio fra i colleghi maschi che a differenza di loro, però, non riescono a mimetizzare nell’impegnativa divisa il loro essere adolescenti.
Le ragazze invece crescono prima. Ma resta sempre, a guardarle, quel senso di inquietudine che ti trasmette il vedere ragazzine di liceo travestite da impettite istitutrici, coi capelli austeramente raccolti sulla nuca e tenuti in perfetto ordine da schiere di forcine.
Ecco, le forcine sono la cosa che mi affascina di più. Sarà che non le avevo più viste da quando le mie zie, allora signorine e oggi pensionate, le usavano per allestire le complicate cotonature che andavano di moda negli anni Sessanta. Le guardo sulle tempie laccate delle serissime allieve e penso a quant’era diverso allora, quando contribuivano alla statica di fantasiose cofane fatte in casa, create cantando a squarciagola all’unisono con la radio le canzoni di Mina e Rita Pavone.

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5 risposte a Le forcine

  1. Rispetto alle tue zie meringhe, queste forcine militaresche hanno il fascino guardare-non-toccare della Sarah Palin.

  2. Non hanno anche la retina per raccogliere a crocchia sulla nuca i capelli lunghi? Le allieve ufficiali dell’Accademia Militare ce l’hanno: non possono portare sciolti i capelli lunghi.

  3. Pingback: Una donna di mondo | winckelmann in venedig

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