Massì, vendiamoci anche quello

Chissà cosa doveva essere la facciata del Fontego dei Tedeschi quando era ancora ricoperta dagli affreschi di Giorgione e dei suoi allievi, fra i quali il giovane Tiziano. Gli ultimi brandelli furono staccati nel 1967 e si vedono oggi alla Ca’ d’Oro e all’Accademia, ma bisogna far volare parecchio la fantasia per intuire qualcosa da quei pochi lacerti di intonaco mangiati dal salso.
Per tutti noi che viviamo a Venezia almeno da un po’ d’anni, Fontego dei Tedeschi significa Poste Centrali di Rialto. Qui si veniva a fare i telegrammi, si pagavano i conti correnti anche il pomeriggio, si ritiravano pacchi e raccomandate. Gli sportelli erano tutt’intorno al portico del piano terra, che chiude il cortile quadrato coperto credo negli anni Trenta da un tetto trasparente. Il cortile è un ambiente metafisico, che sembra uscito da un quadro di De Chirico o dalla testa di un architetto razionalista. Invece è stato costruito nel primo decennio del Cinquecento.

[Questa foto l’ho trovata qui].
Nel 2008 il nuovo vero padrone di Venezia, la famiglia Benetton, si è comprato tutto. Le poste sono sloggiate in uno scomodissimo e sempre intasato ufficio a Piazzale Roma e dopo vaghi accenni sull’intenzione di trasformare il Fontego in albergo, Herr Benetton ha messo sul tavolo la carta vincente: Rem Koolhaas, archistar olandese, presenta a una recente Biennale Architettura un suo progetto di profonda trasformazione dell’edificio in megastore. Nella città dei bottegai cosa può mai diventare il nuovo acquisto dello zar dei bottegai? Negozi di vetri, finti artigiani e souvenir, vetrine sberluccicanti, una monumentale scala mobile piantata nel cortile (ma, dicono, sollevabile in caso di “eventi”) e mezzo tetto tirato via per realizzare una terrazza panoramica ad usum turistorum, con vista sul sottostante ponte di Rialto.
Grazie al cielo le proteste sono arrivate, e pesanti. Il sindaco e i suoi fanno un po’ i misteriosi e un po’ gli incazzini con chi osa obiettare, Benetton sgancia 6 poco chiari milioni di euro in cambio, scrivono i giornali, di un canale preferenziale che acceleri l’iter delle autorizzazioni. Evvai con le marchette.
Naturalmente si promettono spazi per la collettività e per iniziative culturali. Ci si dimentica, però, che lo stesso fu fatto quando si diede a Benetton l’intero isolato dell’ex Cinema San Marco: che fu sventrato e completamente trasformato secondo i bisogni del paròn, il quale ci mise dentro quale contentino per la città la Libreria Mondadori e lo spazio per mostre e convegni ad essa collegata. Sfrattata dopo pochi anni la libreria e chiuso lo spazio per mostre e convegni, siamo in attesa, dicono, di veder riaprire quegli spazi con la dorata insegna di Louis Vuitton. Succederà così anche al Fontego? Perché dovremmo pensare il contrario?
Nel frattempo le voci discordi su questa ennesima violenza stanno assumendo dimensioni importanti: mentre Salvatore Settis parla di “vista mozzafiato a scapito della legalità e della storia”, si svegliano anche i giornali stranieri. Così, notizia di oggi, pare che in vista delle probabili difficoltà coi pareri di Soprintendenza e Ministero Benetton e i suoi stiano pensando di fare un po’ di marcia indietro.
Forse non avremo la terrazza, quindi. Con questo, però, ho paura che lo stupro non sarà meno grave e che questa povera città farà qualche altro passo avanti verso la sua definitiva mercificazione e riduzione a insulso parco di divertimenti. Con buona pace di Benetton, di Orsoni e di tutti quelli che in nome del guadagno sono disposti a passare sopra tutto e tutti.

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8 risposte a Massì, vendiamoci anche quello

  1. arcureo ha detto:

    Applausi a te e merda a Benetton.
    Ga ròto i cojoni, come si dice da queste parti…

  2. marcoboh ha detto:

    pensa se a venezia si fossero fatte le olimpiadi.
    anche se con ciò non diminuisce lo scempio.
    verrebbe voglia di gridare, come i pazzi, andatevene tutti a f**e in c**o!. e sparire per sempre, lasciando tutta questa vergogna a chi resta.

    • winckelmann ha detto:

      Già. Sentissi come strillano adesso, a dire che le le Olimpiadi qui sarebbero costate meno (!!!) e che è stata una meravigliosa occasione perduta per colpa dell’inutile scippo romano.
      Mi par di vederli: una mezza incompiuta seconda pista all’aeroporto, un troncone lasciato lì di metropolitana lagunare, altri sette people mover che girano a vuoto e tremila altri palazzi trasformati in “strutture ricettive”. E giri di milioni di euro che ingrassano i soliti farabutti.

  3. mosco ha detto:

    Si potrebbe ricostruire una Venezia finta un po’ piu’ in la’, un bel parco a tema dove gli abitanti sono figuranti pagati da Benetton, che la sera chiudono i cancelli di VenicePark, tornano a casa loro a Venezia a fare la spesa nell’ipermercato Duke’s Place.

    Sarebbe un affarone.

    sgrunt

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