Vorìa ma no poso

Questa è una cittaducola pretenziosa e provinciale. Si atteggia a umbilicus mundi, fa la metropolitana perché la dà via quotidianamente a frotte di turisti-polli attirati qui da tutti i continenti. Però è e resta un buco di bottegai, che si credono internazionali perché si inventano manifesti come questo e come molti altri della stessa serie che pubblicizza i musei comunali.
Si illudono di épater le bourgeois: ma che bisogno c’è dell’inglese in un manifesto come questo? Forse che a un inglese, americano, arabo saudita o tibetano non arriverebbe il messaggio senza quel ridicolo “visit”?
E forse chi legge l’altro manifesto qui sotto, capisce di più per il fatto che è scritto in inglese (e orrendo, almeno trovassero qualcuno che traduce decentemente questi slogan da quattro soldi)? Meglio che non capisca, visto che si tratta di un tentativo di scuse per la tassa di soggiorno imposta a tutti i turisti che pernottano in città. Lo splendor di Venezia è ormai un lontano e triste ricordo.
Vorìa ma no poso, dicono i veneziani per indicare l’atteggiarsi a ciò che non si è. Lasciassero perdere questi maldestri tentativi di provinciale eleganza: non è avvolgendo la mortadella in carta a fiori che si trasforma la bottega in boutique.

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8 risposte a Vorìa ma no poso

  1. tiziana ha detto:

    La verità è che qui in Italia ognuno ha motivo di disperarsi per la propria città , in un modo o nell’altro.
    Io sono scappata via da Cremona perchè non sopportavo più di viverci. Per certi versi era come stare in una catacomba.Una città lentamente svuotata di vita ,di tradizioni e di senso.
    Il centro storico con le sue piazze e piazzette deserto,le botteghe chiuse,le chiese chiuse,le osterie scomparse ,gli alberi tagliati e in compenso i centri commerciali appena fuori città rigurgitanti di gente ammassata,con il gelato o la pizza in mano, impegnata a godersi il kitsch di plastica più repellente.Come si possa essere arrivati a preferire i corridoi dei centri commerciali e quella infernale musica in filodiffusione a delle meravigliose piazze romaniche non lo so e forse non lo voglio sapere.
    So solo di non avercela più fatta a sopportarlo.
    Basta farsi un giro in uno di quei tanti meravigliosi consumistifici per aver subito la sensazione di essere considerati in realtà dei maiali da allevamento e trattati come tali,come nella” città incantata di Mijazachi”, Ma al cremunees se ved’ che ghe piaas cusè,de fàse trataa da nnimaal.

  2. arcureo ha detto:

    Il provincialismo dilaga, ma anche nelle metropoli che dovrebbero (e sottolineo dovrebbero) essere “internazionali”, non siamo messi meglio. Ricordate i ridicoli cartelli nell’inglese de noantri nella metropolitana di Roma, vero? 😉

  3. marcoboh ha detto:

    ma splendor dev’essere veneziano, mica inglese 🙂

    • winckelmann ha detto:

      oggi ne ho vista un’altra: nelle piante delle linee ACTV, l’italiano “consultare gli orari esposti” diventa in inglese “to consult the timetable shown”.

      • Simone ha detto:

        In realta’, quasi certamente in maniera inconsapevole, “splendor” e´ la parola giusta visto che si usa indicando allo “splendore dei tempi che furono”….

  4. maria ha detto:

    ma poi… perché trasformare http://www.museiciviciveneziani.it in http://www.visitmuve.it? bah. mi si sballano tutti i segnalibri salvati tra i preferiti, tra l’altro 😀

  5. Isaboh ha detto:

    La risposta potrebbe essere qui.

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