Verso la fine della festa

Dicono che quest’ultimo Capodanno abbia segnato un record assoluto di presenze in laguna. Io non c’ero e quindi non posso che prendere per buona questa informazione. Di sicuro, però, si è trattato di presenze fugaci visto che quella che io ho trovato al mio ritorno, il pomeriggio del 3, era la città come si vede nella foto qui sopra, scattata in via Garibaldi verso le cinque del pomeriggio.
In effetti anche i giorni successivi della settimana che ha portato alla Befana sono stati, mi pare, poco affollati. E vuol dire poco il solito fiume di gente che il sei gennaio veniva giù dalla stazione per Lista di Spagna e Strada Nuova: quelli sono i gitanti di un giorno, che arrivano a metà mattina e se ne vanno, distrutti per il gran camminare, verso sera. Arrivano spesso coi panini già pronti perché tutto il mondo ormai sa che a Venezia ti pelano, non prendono il vaporetto perché sei euro e cinquanta a testa per una corsa sono una follia e due volte su tre se hanno sete non vanno in un bar ma alla Coop. E dagli torto: giovedì scorso in un bar di Strada Nuova per una spremuta d’arancia mi hanno chiesto cinque euro e mezzo.
Ho l’impressione che questa delirante politica di sfruttamento turistico della città si stia avviando verso il capolinea. La settimana prima di Natale, in Germania, il proprietario turco di un ristorante anatolico mi chiedeva dritte su come mangiare decentemente a Venezia perché, parole sue, tutti sanno che qua si mangia malissimo e si spende moltissimo. Al di là del patrimonio inestimabile che possiede, la vera fama che questa città si è ormai saldamente costruita in tutto il mondo è quella dello spennatoio di turisti. Non è che voglio fare la Cassandra della situazione, però i segnali che fanno presagire la fine della festa cominciano a essere parecchi. Staremo a vedere che succederà; di sicuro la generale crisi non sarà di aiuto. E già mi immagino, quando sarà il momento, gli alti lai e le geremiadi di chi ancora oggi procede imperterrito sulla china dell’autodistruzione, incurante dell’evidente fatto che non si può cavar sangue da una rapa, seppure di oro massiccio come la povera vecchia Serenissima.

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5 risposte a Verso la fine della festa

  1. Gabriele ha detto:

    Salve,
    ho incontrato il suo blog non mi ricordo più come (cfr. post precedente), ma mi ha molto affascinato, essendo io oltetutto un “veneziano” di importazione da poco piú di un anno, alle prese con una città tanto affascinante quanto complicata, sempre voglioso di “capirla”. In questo senso, il suo blog mi offre un valido aiuto, sotto molti versanti.
    Sulla “turisticizzazione” della laguna molto altro si potrebbe dire, oltre a quello che acutamente scrive: mi fa piacere qui sottolineare -da lettore – quelli che ritengo dei contributi importanti al tema, ovvero la collana di libretti dedicata a Venezia da poco uscita: http://cortedelfontego.blogspot.com/
    In particolare uno, dal significativo titolo “a che ora chiude Venezia”, mi sembra che faccia il punto in maniera molto esatta sulla desolante situazione del divertimentificio lagunare (e comunque anch’io, tornato dalla Germania solo l’8, ho trovato la cittá più deserta del solito).
    Gabriele

    • winckelmann ha detto:

      Veramente grazie per questa informazione. Mi era arrivato qualcosa sull’esistenza di queste pubblicazioni ma non ne ho ancora viste. Farò oggi un salto in Toletta (per i non veneziani: non alla toilette, bensì in Toletta, che è una libreria) e vediamo cosa ci trovo.

  2. maria ha detto:

    Da veneziana part-time ormai da una decina d’anni, non saprei dire se questa fine della festa vada intesa in senso positivo o negativo… credo che forse la differenza la farà la capacità di inventarsi “altre strade”, ovviamente a patto di esserne ancora in grado. Un saluto
    ps. dal secondo post del blog indicato da Gabriele mi pare che la collana si possa trovare di sicuro anche alla Marco Polo (dietro S. Giovanni Grisostomo).

    • winckelmann ha detto:

      Forse sono un incosciente, ma se davvero questo baraccone cui hanno ridotto la città dovesse implodere o sgretolarsi per me ci sarebbe soltanto da esserne contenti.
      Ho trovato i libretti in Toletta, stanno in un espositore sul banco nel negozio all’angolo (per i non veneziani: questa libreria si sviluppa su tre negozi separati, due su un lato della calle e uno di fronte).

      • maria ha detto:

        Non so quanto ancora il baraccone possa reggere, e anch’io sono convinta che un suo tracollo non potrebbe che fare bene alla città… d’altro canto penso che uscire da anni e anni in cui il turismo è stato l’unica direzione immaginata per lo sviluppo non è facile, indolore, e richiede tempo, condivisione, volontà. Grazie per l’informazione sulla Toletta, e per gli spunti di riflessione.

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