Risi e fenoci

La foto non c’è, avevo troppa fame e mal di testa e mi è venuta in mente che ne avevo già mangiata la metà. Sarebbe stata comunque quasi un clone di quella del post qui sotto, a parte i cicciolini di carne che nei risi e fenoci naturalmente non ci sono. La ricetta è di quelle tradizionalissime della cucina veneziana, autentica e quindi oggi praticamente scomparsa. L’ho recuperata da un delizioso libro che si intitola Se no xe pan xe poenta, di una signora che si chiama Espedita Grandesso, che quando vedi un nome così non puoi far altro che prendere il libro e leggerlo. E poi scopri che ti piace pure. Meglio di così?
Ricetta facile e poverissima, di quando con un po’ di riso e un finocchio si metteva assieme la cena per la famiglia.
Si fa il solito soffritto di cipolla (se vogliamo essere filologici col burro, siamo al nord!), cui si aggiunge dopo un po’ un finocchio tagliato prima in quarti e poi a fettine molto sottili. Si sala e si pepa (!) e si fa cucinare un po’ a fuoco allegro. Si mette il riso, che prima si lascia insaporire e poi si tira a cottura col brodo. Poco prima di spegnere il fuoco si aggiunge formaggio grattugiato, si fa mantecare e poi si lascia lì, a fuoco spento, qualche minuto prima di servire. Tutto qui.

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10 risposte a Risi e fenoci

  1. marcoboh ha detto:

    da provare subito! peccato che ho già fatto la spesa, sennò un bel fenocio lo prendevo di sicuro 🙂

  2. alberto ha detto:

    Facciamo stasera. Grazie.

  3. alberto ha detto:

    Dimenticavo. Nel soffritto olio, sempre olio. Di quello che produco io.

    • winckelmann ha detto:

      Ma si, anch’io uso sempre l’olio. Al burro non mi abituo: lo compro quando mi serve, uso quello che mi serve e il resto lo faccio scadere in frigorifero.

      • maria ha detto:

        Se lo usi solo per cucinare (e non per spalmarlo sul pane) hai mai provato a conservarlo in freezer, e a tirarne fuori solo la quantità che ti serve di volta in volta?

  4. winckelmann ha detto:

    @maria: in effetti lo uso solo per fare dolci (questo plurale non tragga in inganno: ne so fare tre in tutto). Grazie per il consiglio, comincio col metterci il mezzo pacchetto che ho lì da sabato scorso.

  5. Gan ha detto:

    Non so come funzionasse in Veneto, ma che il burro sia stato il carattere distintivo e fondante delle cucine nord-italiche è un dato da ridimensionare decisamente, soprattutto per quanto riguarda quelle contadine e popolari. Ad esempio nel Piemonte delle colline, delle pianure e delle città dominava il binomio olio-strutto. Il primo (se di oliva, proveniente dalla Lucchesia, dal Nizzardo e più tardi dall’Imperiese; se di noce o di ravizzone prodotto in loco) per condire a freddo o a caldo le insalate, e per la colazione contadina basata sul pinzimonio di verdure. Il secondo, largamente autoprodotto grazie all’allevamento domestico del maiale, per le fritture. Per i soffritti base di risotti e minestroni, e per gli arrosti, rigorosamente lardo o grasso di rognone bovino. Il burro, diffuso sì capillarmente e spesso autoprodotto, era usato quasi soltanto a crudo: in dosi quasi omeopatiche per mantecare, o con maggior prodigalità per condire le paste asciutte. Ritenuto più digeribile e salutare dei grassi animali e dello stesso olio, aveva un certo ruolo nelle alimentazioni di regime e nelle diete per i bambini, per gli ammalati e per i vecchi.

    • winckelmann ha detto:

      Ripresomi dall’emozione e ricondotto il battito cardiaco a una frequenza compatibile con la sopravvivenza, non posso che chinare il capo davanti a tanta scienza. Dalle mie parti originarie, cioè in Romagna, direi che è sempre valsa un’accoppiata analoga a quella piemontese, probabilmente con una preponderanza dello strutto sull’olio. Invece in Veneto credo che la vittoria sia stata sempre del burro: almeno questo posso capire da quel poco che ho sperimentato direttamente in campagna e da quel che vedo nei libri di cucina tradizionale, che per soffritti e fritture in generale sembrano prendere in considerazione quasi solo quello.

    • marcoboh ha detto:

      (oh, è tornato il gan!)

  6. Anch’io, per motivi salutistici, uso poco il burro, ma certo che la cipolla soffritta nel burro è paradisiaca. Così come il gnocco fritto nello strutto è tutt’altra cosa rispetto a quando lo si frigge nell’olio. O come fare la pastiera col burro anzichè con la sugna: certe ricette, quando le si vuole fare bene, richiedono l’ingrediente originale.

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