A dangerous method

Lucy Honeychurch lo definirebbe un po’ audace ma estremamente ben fatto. Almeno il pezzo che ho visto prima di addormentarmi.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Libri, dischi, film e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a A dangerous method

  1. mario ha detto:

    A Dangerous Method
    Caro Winckelmann, non ho visto il film all’ultimo spettacolo, altrimenti sarei schiattato anch’io. Ma nonostante non fosse notte fonda (circa le 21:30) mia moglie si è fatta una dormitina di 10 minuti e passa.
    Il film è per gente ben sveglia: a parte qualche zoomata sul magnifico Belvedere viennese, i laghi svizzeri, la Statua della Libertà e Manhattan, le scene potevano essere girate a teatro. Manca quasi completamente l’azione e predominano i dialoghi, anche serrati. E’ facile perdere il filo.
    E’ un buon film elegante che introduce alla psicanalisi di Sigmund Freud e Carl Gustav Jung.
    Conoscevo un po’ Freud, molto meno Jung, e il film di David Cronenberg, se pur in sintesi, chiarisce la differenza fra le due teorie psicanalitiche.
    Freud reputa che, aiutandolo a diventare cosciente del trauma rimosso che ha causato la nevrosi, il paziente guarisce. Poi si ferma qui.
    Jung invece, dopo aver messo a nudo il fatto traumatico e guarito il paziente, l’aiuta a diventare se stesso, la persona che sarebbe potuto essere in assenza della nevrosi.
    Al contrario di Freud, Jung indirizza la sua ricerca oltre i limiti della teoria psicanalitica.
    Risplende nella vicenda la figura della sofferente Sabina, paziente nevrotica che Jung cura rendendola consapevole delle punizioni ricevute da un padre violento e del godimento sessuale che dalle stesse umiliazioni ella trae. Jung aiuta quindi Sabina a realizzarsi indirizzandola verso lo studio e la pratica psichiatrica, mentre ne diventa l’amante, anche brutale e feroce, come la ragazza desidera.
    Un film che val la pena di essere visto.
    Ciao
    Mariolino

    • winckelmann ha detto:

      Un buon film elegante, dici… Lucy Honeychurch avrebbe dunque avuto ragione 🙂
      E anche tu ce l’hai: basta ostinarsi ad andare all’ultimo spettacolo – dopo le nove la palpebra diventa pesante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...