Note di antropologia spicciola

– Frieda, che è la marmellata stamattina? albicocche?
– Ja, Marillen! [in tedesco: albicocche, ndt]
– Ah no, se  sò marille no…

L’italiano in vacanza in Tirolo si riconosce al primo sguardo. Addobbato come se dovesse affrontare la cima regina dell’Himalaya o in alternativa come se dragasse via Montenapoleone per lo shopping del sabato, non si schioda abitualmente dalle vetrine e dai bar del paese. Azzarda al massimo una passeggiatina attorno al laghetto, ma che non sia troppo lunga.
E’ chiassoso e pieno di figli adolescenti altrettanto chiassosi e lamentosi, annoiati e sbuffanti, fermamente decisi a non muovere un passo che non sia quello che li porta in gelateria di giorno e in discoteca la sera.
In albergo si accomoda come fosse a casa propria, relegando all’estrema periferia degli spazi comuni tutti gli altri ospiti.
Non si muove senza portatili, il suo e quelli dei figli. La sera dopo cena, quando grandi e piccoli si spaparanzano in gruppi distinti su tutte le poltrone e i tavoli disponibili, lui ci guarda i programmi della tv italiana, loro ci fanno interminabili sessioni di videogiochi.
E’ totalmente refrattario all’uso del tedesco e non azzarda nemmeno un minimalista Grüß Gott [in Tirolo e Baviera: salve!, ndt]. Per i momenti di vera crisi tiene in serbo la razione K di inglese: bred, uoter e zenchiù. In generale, però, ritiene impossibile che qualcuno possa non capire il suo italiano.
Superfluo dire che passa ore appeso al cellulare perché colleghi, amici e parenti non possono stare senza sapere dov’è e che fa, e soprattutto perché anche tutti i presenti nel raggio di almeno cinquanta metri attorno a lui devono saperlo. Quando li ha chiamati tutti, smanetta in silenzio: per strada, a tavola, in seggiovia.
E’ fondamentalmente disinteressato alla cucina locale, che per quanto lo riguarda consiste in: Wiener Schnitzel (spiegaglielo tu che Vienna non è in Tirolo), wurstel con patatine (per lui il wurstel è quello della Coop, fagli tu capire che per un tedesco vuol dire semplicemente piccola salsiccia e che di Wurst ce ne sono decine di tipi) e, proprio quella volta che decide di fare l’esotico, qualche Knödel. Ma giusto uno una tantum, per pagar debito all’idea della vacanza all’estero. Affolla in compenso tutti i locali in cui può trovare pasta e pizza, che divora dicendone peste e corna perché la pasta buona si mangia solo in Italia.
L’italiano in vacanza in Tirolo ha un lato positivo:  la domenica dopo ferragosto stipa il suv con milioni di valigie e beauty case con sopra tutte le griffe dell’universo e sparisce, e con lui spariscono le mogli caciarone e firmatissime e i figli annoiati. E miracolosamente il silenzio torna a regnare, le montagne incombono bellissime e da dietro gli angoli spuntano coppie di maturi coniugi arrivati da Stoccarda o Gelsenkirchen, che armati di pedule austroungariche acquistate nel ’56 affrontano con calma, testa bassa e il fiato di un trombonista dei Wiener Philharmoniker sentieri che paion fatti per le capre, e se li incroci ti sorridono e ti salutano col filologico Grüß Gott.
Mentre l’italiano, nel suv imbottigliato nella coda all’altezza del Garda tenta paziente di convincere la moglie che non era cattiva quella marmellata di marille. Parevano albicocche.

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15 risposte a Note di antropologia spicciola

  1. Valeria ha detto:

    Così impari ad andare in vacanza in agosto! In montagna bisogna andarci a settembre, il tempo è sempre bellissimo e tutti i rompipalle sono già tornati a casa.

    • winckelmann ha detto:

      Parole sante. Purtroppo però non sempre le ferie uno può prendersele quando vuole. Ma è vero che arrivare verso il 18 ti costringe a subire soltanto gli ultimi giorni dell’invasione…

  2. Un anno eravamo in vacanza in Sud Tirolo con degli amici simpatici quanto strambi che sui sentieri, all’immancabile saluto tedesco, rispondevano: crus cott…:-)

  3. marcoboh ha detto:

    mi ricordo quando per la prima volta andai in (sud)tirolo, in un paesino oltre merano, non mi ricordo più quale: la proprietaria della pensione non aveva mai voluto ospiti italiani, e ci guardava con sospetto. poi evidentemente superammo la prova, e alla fine ci salutò con gratitudine.
    la volta dopo andammo dalla parte di brunico, dove invece di italiani (romani in specie, che, scoprimmo, seguivano la maggica in trasferta lì) ce n’erano a dozzine… tali e quali a quelli che racconti tu. spero che la signora non li abbia conosciuti mai!

  4. cacioman ha detto:

    Confesso di aver fatto parte di quel genere in un mio periodo managerial rampante (per di più sul “vorrei ma non posso” ma almeno senza SUV). Mia moglie mi rinfaccia spesso che in una malga a Kasern urlavo al telefonino con un collega “portamo a casa la pagnotta!”. Ancora ne pago le conseguenze.

  5. Valeria ha detto:

    Premetto che per l’espiazione dei miei peccati ora abito in Cina ma questi discorsi mi hanno fatto venire una forte nostalgia di montagna dolomitica…andrei anche in una malga con dieci romani caciaroni!
    Sigh….
    PS se però c’è una cosa che non sopporto sono quelli (tra i quali mio marito ma questa è la dinamica di coppia) che dicono che in Alto Adige non si sentono in Italia

  6. Is@boh ha detto:

    Beh c´e`una categoria peggiore e io, modestamente la incontro a lezione. Il tedesco piccolo borghese con il mito dell´italia che ha visto il Tirolo e ti dice ” ahhh che bella l´Italia”!E tu pensi ….Italia;-))?

  7. winckelmann ha detto:

    @cacio: nutro già per tua moglie una particolare simpatia. E scommetto che lei non faceva come la bionda che per quattro giorni nel mio albergo ho visto girare esclusivamente a qualunque ora in mini di jeans e stivali al ginocchio in pitone con supertacco a spillo.
    @Valeria: effettivamente in Alto Adige è spesso difficile sentirsi in Italia, ma credo non bisogni dimenticare che certo risentimento nei confronti di noi quaggiù ha motivazioni storiche ben precise e nemmeno troppo lontane nel tempo. In effetti, è spesso più facile sentirsi a casa in Tirolo che non in Sud Tirolo. L’Austria è piena di albergatori felici di far soldi con noi buzziconi del sud; il Sud Tirolo ha effettivamente con noi dei conti non del tutto chiusi.

  8. sacherfire ha detto:

    Pure mio nonno in Trentino, e bada bene ho detto Trentino, accettava a fatica per il suo affittacamere ospiti italiani.
    Io non ho mai sopportato il saluto Grüß Gott, sia perché un saluto con dio di mezzo è sempre eccessivo per me, sia perché lo sentivo in bocca alle persone più maleducate (bavaresi, appunto).

  9. Valeria ha detto:

    @Winckelmann: io mi sono sempre sentita ben accetta in Alto Adige e ci sono stata davvero tante volte (sono di Modena e il Trentino Alto Adige per ovvi motivi geografici è la prima scelta per noi). Pur parlando tedesco non lo parlo mai finchè sono all’interno dei confini italiani e del resto loro non parlano nemmeno tedesco ma quel loro dialetto buffo (quando abitavo a Munchen per dire che una persona parlava in maniera incomprensibile dicevano che era Svizzero o Tirolese….sentito dire dai bavaresi a me faceva ancora più ridere).
    @Sacherfire: le espressioni come Gruss Gott o Servus vanno prese per quello che sono, a me fanno divertire e non sto a pensare che saluto Dio o che mi offro in schiavitù.

    • winckelmann ha detto:

      Ma anch’io, figurati, ho fatto le vacanze in Alto Adige da quand’ero bambino fino alla maggiore età, non ricordo di aver avuto mai problemi particolari. Però devo dire che se mi è capitato di avvertire delle resistenze nei confronti degli “italiani” questo mi è successo più di una volta per esempio a Bolzano, mai oltreconfine. Ma, come ho detto, se queste resistenze effettivamente ci sono credo che siano profondamente motivate: in fondo non sono passati molti decenni da quando il governo fascista ha condotto la sua pesante politica di “italianizzazione” del Sud Tirolo.

      • marcoboh ha detto:

        che poi la cosa che mi sono chiesto tante volte è: perché nel ’46 non l’hanno restituito (il tirolo) all’austria, come invece è stato fatto con l’istria alla jugoslavia? forse perché l’austria, in effetti, momentaneamente non c’era?

  10. alex ha detto:

    Eccoti rientrato dal Tirolo….dopo le tue ferie annuali….conoscendo troppo bene i piatti tipici della zona e soprattutto il fresco dell’aria montana, di sicuro qualche etto di ciccia l’avrai messo su…Phisique du Role? Ma si…chi se ne frega..aspetto di rivederti al mattino presto che arrivi con la tua borsa a tracolla e lo scodinzolio festoso dei miei due bassotti (pura razza germanica) ad accompagnare il tuo BUONGIORNO!!!!

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