Eccheppalle, mamma Rai!

Da quindici anni, puntuale come la cagarella dopo una scorpacciata di prugne, mi arriva ogni estate una lettera targata Rai, nella quale mi si comunica che poiché non risulta che io abbia stipulato un abbonamento alla televisione, sono tenuto a provvedere, minacciando accertamenti a mio carico effettuati da una certa Amministrazione Finanziaria. E’ chiaro: cogito ergo sum, sum ergo televisionem habeo.
Il problema, ormai ciascuno lo sa, è che io non possiedo una televisione, non vedo nessun tipo di programma televisivo e, anzi, da oltre dieci anni ho piazzato una libreria di cinque metri per tre contro la parete nella quale si trova l’attacco dell’antenna. Purtroppo, pare che comunicare questa cosa alla Rai sia impossibile: nella lettera non vengono forniti né un numero di telefono né un indirizzo email né nulla che possa servire a far sì che il cittadino entri in contatto con l’Ente. Gli allegati sono il bollettino di c/c per effettuare il versamento e una cartolina prestampata atta a comunicare gli estremi del pagamento. Punto e basta.
Anni fa le provai tutte: rispedii le lettere al mittente (allora era la Rai di Torino che inviava, adesso è quella di Venezia), aggiungendo prima comunicazioni civili, poi sarcastiche, poi offensive. Arrivai a implorare che me lo facessero questo cazzo di accertamento, li invitai pure a cena, tutto purché la finissero.
Niente, mai ricevuto un cenno di risposta e ogni anno la lettera tornava.
Poi mi misi a perlustrare il sito della Rai, e clicca di qua clicca di là trovai accuratamente nascosto nelle pieghe più riposte di una pagina secondaria un link per comunicare col servizio abbonamenti. Scrissi il mio solito messaggio, che non avevo televisione, che non ero tenuto al pagamento di alcunché, che ero disponibile a sottopormi a tutti gli accertamenti del caso a patto che la smettessero di scassarmi i cabasisi. Click, invio, ricevetti un nanosecondo dopo una risposta automatica che mi diceva abbiamo ricevuto, verificheremo quanto ci ha comunicato. Fine.
Effettivamente, per qualche anno non vidi più lettere e pensai che lassù qualcuno mi assiste e che forse ce l’avevo fatta. Poi tutto ricominciò, io rinunciai a rispondere e da allora le lettere sono finite nella pattumiera, come ci finirà quella che è arrivata oggi. Quello che vorrei sapere è: ce l’hanno particolarmente con me oppure scassare i cabasisi dei cittadini è il loro mestiere?

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6 risposte a Eccheppalle, mamma Rai!

  1. Stefi ha detto:

    La seconda che hai detto.

  2. marcoboh ha detto:

    il regolamento dice che si deve pagare il canone se si possiede un apprecchio atto a ricevere e riprodurre le trasmissioni tv.
    anche un computer collegato alla rete, quindi.
    io, che pure il televisore non ce l’ho, continuo a pagare il canone, dopo che ho volturato l’abbonamento da quello di mia madre, dato che nemmeno la morte può interrompere la catena: continuavano a chiedere il pagamento anche a lei, e non riuscendo a fargli capire che nell’aldià non ci sono pagamenti che tengano ho deciso di fare la voltura a pagare io.

  3. winckelmann ha detto:

    Il problema è complesso, in realtà tutti ammettono che la legislazione in merito è un caos cui non si tenta nemmeno di mettere ordine. La pagina cui faccio riferimento è questa:
    http://punto-informatico.it/1882562/PI/News/canone-rai-riscuotono-cosi.aspx
    Interessanti sono i link al sito dell’Aduc, che si occupa da tempo di questo problema e che suggerisce di rispondere con una raccomandata, di cui fornisce lo schema, ma solo quando la Rai si muove tramite raccomandata. Negli altri casi il consiglio è: ignorare le lettere minatorie.

    • marcoboh ha detto:

      alla fine sarebbe meglio, oltre che più corretto, che lo stato finanziasse la rai (servizio pubblico – ed è su questo che poi bisognerebbe discutere) con il gettito delle imposte, vale a dire attraverso la fiscalità generale.
      per ingiusto che sia, è come finanziare un’opera pubblica, che mai ho usato e mai forse userò, attraverso una frazione delle mie tasse, in proporzione cioè alla mia capacità contributiva, e non un tanto a cranio. meno ingiusto, no?

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