Homo Biennalicus

Il primo contatto l’ho avuto ieri mattina. Alle nove, sulla riva degli Schiavoni battuta da un sole agostano, camminava in direzione dei Giardini della Biennale: pantalone nero, stivale a punta nero, camicia nera, cappello nero, impermeabile nero e sopra sciarpone nero, sulle spalle e attorno al collo. Camminava un po’ spento, in una temperatura che per lui avrà superato, immagino, i 50 gradi centigradi. Spero che abbia raggiunto vivo l’ombra caritatevole dei padiglioni. Siamo nella settimana delle inaugurazioni della Biennale e la città straripa di esemplari di Homo Biennalicus, specie enigmatica che appare ogni due anni quando si inaugura la Biennale Arte e poi si immerge, dicono gli etologi, in un lungo letargo che dura fino all’inaugurazione della Biennale successiva.
L’Homo Biennalicus lo riconosci in primo luogo da cosa si mette: di tutto, a patto che dichiari in qualche modo la sua vena eccentrica. Ci sono gli esemplari eclatanti, come i due calvi signori ultrasessantenni che qualche edizione fa giravano tutte le inaugurazioni camminando fianco a fianco in due identici tailleurini rosa confetto. Sono finiti su tutti i giornali, per loro la missione ha potuto dirsi compiuta. In generale, però, l’Homo Biennalicus si accontenta di più moderate bizzarrie. Come il tipo in nero, per esempio, o altri che ho visto nel pomeriggio: uno tutto normale ma con una scarpa gialla e una nera e una tipa altrettanto standard ma che girava con una specie di frittata sulla testa che immagino volesse essere un cappello ma che pareva piuttosto una trippa di maiale lavorata all’uncinetto. Vanno molto i tagli di capelli angoscianti, le borse di tela con logo Biennale, le figlie men che decenni al seguito. Fondamentale è essere sempre al telefonino, a passarsi e ricevere informazioni sulle manifestazioni in corso: vieni all’Ungheria c’è una performance, ah no, è la donna delle pulizie oppure dai dai, sono alla Fondazione Prada, ci stanno le tartine al salmone.
L’Homo Biennalicus, infatti, contempera ragioni dell’arte e ragioni del corpo. Non va dimenticato che molti di loro si sono sottoposti alle più incredibili traversie per avere il prezioso cartoncino che concede di varcare gli ingressi blindatissimi di Giardini e Arsenale. C’è chi si finge redattore di riviste d’arte dell’Africa Equatoriale, chi gallerista cileno, chi accampa diritti perché il bisnonno ha vinto nel 1906 un premio di pittura al circolo ricreativo dei Ferrovieri. Ma il privilegio di accedere alle ancora misteriose (per noi tutti)  sedi espositive, che solo da sabato saranno aperte alla massa dei vili paganti, ha per l’Homo Biennalicus poco senso se accanto all’installazione non trova il rinfresco. Possibilmente significativo per qualità e quantità. In queste occasioni manifesta anzi i suoi peggiori istinti: ricordo una signora in cappellino e veletta, anni fa, che aveva raggiunto sgomitando il buffet e senza manifestare la minima intenzione di lasciare la posizione si scofanò di salatini, infilandone anche una consistente porzione nella borsetta. Immagino che altra classe dovranno ostentare i fortunati invitati agli eventi top, come la cena di Pinault questa sera alla Fondazione Cini o quella della Fondazione Prada a Ca’ Corner della Regina. Osservavo già ieri pomeriggio in Strada Nuova folate di presumibili invitati a manifestazioni mondane di questo tipo: tacchi discreti, abiti forse non sobri ma rigorosi, pochette microscopiche e luccicanti. Darei la palma della vittoria a una signora che era riuscita a infilarsi in un sacchetto rettangolare rosa carico, che partiva dalle spalle e arrivava alle ginocchia, con una riga di velluto nero sulla schiena. Sembrava un’astrazione geometrica di Audrey Hepburn, lo so che è difficile da immaginare ma do la mia parola che era così.

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4 risposte a Homo Biennalicus

  1. sacherfire ha detto:

    Non ho mai avuto occasione, nei miei viaggi o nei miei studi, di imbattermi nelle c.d. faune a biennalici. Mi occorrerebbe caro Winckelmann, nei suoi ritagli di tempo e di volontà, del materiale fotografico per comprendere meglio e appieno il fenomeno, del quale so solo del suo manifestarsi in questo Holocene superiore: possibile, mi chiedo, che nei piani precedenti non vi sia traccia? Mi aiuti la prego.

  2. Tu cosa indossavi ieri? il tuo solito tubino nero di Dior con al collo una Chanel di 2 metri nei tre colori dell’oro?

  3. winckelmann ha detto:

    @sacher: vedrò cosa posso fare. Purtroppo l’altra sera, al momento di fotografare il rettangolo rosa, mi sono accorto di aver messo in borsa la custodia della macchina fotografica, ma vuota. Ma ci sono ancora almeno tre giorni di tempo.
    @vorrei: quello che mi hai prestato tu? ci ho fatto delle presine, era l’unica cosa per cui valesse la pena utilizzarlo.

  4. marcoboh ha detto:

    l’homo biennalicus nel resto del tempo va in letargo.
    si risveglia solo durante occasioni analoghe.
    ma temo che siano pochissime, e nessuna cosi chic come quella lagunare.

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