Quel capomastro birichino

Già lo descrive Dante nella Divina Commedia:

Quale nell’arzanà de’ Viniziani
bolle l’inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani

Nei secoli successivi, l’Arsenale di Venezia – un vastissimo complesso di bacini ed edifici per la maggior parte cinquecenteschi, completamente cinto da mura merlate – divenne sempre più motivo d’orgoglio per la Serenissima, al punto che ambasciatori e regnanti vi venivano portati per farli assistere allo spettacolo di come addestrate truppe di arsenalotti fossero in grado in pochi minuti di assemblare i pezzi di un’intera galea.
Nonostante il peso di una servitù militare che ne blocca per molta parte l’utilizzo e la fruizione, l’Arsenale è ancora vivo: è in parte ancora cantiere navale ma soprattutto è diventato ormai una delle sedi più importanti della Biennale. E’ di pochi giorni fa la notizia che il Demanio militare ha ceduto al Comune un’altra porzione dei suoi edifici, che andranno ad aumentare le strutture destinate ad ospitare allestimenti e spettacoli.
Attorno alle mura dell’Arsenale restano numerose tracce dell’antica attività, principalmente nella toponomastica:

I bombardieri erano gli arsenalotti addetti alla fusione delle bombarde da installare sulle galee da guerra. Come tutti i mestieri veneziani anche questo aveva una corporazione, la cui sede si trovava da queste parti (poco più in là esiste anche una calle dei Bombardieri). Il campo e la fondamenta delle Gorne si trovano proprio lungo il rio che corre a ovest, sotto il muro di cinta. Il termine gorna esiste ancora nel dialetto veneziano e significa grondaia. Il toponimo si riferisce infatti agli sporgenti scolatoi in pietra d’Istria che spuntano a intervalli regolari dal muro merlato e che servono a far defluire l’acqua piovana che cade sulle falde dei tetti degli edifici addossati all’altro lato del muro:

Di fronte alla chiesa di San Martino, sulla fondamenta dei Penini (piedini bolliti di agnello e castrato che qui si vendevano fino a Ottocento inoltrato) restano anche due architravi in pietra d’Istria che segnano gli alloggi assegnati a due capomastri responsabili di due fasi della lavorazione, l’Appuntador de Calafai

e il mio preferito, l’impagabile

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5 risposte a Quel capomastro birichino

  1. cacioman ha detto:

    Bello il post, bello tutto, ma a toponomastica li mejo semo noi (vado d’impronta, tralascio le vie e attendo contributi più dotti di Marco Boccaccio):
    Tor Marancia, Torre Spaccata, Tor di Nona, Torre vecchia, Tor Bella Monaca, Tor Pagnotta, Tor Pignattara, Tor Carbone,
    Cava dei Serci, Laghetto, Bufalotta, Infernetto, Macchia dello sterparo,
    Donna Olimpia, Isola Sacra
    Santi quattro coronati, Santa Passera,
    Trullo, Tufello,
    Sulle vie primeggia : via affogalasino (zona trullo alto)

  2. Quanto mi è sempre garbato l’Arsenale! Di notte è sempre emozionante. Anche se sul ponte davanti all’ingresso, quella notte dei mondiali del 2006 quando la gente si tuffava, ho avuto una microcrisi di panico relativamente ad A.

  3. Pingback: Damnatio memoriae | winckelmann in venedig

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