La buoncostume all’assalto

Ieri pomeriggio, verso le cinque. I due turisti guardano la signora da sotto, sbigottiti. Lei è di mezza età, dritta e dura come un Obersturmführer del III Reich: tailleur giallo canarino, camicetta bianca accollatissima e messimpiega immacolata e laccata stile Rita Levi Montalcini. Loro sono padre e figlia, lui sui cinquanta e lei sui venti. Si sono seduti, come centinaia di altre persone, sulla riva in faccia alla stazione, a godersi il sole di questo pomeriggio di domenica quasi estivo.
Non capisco perché la tipa se l’è presa proprio con loro: “Alzatevi immediatamente, voi state mancando di rispetto a me e a tutti quelli che abitano in questa città e pagano le tasse. Vergognatevi, alzatevi immediatamente o chiamo la polizia. Subito! Via!” Parla così, per ordini secchi senza possibilità di discussione. Mi chiedo se dopo di loro ha intenzione di far alzare tutti gli altri, novella Don Chisciotte delle barene. Il padre cerca di reagire, coglie la parola “polizia” ma non riesce a capire perché. Ripete in inglese e con tono pacato: “ma che vuole?, non capisco signora, mi spiega cosa sta succedendo?”. La vecchia prosegue imperterrita la sua litania di comandi: “andateve immediatamente, vergognatevi, in questa città ci sono dei bambini!”.
Improvvisamente capisco: la ragazza ha un vestito corto e le gambe nude. La corazzata beghina contro quelle combatte: un paio di gambe di una sana ventenne seduta a prendere il sole. La ragazza si sente aggredita e scoppia a piangere, continuando a non capire. Il padre allora taglia corto, si alza e la porta via.
Né io né gli altri che con me hanno assistito alla scena siamo intervenuti, per un semplice motivo: la vessillifera della pubblica morale non ci avrebbe messo un attimo a chiamare vigili o polizia che da quelle parti stazionano in abbondanza e anche se tutto sarebbe finito sicuramente in niente, la farsa chissà di quanto sarebbe stata prolungata. Però poi non sono riuscito a non avvicinarmi ai due, lui perplesso e lei in lacrime.
“Non preoccupatevi, questa città è piena di vecchie matte”
“Voleva chiamare la polizia? perché?” 
“Per via delle gambe”
“Ma è vietato dalla legge?”
“Si figuri, certo che no. Fatevi una risata, non prendetevela, era solo una vecchia matta”.
E li ho lasciati lì, rinfrancati ma ancora perplessi. Strano paese, avranno pensato: in alto un governo fondato sul bunga-bunga, per strada paladine della buoncostume a fare scenate per un paio di gambe.

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2 risposte a La buoncostume all’assalto

  1. Non è difficile che la stessa paladina della moralità indignata per le gambe ignude difenda poi Berlusconi sostenendo che nel privato si può fare qualsiasi cosa e non dobbiamo essere spiati.

  2. marcoboh ha detto:

    … perché a spiare ci deve pensare solo la vecchia matta, e non la magistratura comunista…

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