Una garbata zuppa riscaldata

L’opera seconda di Gianni Di Gregorio comincia con Gianni, sua madre e l’amico Alfonso, e tutti diamo per scontato che Gianni sia il Giovanni di Pranzo di Ferragosto, con la mamma inconfondibile e l’amico che nell’altro film gli mollava la vecchia genitrice per farsi un weekend con la segretaria. Invece non è così, la storia è un’altra e i personaggi sono diversi ma solo anagraficamente. Di Gregorio deve aver pensato che squadra che vince non si cambia, ma il passo non è stato felice: come Franco e Ciccio negli anni Sessanta, Gianni e sua madre transitano identici a se stessi da un film all’altro, mentre gli altri personaggi restano figurine appena ritagliate. Avulsa dalla profondità e dalla tenerezza di Pranzo di Ferragosto, la garbatezza di questa opera seconda suggerisce poco, se non qualche educato sbadiglio. Se quello era un piccolo, delizioso film questo è, dispiace dirlo, un po’ un filmetto.

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