Heimat

Natale con i tuoi. A Natale si molla la laguna e si scende nella terra d’origine, senza fare Giulio Cesare perché bisogna fermarsi un po’ più a nord del Rubicone.
Il giro in centro è sempre più un mesto inventario di quello che non c’è più e un altrettanto malinconico riepilogo di quello che invece è ancora lì. Per esempio il signore del negozio di fiori che vedevo stamattina dietro la vetrina, esattamente nella stessa posizione in cui lo trovavo tutti i giorni quando passavo di lì per andare a scuola, trenta e passa anni fa. Ci sono cose impagabili: l’autista dell’autobus che quando sali ti dice buongiorno, il profumo della piadina che si cuoce quando passi davanti ai chioschi, la farmacista che riconosci dopo un attimo di panne mnemonica e anche se non l’hai più vista dopo la maturità e anche se non è che fossimo grandi amici all’epoca ci chiacchieri per mezzora davanti al banco.
Però stamattina mi chiedevano se ho nostalgia di questa mia terra d’origine. Di getto ho risposto di no. Poi ripensandoci con calma, perché sono un cerebrale e mi piace andare a fondo delle cose, ho deciso che è veramente così: nessuna nostalgia, la mia vita ormai è altrove.

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Una risposta a Heimat

  1. marcoboh ha detto:

    delle volte penso che tutti, a un certo punto della vita, dovremmo trasferirci da un’altra parte.

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