Comunicazione strettamente personale

Dico a te, forse frugando nella segatura che ti riempie la scatola cranica è possibile rinvenire tre neuroni che messi in collegamento ti permettano di distinguere una a da una b. Forse anche tu ogni tanto, quando c’hai la giornata intellettuale, capiti da queste parti. Io ci spero, perché ho una roba da dirti. Sono quello che ieri pomeriggio alle 14,50, alla fermata ACTV di Piazzale Roma, ha invitato la tua collega addetta al controllo dell’imbarco a posizionare meglio il cartello che avvisa che la linea 1 è stata spostata dal pontile di fronte alla Coop a quello sotto il ponte di Calatrava. Non ci vuole Einstein per capire che chi viene da Piazzale Roma quel cartello non lo nota, e infatti la gente si fa tutta la fondamenta, va alla fermata sbagliata e poi deve tornare indietro. La tua collega non ha nemmeno avuto il tempo di rispondere perché tu, che stavi facendo flanella lì nei paraggi, ti sei intromesso e con fine sagacia e un sorriso da presa per il culo mi hai risposto: basta leggerli i cartelli.
Allora, anello mancante che Darwin ha cercato per tutta la vita, io ieri avevo un appuntamento e non potevo perdere il vaporetto. Però sappi che la tua faccia la conosco. Tante volte ti ho visto manovrare il barcarizzo trattando i passeggeri come una mandria di rompicoglioni; ti ho visto pure girare le spalle senza rispondere a turisti che ti avevano chiesto un’informazione. Ricordati una cosa, stronzetto: se mi succede un’altra volta di avere da te una risposta come quella di ieri, non ci sarà cosa importante da fare che mi tratterrà dal trasformare i tuoi occhi bovini in due violacee e iridescenti melanzane. Ricordatelo, imbecille.

PS del giorno dopo: il cartello è stato girato.

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7 risposte a Comunicazione strettamente personale

  1. alberto ha detto:

    Uomo avvisato…

  2. Mi piaci quando sei così rude: ti chiamerò Scarface…

  3. …ecco, giovane magari no….

  4. Honey,il dr. Freud ti direbbe: leggi bene le parole che hai scritto. Non hai detto “l fratello più giovane di Al Pacino”, hai detto “il fratello giovane”, in termini assoluti non comparativi. Le parole dicono più di quel che vorremmo. Adesso mi tolgo il camice da dr. Freud e indosso quelli della vipera falsa: ma non sembrebbe che l’adolescenza sia passata da molto, sei sempre così fresco, come un bocciolo di rosa tea.

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