Fin che la barca va

Questa non è una città violentata dal turismo, dalla speculazione e dalla ricerca folle e irrazionale del guadagno subito e a ogni costo, no no. Venezia patrimonio dell’umanità, tesoro inestimabile, vanto del mondo intero. Venezia centro del mondo, capitale dell’arte e della cultura, unica e irripetibile. Sono in tanti quelli che si riempiono la bocca di queste fanfaronate, che tromboneggiano sul valore di una tradizione ormai buttata alle ortiche e sostituita con surrogati da cartolina illustrata, che vantano il lustro di una storia plurisecolare che dovrebbe soltanto far vergognare chi oggi ha ridotto la città a una stremata gallina dalle uova d’oro. Tutti, dai vertici della politica e dell’amministrazione degli ultimi decenni fino all’ultimo dei tassisti-nababbi, dei bottegai di cianfrusaglie o degli intromettitori in perenne attesa di gonzi da spennare.
Uno degli aspetti più scandalosi della vampirizzazione di Venezia è quello delle navi da crociera:

Da marzo a novembre Venezia è invasa da queste città galleggianti, che non solo riversano migliaia e migliaia di persone in una situazione già abbondantemente intasata, ma che la percorrono in tutta la sua lunghezza, dalle bocche di porto del Lido fino alla stazione marittima, per offrire ai passeggeri il brivido indimenticabile dell’arrivo davanti a San Marco.
Nei fine settimana d’estate arrivano e sostano in città fino a sei navi come questa contemporaneamente: tre ormeggiano alla stazione marittima, due a San Basilio e una in riva dei Sette Martiri. Tutte arrivano dalle bocche di porto di San Nicolò, passano davanti a San Marco e risalgono il canale della Giudecca. Qui entrano in stazione marittima oppure si girano e tornano giù agli altri ormeggi. Un po’ di anni fa una nave si girò in pieno Bacino di San Marco, davanti alla piazza e all’isola di San Giorgio. Successe il putiferio e si accorsero solo allora che quel punto risultava ancora utilizzabile, come nell’Ottocento, per quel tipo di operazione. Periodicamente si levano gli allarmi per i danni che il passaggio di questi carrozzoni arreca alle rive e agli edifici. Sono lettera morta e, anzi, i teorici della Venezia gallina dalle uova d’oro auspicano aumenti del traffico e potenziamento delle strutture. Quando la domenica pomeriggio i pachidermi se ne vanno e passano in fila indiana verso il mare aperto, la gente sulla riva guarda attonita e scrolla la testa.

Ma è solo vivendo nelle zone prossime agli ormeggi che ci si rende conto fino in fondo della violenza che le navi esercitano sulla città. Ogni tanto provo ad immaginarmi cosa dev’essere aprire le finestre e trovarsi a pochi metri un’intera città semovente e sentire giorno e notte il rombo sotterraneo dei motori e dei generatori di corrente. Di spostare la stazione marittima nel porto industriale ampiamente dismesso di Marghera non si parla nemmeno, così come di far entrare le navi dalle bocche di Malamocco facendole passare dietro la Giudecca. E le foto dei croceristi? Questi hanno pagato per vedere San Marco dal salone delle feste, le compagnie sganciano fior di quattrini per passare di lì e di lì si passa. Il ricatto è sempre lo stesso: la città ha bisogno di soldi, se questo porta soldi allora va bene.
Era il refrain del nostro sindaco-filosofo, quello che, dicevano, se avesse potuto avrebbe imbottigliato e venduto anche l’acqua del Canal Grande. Dinanzi alla filosofia, cedo. Venghino signori, il grande luna-park non chiude mai.

 

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5 risposte a Fin che la barca va

  1. marcoboh ha detto:

    è un po’ come costruire un palazzone di cinquanta piani davanti al colosseo. e la scusa che poi se ne vanno via non regge: anche perché andata via una, ne arriva subito un’altra.
    ma si vede che questo mondo teso solamente al profitto non scandalizza più quasi nessuno. me, però, sì.

  2. Le foto sono impressionanti.

  3. Pingback: Requiem aeternam « winckelmann in venedig

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