La cornacchia mattutina

Una volta prendevo il vaporetto alle sette e mezza. Poi cominciai a trovarci la cornacchia, tutte le mattine, e a un certo momento decisi che avevo due possibilità: ucciderla o cambiare. Optai per la seconda e anticipai, non senza lacrime e sangue, al 62 delle sette e dieci.
La cornacchia è moglie e madre di famiglia. Infatti sul vaporetto ci trovavo lei, il marito e le due bambine. Lei è una tipa piccolina, sempre un po’ tiratina perchè, penso, fa un lavoro che le richiede una certa cura nell’apparire. Gonnella grigia, tacchetto giusto, camicetta. Però, sarà che di faccia è precisa spiaccicata alla Monica che stava di fronte a casa mia quand’ero piccolo e che era una scout, a me la cornacchia ha da sempre dato l’impressione di essere una di parrocchia, che canta alla messa con le chitarre e che ha conosciuto il marito al catechismo, che non lo fa per piacer suo ma per far piacere a dio e che, anzi, l’han fatto due volte in tutto. Infatti hanno due figlie.
Ora, io la mattina alle sette sono un po’ suscettibile. Già l’idea di inserirmi in un mezzo affollato per andare ad espletare un dovere professionale di cui mi frega sempre meno mi rende nervoso. Inserirmi nel mezzo e trovarci la cornacchia che con voce gradevole come un gessetto nuovo sulla lavagna intratteneva i mostriciattoli trattandoli come fossero il sole attorno a cui gira l’universo, mi risultava del tutto insopportabile. A volte le metteva sedute sui gradini del motoscafo per dar loro la colazione; altre volte le intratteneva (ci intratteneva, purtroppo) con fiabe, filastrocche, deliziose canzoncine ogni nota delle quali era come una scarica elettrica per ogni mia cellula cerebrale. Perchè la cornacchia non si chiama così per caso: essa non parla, gracchia con registro sopranile. Resisteteci voi, alle sette della mattina.
Il marito, che secondo me ha staccato i collegamenti dopo la famosa seconda volta che l’han fatto, non l’ho mai sentito parlare. Sorrideva e si illuminava ogni volta che uno dei due mostriciattoli apriva bocca e si guardava attorno con l’aria di chi tacendo dice: “ah che roba! non è incredibile? ah che geni! ah che soddisfazione!”.
Così, dopo mesi di stress decisi che la sanità mentale valeva bene un anticipo della sveglia. A parte la prof delle frappe, che se uno si mette a distanza di sicurezza non la sente, il motoscafo delle sette e dieci è ragionevolmente meno affollato e deliziosamente silenzioso. Sarà che a quell’ora siamo più o meno tutti in coma vegetativo.
Solo che una mattina assieme col vaporetto sono arrivati anche loro, la cornacchia e i suoi. Ho pensato di buttarmi a mare e chiuderla lì, ma per fortuna non l’ho fatto perchè poi nei giorni successivi non sono più riapparsi. Saranno tornati al loro vaporetto solito, o forse li ha uccisi qualcun altro ancora più instabile di me.

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4 risposte a La cornacchia mattutina

  1. Stefi ha detto:

    Ma quanto fortunati siete voi veneziani ad avere i vaporetti, questi splendidi crogioli di varia umanità? Bellissimo questo post.
    Stefi

  2. Forse il marito ha staccato i collegamenti anche prima e adempiva ai doveri del talamo coniugale pensando ad altre… sperando soprattutto che la cornacchia non gemesse..ops, pardon, gracchiasse di piacere.

  3. marcoboh ha detto:

    certo che se vale 20 minuti di sonno mattutino dev’essere bella tosta 🙂

  4. marcoboh ha detto:

    @ stefi: i vaporetti in effetti non sono come i mezzi pubblici di qualunque altra città. lì a venezia non hai alternative (a parte pagare un occhio della testa): e perciò ci vedi di tutto. non come a roma dove ormai i mezzi li prendiamo quasi solo più io e gli extracomunitari.

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