Pendolari della spiaggia

Di sicuro marcoboh non lo sapeva, parlando di Idrolitina, di andare attorno a una delle mie più suggestive madeleine. E così ho rivisto quello che allora era il tinello di casa mia e ho rivissuto l’ora indimenticabile del ritorno a casa dalla spiaggia nelle torride e lunghissime giornate d’estate di quando ero piccolo, le tapparelle abbassate per tenere la stanza fresca, la mamma in vestaglia nel cucinino che prepara il pranzo e va e viene per apparecchiare e io, figlio maggiore, deputato alla realizzazione dell’Idrolitina. Figlio maggiore non ancora decenne: nel 1970 infatti i miei comprarono una casa al mare e da quel momento la vita cambiò. Non più la spiaggia vissuta da pendolari quotidiani ma il trasferimento alla fine della scuola e il ritorno a casa a settembre inoltrato. Ché allora, per chi non lo sa, la scuola ricominciava il primo ottobre.
Fino al 1969, dunque, noi facemmo con la spiaggia vita da pendolari, possibile perchè tutto sommato si abitava a una ventina di chilometri appena dal mare. La sveglia era all’alba, niente colazione e subito si partiva in sei: mia mamma, mio padre, noi tre fratelli e mia cugina ragazzina che abitava nella casa a fianco. Montavamo sul milletrè fumo di Londra con la mamma al volante, passavamo alla clinica dove mio padre lavorava e lo lasciavamo lì e poi proseguivamo per Cesenatico.
Niente colazione, ho detto. E sì, perchè appena arrivati ci aspettava, me e mio fratello, il bagnino per farci scuola di nuoto. E quindi, dovendo entrare in acqua alle otto e mezzo-nove non potevamo certo arrivare a pancia piena. Non ho ricordi precisi ma dubito di essere stato entusiasta di questa invenzione di mia madre, se non fosse che quello che mi aspettava all’uscita dal bagno antelucano era una specie di paradiso in terra: un pezzo di spianata (versione romagnola della pizza genovese, con la superficie cosparsa di sale grosso e rosmarino) farcito di mortadella. Mia madre ha ancora una foto nella quale mi si vede, seduto sullo sdraio sotto l’ombrellone avvolto in un telo da bagno, sorridere soddisfatto all’obiettivo brandendo la mia spianata con la mortadella, fine ultimo di ogni mio possibile desiderio.
In realtà non ho molti ricordi della vita di spiaggia di allora: l’azzurro casotto del bagno Adriatico con la bagnina che a me pareva una negra centenaria scolpita in un tronco di legno, il fotografo che girava con un leoncino e quello che trascinava una specie di isoletta galleggiante con una palma, una signora a piedi nudi con camice e cuffia bianchi che passava fra gli ombrelloni reggendo una grande cesta di vimini piena di bomboloni e – meraviglia delle meraviglie, purtroppo a noi il più delle volte negata – pizze fritte.
Essendo arrivati presto, si andava via presto perchè il pranzo, che allora era una cosa seria, si faceva a casa: col milletrè tornavamo alla clinica, io scendevo e andavo in ufficio a chiedere alla signora Emma di far dire a mio padre che eravamo tornati, poi si doveva aspettare che lui finisse quello che stava facendo e infine si tornava tutti a casa, dove io assumevo il ruolo di Idrolitina-boy. Per anni sono stato convinto che la spiaggia esistesse solo di mattina. Solo un giorno che mio padre, evidentemente libero dal lavoro, portò me e mio fratello a fare un giro nel pomeriggio, scoprii che là la vita continuava anche dopo pranzo, coi leoncini, la bagnina di legno e la signora delle pizze fritte. Non la presi bene.

PS: la foto l’ho presa qui.

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9 risposte a Pendolari della spiaggia

  1. marcoboh ha detto:

    ah, no, la foto vogliamo quella con la spianata e mortadella!
    insomma, l’idrolitina (o viscì che dir si voglia) ci accomuna un po’ tutti: anche se a casa mia si usò per poco, che dicevano che faceva gonfiare lo stomaco.
    oggetto, a maggior ragione, del desiderio.

  2. Quando Winckelmann posterà la foto con la spianata, realizzaremo il perchè del nome di tale merenda: ha la stessa estensione della spianata delle moschee a Gerusalemme e contiene un’intera mortadella…

  3. Isidoro ha detto:

    Ma come eravate evoluti….. Noi andavamo al mare con mamma rigorosamente la mattina, ovvio, ma ombrelloni e sdraio dovevmo potarceli da casa. La spiaggia era selvaggia e disabitata, per metà occupata dalle alghe. Figuriamoci se c’era il bagnino. Solamente qualche anno dopo sorse una squallida baracchina con tettoia dove vendevano ghiaccioli e bibite gassate e si poteva giocare a bliardino, che i miei chiamavano ancora autarchicamente calciobalilla. Ci sono tornato di recente: là dove c’era l’erba ora c’è una città…..

  4. Gan ha detto:

    Non la ricordo con Veronelli, ma con l’avvocato-gastronomo Goria, un signore dall’aspetto paffuto e serafico , un Gianni Brera della gastronomia. Dettava ricette meravigliose, che in casa ci affanavamo a trascrivere sul notes in tempo reale. Aveva l’angelico candore dei mistici; anche l’esuberante Ave doveva sottostarci.

    • winckelmann ha detto:

      E quando scendeva la scala vestita da farfalla coi boys di qua e di là? E quando cantava “La ciaccona della pastorella” o “Perchè la donna ciccia / profuma di salsiccia”? Non era unica?

      • Gan ha detto:

        Che poi Ave profumava di vincisgrassi, di coniglio in porchetta e di lonzino di fichi, più che di salsiccia. Fu un trauma terribile per me, quando seppi che non sapeva cucinare.

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