La mattacchiona del Walhalla

La battuta è famosa quasi come chi se l’è inventata: “Per cantare bene Wagner, quello che serve è un buon paio di scarpe comode”. In effetti con lui c’è da stare parecchio in piedi; per il resto praticamente nulla dava problemi a Birgit Nilsson, che governava un impressionante fiume di voce senza un affanno, una disuguaglianza, un acuto che non fosse una lama di luce. Su di lei se ne raccontano tante: cantava Brunnhilde con Karajan, lamentandosi perchè il palcoscenico era talmente buio che non riusciva a vederlo. Karajan, che era regista mediocre tanto quanto era grande come direttore, le diceva di stare tranquilla e di cantare, che ci avrebbe pensato lui a seguirla. Ma la Nilsson si presentò in scena alla generale con un elmetto da minatore, con la pila sulla fronte. Pare che quella volta persino Karajan abbia riso.
Si dice anche che la prima cosa che faceva appena finita ogni recita fosse di bersi un boccale di birra ghiacciata, che le veniva porto subito dietro le quinte. A Mannheim, dopo un Crepuscolo degli dei, questa usanza le fu particolarmente utile: non bevve la birra ma se la rovesciò addosso e mascherò così l’imbarazzante incidente che le era occorso per lo spavento di vedere il suo Sigfrido, Wolfgang Windgassen, essere sul punto di sfracellarsi al suolo per un cedimento della scenografia.
Io l’ho sentita credo nei primissimi anni Ottanta, quando era una matura signora ormai al termine della sua carriera di palcoscenico. Non eravamo a Vienna, nè alla Scala nè a Londra o al Metropolitan, ma alla Cà del Liscio di Ravenna, che qualche originale si era pensato di utilizzare anche per concerti di musica classica. Nella sala dove abitualmente si ballavano polke e mazurke c’era una pedana su cui era disposta l’orchestra, mentre il pubblico, non potendosi fare altrimenti, era distribuito tutt’intorno sui divanetti rotondi coi tavolini nel mezzo, e ti aspettavi che ad ogni momento arrivasse un cameriere a portarti un’aranciata amara o un chinotto.
Sono sicuro che una situazione del genere non le era mai capitata nella vita, e non ho dubbi che la cosa l’abbia fatta morire dal ridere. Entrò, con una tunica color argento e il più impressionante davanzale che abbia mai visto. A punta, dritto e sodo come fosse una fusione di ghisa. Attaccò Dich teure Halle e, giuro – che diventassimo tutti ciechi se mento, sentii il colpo d’aria di quella massa di suono che ci investiva. Una delle sensazioni musicali più impressionanti della mia vita. Alla fine del concerto era fresca come una rosa; come minimo si sarà fatta, assieme alla birra, un paio di piadine col prosciutto.

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3 risposte a La mattacchiona del Walhalla

  1. Rosa ha detto:

    Da come la descrivi la signora s’è conquistata tutta la mia simpatia. Dio solo sa quanto approvo la sua passione per una bella birra ghiacciata dopo delle grandi fatiche 🙂

    Sul seno a punta, credo che avesse una predilezione per quei bei reggisenoni anni 50-60 che qualche azienda produce ancora adesso, ma che oramai sono graziosamente demodè.
    Qualche signora attempata però li porta, conferiscono un aspetto piuttosto impressionante, soprattutto a chi, come la signora, possiede un sostanzioso davanzale 😀

  2. Ah, la Birgit. Ho sempre trovato una curiosa analogia tra lo svettare del suo seno e lo svettare della sua voce. Prendendo a prestito una battuta da un film demenziale anni ’80 (Top Secret) con cui la protagonista spiegava il significato in tedesco del suo nome (Hillary, colei le cui tette sfidano la forza di gravità), potrei dire che nel caso della Nilsson sia le tette che la voce sfidano la forza di gravità.
    Comunque, dopo le terribili cose che osasti dire sulla sua Elektra, paragonandola a quella della scalcinata di Mannheim, meriteresti che ti chiudessero il blog..:-)

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