Professoresse

Questi giorni sono un po’ segnati da ritorni di memorie: qui e qui, per dire, si confessano segrete adolescenziali perversioni geografiche, qui si evocano scolastici fantasmi.
Io e la geografia siamo sempre stati estranei l’uno all’altra. Sarà che a scuola quasi non la si faceva, sarà che dopo ho pensato ad altro, sta di fatto che ancora oggi per me Verbania, il Myanmar o la Pomerania sono pure entità fonetiche. Un vero conto in sospeso, però, ce l’ho con la matematica. Dalle medie all’università ho avuto solo professoresse, una più tremenda dell’altra. Forse per questo, quando la mia solitamente comatosa vena letteraria ha avuto un piccolo sussulto ne è venuta fuori una storiella a base di una crudelissima prof.
Che assomigliava parecchio, bisogna dire, a quella delle medie. Piccola e sferica, con la faccia rubizza che poteva in dieci secondi diventare paonazza, era probabilmente molto più giovane di quanto allora ci sembrasse. Portava sempre il grembiule nero, con il giro vita segnato da una vezzosa cintura annodata, lunga probabilmente dai cinque ai sette metri. I capelli raccolti in una crocchia, quando entrava in classe si ostinava ad aprire una sola delle due ante della vecchia porta a mezzi vetri, ma poi per passare doveva mettersi di traverso.
Il grembiule lo portava anche quella del liceo, che aveva i capelli tagliati corti e brizzolati, due gambe che sembravano colonne doriche e un accento romagnolo che la signora Emma Coriandoli, al confronto, sembra una valdostana da otto generazioni. Lei non era cattiva, solo che mi interrogava minimo una volta alla settimana. Minimo: “vieni un po’ te, va là, che non c’hai neanche un voto”. Se ci fosse o ci facesse, ormai, non lo saprò più.
All’università, quella di Analisi 1 aveva occhi di ghiaccio. Il fatto che io abbia passato l’esame al primo colpo resta, con le piramidi d’Egitto, uno degli enigmi che non troveranno mai definitiva spiegazione. Lei non portava grembiule, e uno dei suoi giochetti preferiti era quello di interrompersi a metà di un calcolo alla lavagna, di girarsi verso di noi e chiedere: “adesso come vado avanti?”. E mentre con gli occhi di ghiaccio ci traforava uno ad uno, faceva saltare il gessetto in una mano, in silenzio. Poteva stare così anche due o tre minuti, che sono lunghi. Il povero incosciente che provava a rispondere riceveva di solito un “non avete capito proprio niente. Venga un po’ lei a finire questa equazione”. Consapevole dei miei limiti, non tentai mai di mettermi in mostra in questo modo. Forse anche per questo all’esame ebbe pietà di me. Grazie occhi di ghiaccio, ovunque tu sia.

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6 risposte a Professoresse

  1. marcoboh ha detto:

    toh, io pure tutte professoresse.
    che se dovessi sapere quel poco che so di matematica grazie a loro…

  2. Io ho avuto una passione anche per la matematica, anche se più tardiva, iniziata al liceo, soprattutto gli ultimi due anni. La geometria analitica e la trigonometria mi affascinavano. Avrei voluto che la vita fosse così: una serie di problemi con un’unica soluzione o due se di secondo grado oppure con y soluzioni per x compreso tra z e k. Ovviamente, già allora capii che non è così, che nella vita, per quando ti ci applichi, non ci sono soluzioni univoche.
    Mi inventavo problemi di geometria e anche equazioni: applicavo il procedimento a ritroso, dalla soluzione arrivavo a costruire un testo.
    Dopo la maturità, al termine di un’infelice estate in cui cambiai molte volte idee sulla scelta universitaria, stavo per iscrivermi a matematica ma, fortunatamente, cambiai idea all’ultimo momento.

    • marcoboh ha detto:

      io invece, nonostante avessi fatto il classico, dopo pochi mesi di architettura mi pentii e sarei voluto passare a matematica. tragici eventi familiari mi fermarono: ma il dubbio mi è sempre rimasto.

  3. Rosa ha detto:

    Anche io professoresse, tutte, tranne il prof che ho citato “fotograficamente” in un post poco tempo fa.
    Ne ho cambiate un’infinità, una all’anno alle superiori, ma lui era proprio unico 😀
    Innamorato della matematica, irresistibile accento pugliese, con dellr uscite tra il comico e il cinico, una frase fra tutte, dopo le interrogazioni più deludenti: “La matematica è un treno, lei signorina evidentemente l’ha perso” 😀

  4. Isidoro ha detto:

    Il fatto che io abbia passato l’esame al primo colpo resta, con le piramidi d’Egitto, uno degli enigmi che non troveranno mai definitiva spiegazione.

    Io invece me lo spiego benissimo.
    Immagino il colloquio tra i membri della commissione:
    – Va bene, allora gli diciamo di ripassare?
    – Ma che, sei matto? Li conosco quelli come lui: si ripresentano due, tre, quattro volte, ed e’ sempre la stessa storia. Non c’e’ niente da fare, sono negati. Suvvia, diamogli un bel voto, per l’impegno, che poi magari lo rifiuta e ce lo dobbiamo sorbire di nuovo.
    😉

  5. Pingback: Il Paraguay « Vorreispiegarviohdio

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