La mala Pasqua

Si racconta che Zinka Milanov, per trent’anni primadonna assoluta del vecchio Metropolitan, nel duetto della Cavalleria Rusticana cadesse a terra esattamente diciassette volte. Non una di più, non una di meno. “A te la mala Pasqua spergiuro!” grida la tradita Santuzza al fedifrago Turiddu prima di accasciarsi sui gradini della chiesa. E una pessima Pasqua sarà quella dell’incauto amante della bella e mignotta Lola, prima di sera fatto fuori in duello rusticano dal cornuto di lei marito compar Alfio, carrettiere.
Da bambino mi portarono a vedere la Cavalleria all’Arena di Verona e io, che avevo studiato, la cosa che aspettavo più di tutte era proprio l’urlo selvaggio di Santuzza. Qui ce n’è per tutti i gusti: da quello con le braccia al cielo della pettinatissima Simionato a quello sbracato, da battona degli angiporti, della Obratzsova fino a quello educato e tutto cantato della Waltraud Meier, costretta al feticismo della partitura dall’iperfilologo Riccardo Muti, che pretenderebbe l’edizione critica anche se dovesse far cantare “Fra Martino campanaro” ai bambini della parrocchia.
Mi sarebbe piaciuto assistere a un impossibile incontro fra la diva Zinka sul palco, col suo repertorio di diciassette cadute, e il divo Muti sul podio, col suo “si fa solo quello che è scritto”. Io credo che avrebbe vinto la Zinka. Una volta le primedonne avevano le palle. Buona Pasqua.

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Una risposta a La mala Pasqua

  1. Credo anche io che sarebbe andata a finire così: basta ascoltare l’incisione discografica di Muti con la Caballè (altra primadonna che quando decideva di fare una cosa o la faceva o se ne andava; e quanto a buon gusto, a volte aveva delle cadute proporzionate alle sue dimensioni). La Mala Pasqua della Catalana in quell’edizione discografica è una delle più volgari e becere mai ascoltate.

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