Il valore delle cose

Certo che, pensavo raccontando la storia del clarinetto, quanto più grande sarebbe il valore di ogni cosa se potessimo conoscere tutta la storia, grande e piccola, che sta dietro a ciascuna. Della strafanteria che riempie i primi piani della mia libreria io conosco i motivi che l’hanno portata lì: niente di quello che c’è deve soltanto fare soprammobile. Ciascun oggetto porta il ricordo di chi me l’ha dato, oppure del giorno che l’ho comprato, e dove, e con chi. Eppure, mentre gli anni passano già nella mia povera testa stordita le storie delle mie cose cominciano ad appannarsi, a confondersi. Ed è inevitabile pensare che con me finiranno, e gli oggetti cesseranno di essere oggetti che valgono per quella storia che li fa importanti ai miei occhi e torneranno a essere semplici cose. Magari in quel momento, piccoli niente privi di valore, finiranno buttate o distrutte, oppure si salveranno, andranno in mano di qualcun altro e ricominceranno ad accumulare in sè nuova storia e nuovo valore. E poi tutto ripiomberà daccapo nel nulla.
Non so dove voglio arrivare con questo discorso. Forse è solo ora di andare a letto.

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2 risposte a Il valore delle cose

  1. Le riflessioni e le sensazioni che descrivi nel tuo post sono in me molto acute, soprattutto in questo priodo (uno dei motivi per cui ho aperto il blog). Questo senso che tutto finisce con noi, a volte anche prima di noi perchè come dici col tempo le cose si confondo, si sbiadiscono, si cancellano, è spesso difficile da discriminare da quello dell’inutilità del tutto. Dal riuscirci dipende la nostra possibilità di stare a galla della vita. Ogni volta che mi è capitato di svuotare una casa di una persona morta, queste riflessioni erano particolarmente dolorose: mentre si faceva la cernita degli oggetti da tenere, nel momento che si decideva di buttare qualcosa una picocla fitta al cuore mi diceva che magari quell’oggetto era stato carissimo alla persona morta, che dietro c’era una piccola storia, ora per sempre cancellata.

  2. marcoboh ha detto:

    gli oggetti in realtà “sono noi”: il senso lo hanno per noi, quel senso specifico e singolare che acquistano ai nostri occhi. è normale che quando noi non ci saremo più torneranno ad essere “cose”. a maggior ragione per non averli condivisi con una discendenza, con dei figli a cui insegnarne il senso, e per i quali acquisterebbero un senso diverso, il “loro”: comunque senza diventare cose.
    ma ahimè…

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