L’uovo di Calatrava

Lo sconfortante scritto di marcoboh sulla linea c della metropolitana di Roma mi ha ulteriormente confermato la certezza che siamo nel paese del navigare a vista e che nonostante anche il biavarol si diletti ormai di project management, nessuno qui da noi sa veramente cosa sia e a cosa serva. Si sa che se Atene piange, Sparta non ride e infatti anche qui in laguna gli esempi di pochezza manageriale nella gestione dei grandi progetti sono numerosi. Uno dei più tragicamente comici è quello del ponte di Calatrava – pardon, ponte della Costituzione, sennò Cacciari si incazza. Sorvolo sui circa dieci anni che ci sono voluti a farlo, le innumerevoli dilazioni nei tempi e la lievitazione dei costi. Sorvolerei anche sulle cappelle progettuali, ma come faccio a tacere dei gradini di vetro che già si spaccano coi movimenti della struttura, dell’illuminazione dal basso che è stata utilizzata per due giorni e poi spenta perchè abbagliava e rendeva invisibili le alzate, della forma stessa dei gradini, che ti costringe a fare salita e discesa con gli occhi incollati a terra per non sfracellarti al suolo? Nelle prime settimane dopo l’apertura, i giornali locali pubblicavano ogni mattina la lista dei fratturati del giorno prima, neanche fossimo in tempo di guerra.
Dopo l’apertura, avvenuta alla chetichella una sera di agosto dell’anno scorso – almeno si sono resi conto che non c’era proprio niente da festeggiare, ci fu comunicato che per salvaguardare l’integrità del capolavoro architettonico era fatto divieto di accedere al ponte con carrelli di qualunque tipo. A parte che il carrello è, a Venezia, l’unico mezzo possibile di trasporto merci pedonale, un divieto del genere messo su un ponte che collega terminal automobilistico e terminal ferroviario fa precipitare di colpo il coefficiente di utilità del ponte stesso. I vigili urbani messi a fare da portinai al manufatto impedivano infatti l’accesso al ponte anche a chi arrivava con un banale trolley o un carrellino da spesa. Tutto è durato qualche giorno, poi naturalmente i vigili sono spariti e oggi trolley e carrelli vanno tranquillamente su e giù per i terribili gradini, già graziosamente impiastricciati di centinaia di neri chewing-gum spiaccicati.
Poi ci fu la rivolta dei bottegai – pardon, dei commercianti. Realizzato nella posizione in cui si trova, il ponte di Calatrava ha immediatamente modificato i percorsi pedonali, creando un asse che unisce direttamente piazzale Roma alla stazione e a Strada Nova e prosegue fino a Rialto. E’ successo, quindi, che i venditori di carabattole dislocati nell’area che un tempo era di passaggio e oggi è tagliata fuori hanno iniziato le lamentazioni, le minacce di chiusura e le solite geremiadi che i commercianti fanno ogni volta che qualcosa cambia. Così l’amministrazione ha approntato una graziosa segnaletica che instrada l’ignaro turista (perchè il locale gli fa una pernacchia e va dove vuole lui) sui vecchi percorsi. Tanto lui ha tempo da perdere, può fare anche la strada più lunga e vedersi un po’ di carabattole.
Ma la storia più bella è quella dell’uovo. Allora, passo indietro: nei lunghi anni della realizzazione ci fu una dura presa di posizione di non so quale associazione, perchè nella progettazione del ponte non si era tenuto conto della necessità di eliminare le barriere architettoniche. Che è di per sè una cosa grave, giustificabile qui dal fatto che ai piedi del ponte parte un vaporetto che ha la fermata successiva sull’altro lato e che quindi può fungere agevolmente come mezzo sostitutivo per tutti quelli che non possono accedere al ponte stesso. Però no, la questione è di principio e così si chiese una modifica al progetto. I dettagli non me li ricordo più, sta di fatto che alla fine si decise di fare un uovo-montacarichi che, appeso esternamente al ponte, possa trasportare le persone di qua e di là del canale. Ad agosto del 2008 si inaugurò quindi il ponte senza uovo, lo si lasciò qualche giorno a disposizione per le fotografie e poi si fecero le impalcature su tutta la fiancata sinistra per realizzare la struttura. Dopo quasi un anno e mezzo, le impalcature sono ancora lì, la fiancata del ponte è stata riempita di sostegni pitturati di rosso ma l’uovo non si vede, e non si sa quando si vedrà. In compenso si sa cosa succederà quando (e se) arriverà: per passare da una riva all’altra l’uovo impiegherà 12 minuti. Questo significa che un signore in carrozzella che deve andare in stazione e trova l’uovo sull’altro lato deve chiamarlo, aspettare 12′ perchè arrivi, mettercisi dentro come Mork che viene da Ork e farsi 12′ sospeso nel vuoto. In totale 24 minuti e un serio rischio di infarto. Nella peggiore delle ipotesi, col vaporetto ci metterebbe la metà del tempo e avrebbe il cuore molto più al sicuro.
Adesso, non paghi dei penosi risultati di questa storia, non paghi di quello che sta succedendo col tram di Mestre, altro cantiere infinito le cui decisioni vengono prese di cinque minuti in cinque minuti, si sono messi in testa di buttar via il ponte dell’Accademia e di rifarlo. Cercano qualcuno che ci metta i soldi perchè qui, bambole, non c’è una lira.

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9 risposte a L’uovo di Calatrava

  1. marcoboh ha detto:

    già, il cosiddetto “tram”: che dopo centocinquant’anni di collaudata esperienza tranviaria si sia scelto un “coso” che combina gli svantaggi dell’autobus (sobbalzi, gomme che si forano, ecc ecc) con quelli del tram (la guida vincolata, che sarebbe un vantaggio in sé, ma bisogna saperla gestire), con in più il fatto che i “cosi” li produce una sola azienda al mondo (e ha brevettato il sistema, come a dire: niente gare, ti tengo in pugno per sempre), è, a scelta, o una follia, o un imbroglio. fate voi.

  2. giovanni ha detto:

    L’uovo non è di calatrava,
    è passato talmente tanto tempo per l’ovovia che non si capisce molto… posso dire con certezza che in origine erano 4 minuti per fare una corsa, poi era troppo veloce e sono aumentati un pochino, ora uno fa in tempo a fare un picnic. chi si occupa di questo nella pubblica amministrazione, ha molto a cuore che chi lo usa socializzi, che cammini scalzo per non rovinarlo, sono tollerati i calzini con le gommine sotto (tipo quelli per i bambini), niente valigie o persone troppo robuste, niente tacchi ecc. forse le persone preposte e che hanno poteri decisionali sono più bravi in PR e scienze umanitarie che nei fatti? il nuovo progetto, ossia il primo progetto estremamente semplificato, di fatto la salvaguardia non lo ha approvato, quando il primo si…. che combinano da quelle parti? non si potrebbe sentire in una conferenza stampa con chi oggi se ne occupa, l’ideatore e la P-M-P ovvero la ditta che aveva costruito i pezzi che si sono visti in fotografia ormai anni fa assieme ai responsabili dell’amministrazione, per sentire una volta per tutte e sopratutto, tutti assieme che ne pensano? poi quella enorme quantità di sostegni saldati che hanno riempito un lato del ponte, alla fine non sarà la quantità di saldature che creano delle tensioni e che fanno rompere i gradini? qualcuno lo ha già scritto. di certo tutti quei supporti (sembrerebbero un numero esagerato per una cabina in carbonio…) certamente hanno contribuito ad appesantire enormemente il ponte e sempre da un lato e … (come conosce qualsiasi fabbro) tutte quelle saldature per fissare i supporti, creano delle enormi tensioni le quali obbligano il ponte a deformarsi… di questo sono certo che saranno state fatte tutte le prove del caso, ma nessuno le ha viste, prima o poi arriveranno, si spera

  3. lavecchiaMarple ha detto:

    Che dire, se altrove ho fatto gli auguri per una specifica ricorrenza, qui da “padovano” li faccio per il tram…. Se il modello delle vetture sarà lo stesso che abbiamo qui a Padova, avrete grossi problemi nelle ore di punta: ha una struttura che rende praticamente impossibile i movimenti di entrata/uscita quando è affollato.
    Sul ponte di Calatrava, concordo e aggiungo che anch’io, la prima volta che l’ho attraversato, ho rischiato di rimetterci l’osso del collo, perchè l’illusione ottica creata dai profili dei gradini è micidiale.

  4. marcoboh ha detto:

    il quasitram di mestre sarà più lungo di quello di padova, con un modulo in più: per il resto, uguale uguale. io non l’ho provato, e ne ho sentito dire molto bene e molto male: la media dei giudizi è quindi intorno a un valore medio 🙂
    i gradini trasparenti li ho visti in certi negozi un po’ modaioli: dopo poco si erano già graffiati, mi figuro cosa potrà accadere sul ponte 😦

  5. giovanni parise ha detto:

    ho realizzato gli ausili di bordo sullo spirito di stella e anche l’ovetto sul ponte di calatrava, per contro voglio darvi una notizia: a breve uscirà un catamarano, a mia firma, sui 18 piedi totalmente gestibile da una persona in carrozzella, dal molo alla coperta e sotto la linea di galleggiamento per permettere a chi ha problemi motori di fare il bagno, sempre in assoluta autonomia, anche la guida, volendo, può essere fatta direttamente dalla carr. ottimo per venezia, ampi spazi a bordo, poche onde… forse costa meno di tutti gli orpelli
    questo scafo sarà carrellabile e si guiderà senza patente, consevando la linea di un normale catamarano, dovrebbe entrare in produzione prima dell’estate.
    speriamo di avere fatto un’altro passo avanti nell’autonomia

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