Molto ma molto particolare

01331Se la tivvù bisogna buttarla, la radio è da ascoltare con un orecchio solo. Anzi con mezz’orecchio, perchè a prestare troppa attenzione a quello che vi si dice c’è da farsi cadere le braccia (per non dire d’altro).
Stamattina cucinavo e per essere in tema ascoltavo, su Radio24, “Il gastronauta”, trasmissione condotta da un tutto sommato simpatico Davide Paolini. Il quale, però, ha la pessima abitudine di accompagnare ogni aggettivo che utilizza con il rafforzativo “molto” o, peggio ancora, con la variante che io trovo intollerabile “molto ma molto”. Nulla è giallo, carino, buono o delizioso. Tutto è invece molto giallo, molto carino, molto buono e molto ma molto delizioso. Ma soprattutto, e io qui mi altero, tutto è particolare. Ora, se c’è un termine il cui abuso me le fa girare a mille è proprio particolare. Non credo ci sia bisogno di essere filosofi per intuire che se tutto è particolare nulla più è particolare. Eppure no, possiamo disporre della ricchezza lessicale infinita di una delle lingue più belle dell’universo e non sappiamo andare più in là di particolare.
Tutto questo per dire che, irritato dal gorgogliare ininterrotto dei molto e dei particolare, ho cominciato a prestare troppa attenzione a quello che Paolini e i suoi ospiti dicevano. A un certo punto, incredulo, ho preso carta e penna e ho cominciato ad annotare. Nel giro di pochi minuti sono state pronunciate le seguenti frasi:
– non è sovente da trovare
– è una cosa molto gioiosa di vedere
– questo collo d’oca ripieno è una situazione molto interessante
– un connubio di cotture
A questo punto li ho mandati a quel paese. E il silenzio, quel silenzio, mi ha dato una gioia molto, ma molto particolare.

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2 risposte a Molto ma molto particolare

  1. marcoboh ha detto:

    io a momenti butto anche la radio. intanto da domani, digitale, e la tivvù se ne va.

    • winckelmann ha detto:

      La radio per ora non la butto ma la ascolto sempre meno. Se volessimo prender nota delle scempiaggini dei conduttori di Radio3 ci sarebbero dei volumi da fare, altro che Paolini.

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