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Vietata la topa

14 luglio 2012

Nubi metaforiche e reali si addensano sulla notte del Redentore che sta per iniziare. Torno adesso dalla spesa e ho buttato un occhio in bacino – come si sa, io non partecipo ai generali festeggiamenti. Il tempo non promette, le previsioni danno pioggia e forse anche un temporale in serata e il vento tira già parecchio forte mettendo alla prova gli ancoraggi delle molte barche che già si sono radunate in attesa dei fuochi di stanotte.
Quest’anno la Capitaneria di porto ha comunicato che il divieto, che mi dicono esistere da parecchio, di utilizzare per le feste sull’acqua le barche da lavoro (qui comunemente chiamate tope) sarà fatto rispettare senza deroghe. Questi barconi vengono solitamente noleggiati a gruppi di persone, che li addobbano, ci si riuniscono e ci passano la nottata mangiando e bevendo. I motivi del divieto sono essenzialmente, se ho capito bene, di sicurezza: queste sono barche che servono al trasporto di cose e non di persone.
Non metto becco su questa decisione, che suppongo motivata. Sta di fatto che all’occhiata che ho dato dalla riva mi si sono presentate soltanto barche da altura, motonavi di quelle che caricano le mandrie sulla spiaggia (due di queste travestite da galeone spagnolo, agghiaccianti) in arrivo sicuramente da Jesolo e zone limitrofe, e sontuosi panfili attraccati alla riva a nascondere completamente la vista a chi si sarebbe anche illuso di vedere lo spettacolo da lì.
E’ evidente che anche il Redentore sta prendendo la strada della manifestazione puramente turistica. Un altro pezzo di questa città se ne va, i fuochi saranno sempre più belli ma i veneziani se ne stiano a casa loro.

I fuochi del Redentore

17 luglio 2011

Già ho scritto in che modo solitamente festeggio la notte del Redentore. Quest’anno non mi sono discostato dalla tradizione, però al ritorno in città ho voluto arrischiare un passaggio sulla Riva degli Schiavoni, proprio mentre lo spettacolo dei fuochi stava iniziando. Sarà una mia impressione, magari domattina lo vedremo sul giornale, ma mi pare che la bolgia fosse meno fitta del solito.
I fuochi artificiali, in generale parlando, sono una delle cose più sempre uguali a se stesse che esistano. A me, dopo cinque minuti, mi crolla la soglia dell’interesse e non ne posso più. E così mi sono messo a guardare quelli che guardavano i fuochi, e ho tentato di fare qualche foterella. Naturalmente con la macchinetta tascabile e senza possibilità di appoggio, di notte è quasi impossibile avere risultati decenti. Questo è quello che ho salvato, il meno peggio delle poche decine di scatti che ho fatto. Insomma, lo spettacolo è finito da nemmeno un’ora e già sono qua che pubblico le immagini: si apprezzi almeno la buona volontà!

Per moto contrario

18 luglio 2010

Quando tutti vanno in una direzione, io devo andare in quella opposta. Non so cosa farci: non è nè snobismo nè anticonformismo, ma è proprio che l’idea di farmi trasportare, perché lo fanno tutti, in situazioni di sovraffollamento, di confusione, di calca, mi fa drizzare gli aculei e mi  induce alla fuga. E così oggi pomeriggio, passando per le Fondamente Nove e il rio di Cannaregio ho raggiunto piazzale Roma e da lì Mestre, mentre fiumane di folla sudata e festante si riversavano dagli autobus in arrivo verso la città.
Perchè questa è la notte famosissima, che precede la festa del Redentore. Fino a un’ora fa il bacino di San Marco aveva questo aspetto:

dal pomeriggio del sabato migliaia di barche di tutti i tipi, cariche di gente che urla e beve e balla – e più passano le ore che la testa sta sotto il sole a picco più diventano esagitati e sudati, migliaia di barche arrivano da ogni direzione verso il bacino, per aspettare lo spettacolo di fuochi artificiali (veramente eccezionale, bisogna riconoscerlo) che inizia alle 23,30 e va avanti per 40-45′. Chi non ha una barca si accalca sulle rive, dietro le file dei tavoli dove i veneziani consumano la tradizionale cena all’aperto aspettando i foghi.
E tutti urlano, tutti bevono, tutti si divertono e ballano e cantano e sudano e puzzano e vomitano e litigano e si menano. Per me è troppo, devo scappare. Per fortuna ho chi mi sostiene in questa idiosincrasia, e così la fresca aria condizionata del cinema Dante semideserto ci ha accolto, e poi un ristorante cinese di quelli per cinesi (secondo me è un quartier generale della mafia, ma è meglio non indagare), dove non trovi involtini primavera e flutta flitta ma cetrioli amari saltati con la cipolla e lo zenzero o maiale con la cima salata, fino a cose che mi fanno rabbrividire solo a leggerle sul menù e che non avrei mai il fegato di assaggiare. E’ un posto, come dire, un po’ per gente rotta a quasi tutte le esperienze; non mi azzarderei a portarci qualcuno non completamente consapevole di quello che troverà, però ogni tanto fa piacere andarci.
Sono tornato a piazzale Roma giusto in tempo per il primo sbadabang che apriva lo show pirotecnico, e ho fatto la strada fino a casa scegliendo abilmente fra le strade sconte quelle più sconte di tutte, mentre in cielo si scatenava quello che pareva un bombardamento di guerra e ogni tanto, in uno slargo, si vedevano getti di lapilli rossi bianchi o blu incendiarsi dietro la sagoma scura di qualche palazzo.
Tutto è finito mentre entravo in casa. Gli appiedati tornano adesso lentamente verso casa o verso gli autobus, molti di quelli in barca vanno invece al Lido, perché tradizione vuole che dopo i foghi si vada in spiaggia ad aspettare il sole. Mi no, non ho più l’età. Probabilmente non l’ho mai avuta.


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