Il romanzo che Irene Némirovsky scrisse nel 1940 e che dovette pubblicare anonimo, comincia in una sera d’autunno d’inizio secolo e finisce nella Francia invasa dall’esercito tedesco, proprio là dove prende avvio Suite francese, il monumento letterario che la scrittrice non riuscì a completare.
Appena 218 pagine divise in 30 capitoli assolutamente perfetti, nei quali il racconto delle vicende di una famiglia della ricca borghesia della provincia francese fluisce con la potenza e la plasticità di un grande romanzo epico. Felicità, dolore, le guerre che tutto distruggono e la pervicacia del voler ricostruire, le inflessibili regole della convenienza e il coraggio della ribellione: come ancora più chiaramente emergerà nei due romanzi compiuti di Suite francese, i personaggi della Némirovsky sono nitidissime raffigurazioni di uomini e donne di ogni giorno che nascono, vivono, soffrono e gioiscono nel grande fiume della storia, che tutto porta e ogni tanto tutto travolge. Straordinario.
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I doni della vita
8 settembre 2012Il malinteso
25 giugno 2012Non lo rendessero evidente le date, sarebbe difficile pensare che questo piccolo romanzo sia non solo un’opera prima, ma quella di una ventenne. Che si lascia andare, d’accordo, al racconto di una storia tutta sospesa sul filo del mélo, ma lo fa con un’acutezza e una capacità di introspezione eccezionali. E’ il primo libro della Némirowsky che leggo dopo aver affrontato la splendida biografia di Olivier Philipponat e scorrendo le 184 pagine del racconto immaginavo il lunghissimo lavoro di preparazione, di costruzione dei personaggi e di raccolta e trasfigurazione di elementi autobiografici che sicuramente è stato alla base di questo come di tutti i suoi libri.
Il malinteso del titolo è quello che sulla spiaggia di Hendaye ha fatto innamorare uno dell’altro Yves e Denise: lei è una donna sposata e vagamente annoiata, lui un giovane bello e quasi senza un soldo. Fra la spiagga e lo splendido albergo tutto sembra perfetto: al ritorno a Parigi l’incapacità di comunicare e i rispettivi egoismi hanno la meglio su un amore che sembrava destinato all’eternità.
Irene Némirowsky ritrae con lucidità un fallimento senza veri colpevoli. La madre di Denise, prima incarnazione di quel personaggio che da un romanzo all’altro diventerà sempre più spietato e simile alla sua vera madre, affonda impietosamente, in un rivelatorio dialogo con la figlia, il coltello nella ferita: più dell’amore possono il denaro e l’egoismo, il troppo amore distrugge. “Dare pochissimo e pretendere ancora meno”, questa è l’unica vera lezione della vita.
L’arte della biografia
13 marzo 2012
Può una persona che muore a 39 anni avere una vita sufficiente a riempire una biografia di centinaia di pagine? Irène Némirovsky l’ha avuta. Nata a Kiev, crebbe fra San Pietroburgo, Nizza e Biarritz, fuggì la rivoluzione e transitò in Finlandia e Svezia prima di approdare nella patria d’elezione, Parigi. La Francia la fece scrittrice famosa ma non le concesse mai la cittadinanza e assistette con una impassibilità la cui ferocia lascia sbigottiti alla sua fine: paralizzata dalle leggi razziali e braccata dall’occupante nazista e dal governo collaborazionista, fu costretta all’inattività e alla fuga da Parigi e poi, arrestata, fu uccisa col marito ad Auschwitz.
La storia della messa in salvo delle due figlie bambine e, con loro, della valigia che conteneva il manoscritto del romanzo che ha fatto rinascere la sua popolarità è ormai nota a tutti. Philipponat e Lienhardt hanno avuto accesso a una mole documentaria impressionante, ai taccuini, ai materiali conservati presso gli editori e a quelli dei pochi membri superstiti della famiglia. Il loro sforzo è stato quello non solo di ricostruire la vicenda biografica della Némirovsky ma anche di metterne in luce gli infiniti legami con la sua opera. Nei suoi romanzi e racconti, infatti, sono continuamente trasfusi e rielaborati gli appunti, le annotazioni e le osservazioni sulla vita reale che instancabilmente la scrittrice annotava sui suoi quaderni. Quello che ne esce è un affresco imponente, che rende un quadro preciso e dettagliato della vita culturale parigina degli anni Venti-Trenta e delinea contorni inaspettati del complesso rapporto che legò molta parte degli intellettuali e dell’editoria francesi all’antisemitismo e al nazismo.
L’affare Kurilov
13 maggio 2011
San Pietroburgo, 1903. Un membro dell’organizzazione terroristica che combatte il governo zarista riceve l’incarico di assassinare il ministro dell’Istruzione Kurilov, Il Pescecane che con spietatezza reprime ogni tentativo di protesta studentesca.
Léon M., orfano di rivoluzionari e allevato in Svizzera dal Comitato, assume l’identità di un giovane medico straniero e viene introdotto nella casa estiva del ministro, che a dispetto della sua immagine pubblica di uomo terribile e onnipotente, è in realtà un vecchio gravemente ammalato e smarrito nel constatare la propria progressiva caduta in disgrazia presso la corte. Nei mesi passati uno al fianco dell’altro, Léon M. matura nei suoi confronti un sentimento contrastante, che oscilla fra la compassione per la fragilità e il dolore che a tratti gli si rivelano e l’odio profondo per l’uomo crudele e collerico, simbolo di quello stato nel cui disprezzo Léon è cresciuto.
Qui, come nello strutturalmente assai più complesso Suite francese, i personaggi di Irene Némirovsky sono piccole e limitate cose nel flusso di una Storia che procede tutto travolgendo e tutto annientando. Una Storia che è la somma di infinite storie, ciascuna delle quali racchiude un mondo intero di vicende, complessità e contraddizioni e nella quale, alla fine, non è più possibile trovare un senso. E quello che resta sono solo le parole con le quali il racconto si chiude: La vita è stupida.
Il calore del sangue
28 maggio 2010
Fino a qualche anno fa, di questo romanzo che la Némirovsky scrisse alla fine degli anni Trenta e non fu all’epoca pubblicato, si conosceva solo un dattiloscritto incompleto delle prime pagine. Poi il manoscritto dell’intero testo è stato ritrovato fra le sue carte, e finalmente pubblicato dopo il successo mondiale di Suite francese, il romanzo incompiuto anch’esso ritrovato nella valigia che la scrittrice lasciò alle figlie prima di essere deportata.
Il calore del sangue è quello che sconvolge la vita di uomini e donne, che li porta al tradimento, all’abbandono, all’omicidio mentre sopra di loro, nell’immobile e immutabile routine della vita di questo piccolo paese della provincia francese, nulla deve trasparire di quanto sotto ribolle e distrugge. Tutti sanno, niente si deve sapere.
La Némirovsky abbandona qui le ambientazioni che le sono più usuali e situa il racconto nella cittadina che, crudelmente, è la stessa nella quale pochi anni dopo lei stessa avrebbe cercato rifugio al momento dell’occupazione nazista della Francia e nella quale fu arrestata per essere portata ad Auschwitz. Le due figlie scamparono alla cattura e crebbero sole, conservando per anni i taccuini e manoscritti della madre, che oggi Adelphi sistematicamente ripubblica.






